Vatileaks 2: conti, spese di canonizzazione e affari con le multinazionali

109

A pochi mesi dall’inizio del Giubileo un ennesimo scandalo colpisce la Chiesa: Vatileaks 2.

Si potrebbe dire che sempre più spesso la realtà supera la fantasia e, come già in altre occasioni, il cinema ha lanciato anticipazioni che poi si sono avverate. In questo caso L’ora di religione di Sergio Castellito con protagonista Marco Bellocchio è stato rivelatore della verità.
Nel film viene messo in evidenza proprio il processo di commercializzazione delle canonizzazioni. In quel caso era la famiglia, caduta in disgrazia, ad investire sul processo di santificazione della madre morta, il tutto per ottenere un ritorno economico.

Parte importante dello scandalo Vatileaks 2 che sta sconvolgendo i fedeli riguarda proprio il commercio delle canonizzazioni. Il processo che porta a diventare beato e poi santo è molto lungo e prevede l’esistenza della figura del postulatore: si tratta di una sorta di pubblico ministero che segue la procedura e valuta i miracoli che si asserisce siano stati compiuti dal “candidato” alla santificazione. Per diventare postulatore è necessario superare un corso para-universitario.
I due avvocati laici che seguono i processi di canonizzazione sono Andrea Ambrosi e Silvia Correale. In base a ciò che emerge dai due libri in uscita nei prossimi giorni, “Avarizia” (Feltrinelli) di Emiliano Fittipaldi e “Via Crucis” (Chiarelettere) di Gianluigi Nuzzi, le cause arrivano a costare anche 400.000 euro, di cui 20.000 solo come anticipo per iniziare i lavori. A questi si aggiungono i costi di trasferte e traduzioni in latino degli atti, spese che ovviamente vanno pagate ai due avvocati citati. Le anomalie non finiscono qui perché la tipografia responsabile di stampare in esclusiva i vari atti è della famiglia dello stesso Ambrosi.
Il record dei costi è stato sostenuto per il filosofo Antonio Rosmini, la cui causa di canonizzazione è costata 750.000 euro, di cui circa la metà serviti per la cerimonia di canonizzazione in piazza San Pietro.
Cifre però difficili da quantificare perché quando la COSEA (neo-commissione per la riforma delle finanze voluta da Papa Francesco al suo insediamento) ha chiesto i rendiconti delle spese, il cardinale Angelo Amato che si occupa della Congregazione ha risposto che non esistono certificazioni di tali spese.

La COSEA non tira fuori solo lo scandalo del commercio delle canonizzazioni: uno dei primi atti compiuti è stato il blocco di 409 conti dello IOR, la banca del Vaticano, per un ammontare complessivo di circa 40 milioni di euro. Tra i conti bloccati figura anche quello di una figura storica del Vaticano: padre Georg Gänswein, che è stato dapprima segretario personale di Papa Benedetto XVI e in seguito prefetto della Casa Pontificia. Tra i nomi imbarazzanti nella lista dei conti bloccati figura anche padre Antonio Marrazzo che ha avuto il ruolo di postulatore nella causa di beatificazione di Papa Paolo VI. Dei 409 conti in oggetto solo 113 furono sbloccati nel 2013.

Gli affari non finiscono qui perché nel libro in uscita di Gianluigi Nuzzi viene pubblicata anche una bozza di contratto, abbastanza compromettente, tra il Vaticano e la Philipp Morris, multinazionale delle sigarette. L’accordo tra le parti prevede un impegno, dietro compenso, alla promozione della vendita di sigarette presso un negozio posto all’interno delle mura del Vaticano: trattasi di un vero e proprio “duty free”, cioè un negozio libero da imposte.

Il team di BreakNotizie