Ungheria, distrutti i campi di mais OGM

Ungheria, distrutti i campi di mais OGM

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Per la seconda volta in tre anni, il popolo ungherese appicca il fuoco ai campi dell’azienda Monsanto per evitare che le coltivazioni naturali vengano contaminate dai semi geneticamente modificati usati dal colosso.

Era già successo nel 2014, ma è ricapitato nei giorni scorsi: il popolo ungherese ha nuovamente dato fuoco ai terreni della Monsanto, leader mondiale nella produzione di frutta, ortaggi e verdura per mezzo di semi geneticamente modificati. Stando a quanto reso noto da Lajos Bognar, sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo rurale, oltre mille acri di mais OGM sono stati ridotti in cenere nelle campagne attorno alla città di Budapest. Era questo, per la gente del luogo e per il governo, l’unico modo di frenare l’avanzata incontrollata delle colture non naturali: mandarle in fumo, così come era stato fatto tre anni prima da un gruppo di attivisti particolarmente attenti alle tematiche ambientali che, di punto in bianco, aveva provveduto a distruggere i campi di patate transgeniche.

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La decisione di appiccare il fuoco ai terreni è nata dalla necessità di fare in modo che il polline OGM non contaminasse più le colture naturali del Paese, danneggiandole irreparabilmente. La coltivazione di semi geneticamente modificati in Ungheria, a differenza di molti altri Stati dell’Unione Europea, è peraltro severamente vietata. Ma qui, così come in Perù, molti imprenditori hanno deliberatamente infranto la legge e investito su questo tipo di prodotto alimentare del quale ancora s’ignorano rischi e potenziali effetti collaterali. È assai probabile che questa ribellione possa non essere in grado di porre un freno a quello che è ormai un business mondiale senza precedenti. Il che potrebbe anche non essere un problema, se non fosse che il polline di tipo OGM, liberandosi nell’aria, può raggiungere i terreni attigui che i coltivatori curano con tanta dedizione, mossi da un amore incondizionato per i frutti della terra.

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Il rischio, in caso di contaminazione, è quello di spacciare per biologici dei prodotti che, invece, potrebbero essere nati da un malsano miscuglio di semi naturali e sementi geneticamente modificate. Commercializzandoli si correrebbe, di conseguenza, il pericolo di violare quello che è uno dei diritti cui il popolo ungherese tiene di più: quello all’agricoltura libera, al cibo sano, alla protezione dell’ambiente e all’acqua potabile. Riuscirà il colosso Monsanto a risollevarsi ancora una volta e a ricominciare daccapo dopo il secondo incendio, o cittadini e agricoltori saranno finalmente riusciti a mettere la parola fine a una storia di soprusi e d’ingiustizie che va avanti da oltre sei anni?

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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