Turchia: continua la repressione di Erdogan, arrestati giornalisti e rivali politici

Turchia: continua la repressione di Erdogan, arrestati giornalisti e rivali politici

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Dopo la grande vittoria elettorale dell’AKP del presidente Recep Tayyip Erdoğan, il governo turco ha attuato un giro di vite nei confronti dei rivali politici e dei giornalisti dell’opposizione interna. Le vittime di quest’ennesima resa dei conti sono stati due giornalisti della rivista di sinistra Nokta, 58 giornalisti oppositori di una catena televisiva e 57 funzionari pubblici e di polizia vicini all’oppositore religioso Fethullah Gülen.

Il 3 novembre l’agenzia di stampa Dogan riferiva l’arresto di due editori senior della rivista Nokta, il direttore Cevheri Guven e il caporedattore Murat Capan. Entrambi i giornalisti sono stati accusati di eversione ed istigazione a delinquere a causa della copertina della rivista che ritraeva lo stesso Erdoğan con il titolo “Lunedì 2 novembre: l’inizio della guerra civile turca”. In un articolo all’interno del giornale si sosteneva che una vittoria del partito del presidente turco avrebbe inasprito le tensioni all’interno del Paese, in particolare con la minoranza curda.
Già a metà settembre gli uffici editoriali della rivista erano stati perquisiti dopo la pubblicazione, in copertina, di un’immagine satirica che ritraeva Erdoğan in posa per un selfie accanto al feretro di un soldato turco morto durante il conflitto, riesploso a luglio, con il PKK curdo. In quell’occasione, per ordine di un tribunale di Istanbul, la rivista era stata ritirata da tutte le edicole e Murat Capan era stato posto in stato di fermo per poi essere rimesso in libertà poco dopo.

Ma questo non è l’unico abuso di Erdoğan nei confronti della libertà di stampa. Sempre prima delle elezioni la polizia, in tenuta antisommossa, ha fatto irruzione negli studi televisivi di Koza Ipek, la holding editoriale che possiede i due popolari canali televisivi Bugün TV e Kanaltürk TV, oltre ai giornali Bugün e Millet. Il blitz è stato ufficialmente descritto come parte di una più ampia indagine su presunti reati finanziari da parte dei vertici della società, mentre per l’opposizione il gruppo editoriale è colpevole di aver legami con Gülen e di aver ospitato nelle sue trasmissioni televisive numerosi politici dell’opposizione come Selahattin Demirtas leader del partito curdo.
Dopo il commissariamento della società, gli amministratori nominati dal tribunale hanno licenziato 58 giornalisti non permettendo loro di rientrare nelle redazioni dei giornali e delle televisioni. Tra di loro c’è lo stesso direttore di Bugün, il famoso reporter Kamil Maman che ha dato la notizia attraverso un tweet.

Sempre negli stessi giorni, nella provincia occidentale di Izmir 57 persone, tra funzionari pubblici e membri dell’esercito, sono state arrestate perché ritenute vicine a Fethullah Gülen, politologo e religioso sunnita in precedenza alleato di Erdoğan ed ora diventato sua nemesi. La frattura con il presidente turco è avvenuta tra il 2013 e il 2014 quando è emersa la notizia di un’inchiesta per corruzione che vedeva coinvolti alti membri dell’AKP vicini ad Erdoğan. Il presidente ha accusato Gülen di far parte di una rete terroristica criminale e di aver pianificato un colpo di stato, infiltrando nelle forze di sicurezza e nella magistratura i suoi sostenitori così da creare uno “stato parallelo”. Tutti i procedimenti contro Gülen sono stati condotti in contumacia poiché il religioso turco si è autoesiliato negli Stati Uniti. Per quanto riguarda invece i suoi sostenitori posti in stato di fermo, non sono state rese note le attività illegali in cui sarebbero coinvolti.

Il team di BreakNotizie

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