Umberto Veronesi: addio ad una figura controversa

Umberto Veronesi: addio ad una figura controversa

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Lutto nel mondo scientifico per la scomparsa dell’oncologo Umberto Veronesi, una vita in prima linea nella lotta contro il cancro ma con qualche lato oscuro

Si è spento nella propria casa a Milano, all’età di 90 anni, l’oncologo Umberto Veronesi, figura di spicco in ambito scientifico in particolare per quanto riguarda la lotta ai tumori. Da sempre in prima linea, ha fatto della prevenzione uno dei suoi cavalli di battaglia e per le sue ricerche è diventato famoso in tutto il mondo. Non si è occupato, però, solo di medicina: è stato ministro della Sanità nel governo Amato all’alba degli anni 2000, senatore per il Partito Democratico e, soprattutto nella seconda parte della sua carriera, è diventato una sorta di intellettuale le cui posizioni sono apparse talvolta quanto meno controverse.

Si schierò a favore degli inceneritori, affermando che non erano dannosi per la salute di chi si trova nelle vicinanze di tali impianti, ignorando in maniera consapevole – vista la sua esperienza nel settore – i casi di tumore nella popolazione a ridosso degli inceneritori. Non sono un segreto neppure i finanziamenti che la sua fondazione riceve dalle multinazionali, fra le quali Veolia, azienda che si occupa proprio della costruzione e della gestione degli inceneritori.

Ancora più scalpore fece l’ostracismo nei confronti di Luigi Di Bella e del metodo che porta il suo nome, creato verso la fine degli anni Novanta come terapia alternativa per curare i tumori. Un trattamento che venne immediatamente bocciato – nonostante oggi sia stato ritenuto valido da uno studio condotto dall’Università di Firenze – e che venne recuperato solamente nel 2005 dall’allora ministro della Salute Francesco Storace, a dimostrazione della fin troppo rapida bocciatura ricevuta pochi anni prima.

Il trattamento è ancora in fase di sperimentazione ma non può essere accostato al nome di Di Bella, come rivelato da uno dei ricercatori, poiché in tal caso lo studio non verrebbe accettato dalla comunità scientifica. Un retaggio che il metodo Di Bella si porta appresso dalla fine degli anni Novanta, quando il suo ideatore venne definito frettolosamente un impostore e un ciarlatano.

Altrettanto controversa fu la sua posizione a favore degli alimenti Ogm, tanto da ritenere assurdo il comportamento di chi si opponeva all’applicazione della genetica nel settore dell’agricoltura, a dispetto dei rischi circa la nocività dei cibi modificati geneticamente. La pericolosità di tali alimenti per la salute dell’uomo è evidente e provata, eppure Veronesi non indugiò a promuoverne l’utilizzo e la diffusione, alimentando i dubbi circa una sua eccessiva vicinanza ai poteri forti che lo portava ad allinearsi al “sistema” nelle questioni spinose e di pubblico dominio, affidandosi all’influenza che era in grado di esercitare sulle persone comuni grazie al suo curriculum di peso.

Tramite la sua fondazione, infine, cercò di sdoganare l’elettroshock, un tipo di terapia che si utilizzava nei manicomi e ritenuta disumana, ma che Umberto Veronesi non esitò a definire “salvavita” e in grado di assicurare “benefici” ai pazienti sui quali veniva sperimentata. In casi di depressione, secondo l’oncologo, molto spesso l’elettroshock era la terapia più mirata con la quale intervenire, e tutti i dubbi verso tali trattamenti sono stati da lui definiti semplici “pregiudizi”, forse dimenticando con quale facilità veniva utilizzata questa terapia nei manicomi anche su individui sani – prima dell’avvento di Basaglia e delle sue cure alternative – e le pesanti conseguenze che essa aveva sui pazienti.

Il contributo di Umberto Veronesi alla lotta al tumore è stato senza dubbio significativo, ma il suo allineamento al sistema in questioni delicate come le terapie alternative e l’utilizzo dell’elettroshock lo hanno reso una figura controversa, che in certi frangenti ha privilegiato la ricerca di un compromesso rispetto al benessere dei pazienti.

Il team di BreakNotizie

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