TTIP: quasi 100.000 tedeschi in marcia contro l’accordo di libero scambio. Ma gli italiani?

TTIP: quasi 100.000 tedeschi in marcia contro l’accordo di libero scambio. Ma gli italiani?

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Sebbene in Italia se ne sappia poco, si è aperta con una affollatissima marcia nella città di Berlino una settimana di mobilitazione in tutti gli stati dell’Unione Europea per raccogliere più firme possibile contro la chiusura del TTIP.


Acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership, il TTIP è un accordo che siglerebbe la costruzione di un unico mercato libero tra Stati Uniti d’America ed Unione Europea, sia per il commercio che per la condivisione di servizi e di investimenti.

Si tratta di un tentativo di uniformazione dei mercati, ma il problema è che sotto molti aspetti si tratterebbe di una omologazione al ribasso: il tentativo è evidente soprattutto perchè è stato lo stesso presidente Obama a chiedere di escludere dal trattato i mercati finanziari, adducendo la motivazione nel fatto che le regole statunitensi sarebbero molto più rigide di quelle europee.

Ma l’Europa che dovrebbe dire di tutto il resto?
Basti pensare al mercato agroalimentare: negli Stati Uniti d’America è legale la produzione di prodotti geneticamente modificati, non esistono le etichette di controllo D.O.P. e D.O.C., così come è legale nutrire gli animali con ormoni per rendere più fruttuosa la macellazione.

Tutto questo, come è evidente, andrebbe a nuocere a tutti i paesi dell’Unione Europea, ma in modo particolare proprio all’Italia, che vanta delle specificità agroalimentari uniche al mondo, e che potrebbero essere imitate in tutto il pianeta senza alcuna ripercussione.

Che fine farebbero i nostri vini D.O.C., che potrebbero essere prodotti in California come nel Mississippi?
O la nostra mozzarella di bufala, che verrebbe commercializzata con lo stesso nome ed alla stessa stregua di qualsiasi formaggio a pasta molle?

Per non parlare poi della difesa dell’ambiente: basti pensare al caso ILVA di Taranto e simili, che hanno catalizzato l’attenzione mediatica proprio perchè l’Italia è abbastanza sensibile, anche se spesso non a sufficienza, al tema della salvaguardia ambientale e della salute degli abitanti. Negli USA, invece, il controllo dell’utilizzo di sostanze inquinanti è quasi assente: la legislazione statunitense non prevede neanche la carbon tax, e alcuni stati, per poter salvaguardare i propri abitanti contrapponendone la salute ai margini di guadagno delle grandi aziende, hanno dovuto votare una moratoria.

Insomma, l’accordo non sembra affatto conveniente per i nostri Paesi, anzi, va a vantaggio esclusivo degli Stati Uniti: a questo è dovuta la massiccia mobilitazione che vede coinvolta tutta Europa per arrivare a raggiungere l’obiettivo finale della raccolta di 3 milioni di firme da presentare alla Commissione Europea per chiederle di non firmare il trattato con gli USA.

In effetti la proposta presentata dagli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda il nostro Paese, che già ospita tante basi NATO, sembra un’ulteriore imposizione: l’Italia, infatti, oltre a ospitare basi statunitensi sul proprio territorio, sembra sottomettersi sempre di più ai poteri forti americani, non solo da un punto di vista politico, ma anche sotto l’aspetto economico, dal momento che il nostro Paese continua a finzanziare gli armamenti statunitensi e a seguirne le direttive sulla politica internazionale, mentre non si ribella per i danni ecologici provocati dalle basi statunitensi nè cerca di incrementare la produttività interna dal momento che le aziende, soffocate dalle tasse, fuggono all’estero.

L’Italia, quindi, dovrebbe emanciparsi e, perchè no, imparare un po’ dai tedeschi.

Il team di BreakNotizie

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