Trump dà la precedenza al lavoro rispetto al business

Trump dà la precedenza al lavoro rispetto al business

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Fin dai primi giorni del suo insediamento Trump ha spiegato con chiarezza (e con i fatti) la sua ricetta: il lavoro viene prima del business delle aziende

Make America Great Again è stato lo slogan di Donald Trump nel corso della campagna elettorale: durante i primi giorni di insediamento da presidente, il magnate sta dimostrando di voler tenere fede a quanto promesso. La sua prima battaglia, piuttosto complessa a dire il vero, è quella contro le multinazionali che hanno come unico interesse il profitto, a discapito di tutto il resto. Per contrastare questa globalizzazionemalata” il neo-presidente degli Usa ha deciso di attuare una sorta di protezionismo, rovesciando i valori in campo.

Finora, infatti, a godere di grande libertà di movimento – leggasi impunità – erano state le grandi aziende, che delocalizzano per ridurre il costo della manodopera e far lievitare i profitti. Con Trump presidente, ecco l’inversione di tendenza: a ricevere agevolazioni dal punto di vista fiscale saranno solo quelle multinazionali che investiranno negli Stati Uniti, creando posti di lavoro; una mossa che da un lato tende la mano alle grandi aziende, ma dall’altra vuole essere uno stimolo positivo per ridurre il numero dei disoccupati.

Basta, dunque, con le imprese che guardano solo al business. Una cosa inizia ad apparire chiara a coloro che dubitavano: Trump mette in pratica quello che dice, e ciò che in tanti avevano bollato come semplici promesse elettorali sta diventando realtà fin dall’inizio del mandato del nuovo presidente, cominciato da appena dieci giorni. Una battaglia combattuta duramente, però, non può avvenire senza che vi siano feriti: a pagare nel braccio di ferro fra Trump e le grandi multinazionali sono i poveri, nello specifico gli emigranti che vorrebbero accedere agli Stati Uniti.

Il famigerato “muro” costruito per fermare o rallentare l’immigrazione sarà inoltre davvero pagato dai messicani, con un aumento dei dazi del 20% per tutti quei prodotti con la dicitura “Made in Mexico”, terra fertile per le multinazionali visti i bassi costi salariali. Un prezzo da pagare di cui si incolpa Trump, ma le responsabilità andrebbero ricercate altrove, ovvero nella globalizzazione deviata che ha prodotti i risultati che abbiamo sotto gli occhi. A ben guardare, Donald Trump è il primo capo di una grande nazione occidentale che nell’ultimo trentennio antepone l’occupazione e il lavoro ai super-guadagni delle élite. E chi lo critica nei piani alti, tutto questo lo sa molto bene.

Il team di BreakNotizie

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