Un male subdolo e sottovalutato: il tumore alle ovaie

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Ogni anno muoiono 184 mila donne a causa del carcinoma ovarico: ancora non esistono degli strumenti efficaci per diagnosi precoce o per un’adeguata prevenzione. Vediamo quali sono i campanelli d’allarme a cui fare attenzione.

Il tumore ovarico è una delle prime cinque cause di morte delle donne di età compresa fra i 50 e i 69 anni nel mondo. Uccide più del tumore al seno e fra le patologie di tipo ginecologico è quella con il tasso più basso di sopravvivenza, pari a 5 anni e del 39,5% in Italia. Nel nostro Paese si contano 5200 casi ogni anno; a livello mondiale si parla di 600 mila donne, 184 mila delle quali muoiono a causa di questa neoplasia.

Una diagnosi difficile

Secondo i dati del Word Ovarian Cancer Coalition, se il carcinoma alle ovaie viene diagnosticato in face precoce, quando il tumore si trova ancora nell’ovaio, sino al 90% delle donne riesce a sopravvivere oltre i 5 anni. Quando, però, il cancro si è già diffuso oltre l’ovaio, sopravvive solamente il 17% delle donne. A differenza dei carcinomi alla cervice uterina e alla mammella, la cui sopravvivenza rispettivamente si attesta sul 70% e sull’87% grazie a pap test e mammografia, per il tumore all’ovaio non si può effettuare uno screening per avere una diagnosi precoce.

Si tratta di un male subdolo, con sintomi aspecifici che possono essere confusi con quelli dei comuni disturbi gastrointestinali. Per questo motivo, spesso, il 77% delle donne che si ammala di tumore alle ovaie lo scopre troppo tardi, quando ormai le cure disponibili non sono più efficaci. Leggendo questi numeri è facile evincere come vi sia più bisogno di consapevolezza e informazione su questa malattia.

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Fattori di rischio

L’età è uno dei fattori di rischio principali per il tumore all’ovaio: la maggioranza dei casi si verifica dopo la menopausa, fra i 50 e i 69 anni. Altre variabili che entrano in gioco sono un menarca precoce e/o una menopausa tardiva e l’essere nullipare, cioè non aver mai avuto figli. I rischi d’insorgenza del carcinoma invece si abbassano sensibilmente in caso di uso prolungato di contraccettivi progestinici, come la pillola, l’aver avuto più di un figlio e l’allattamento al seno. Secondo le stime del National Cancer Institute esiste anche un altro fattore di rischio, ossia l’ereditarietà; il tumore ovarico è un’alterazione genetica nel 10% dei casi.

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Come si riconosce un tumore alle ovaie?

La diagnosi precoce può fare la differenza fra la vita e la morte, pertanto riconoscere i sintomi della malattia è fondamentale. In genere il tumore alle ovaie presenta, come detto, sintomi aspecifici quali gonfiore costante all’addome; senso di sazietà anche a stomaco vuoto; fitte all’addome; forti dolori nella zona lombare; diarrea o stitichezza; emorragie vaginali e minzione frequente. Come già sottolineato, non vi sono attualmente dei programmi di screening affidabili a livello scientifico. Una diagnosi tempestiva è molto difficile ma se tali sintomi sono persistenti e se in famiglia vi sono stati casi di carcinoma ovarico, è consigliabile rivolgersi subito al proprio medico di famiglia. Secondo diversi studi, una visita ginecologica di routine che includa un’ecografia transvaginale e una palpazione possono facilitare la diagnosi della malattia.

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Il Team di BreakNotizie

 

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