Trivellazioni nel Mar Adriatico: ecco la posizione del governo

Trivellazioni nel Mar Adriatico: ecco la posizione del governo

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È possibile estrarre gas e petrolio nel Mar Adriatico? Difficile a dirsi.

Una cosa, però, è certa: nel prossimo periodo, i fondali potrebbero essere divisi in vari blocchi in cui dovrebbero essere effettuate le prime trivellazioni. Ovviamente, il rischio più grande è quello di mettere a repentaglio l’intero ecosistema marino. Senza dubbio, tutto ciò potrebbe ripercuotersi anche sull’Italia, compromettendo in maniera irrimediabile il turismo oltre che la pesca. I sostenitori di tale progetto dichiarano che non vi è alcun genere di pericolo nel cercare idrocarburi sul fondo del mare. L’ambiente, infatti, almeno nella loro opinione, non subirebbe alcun genere di alterazione. Addirittura, pare che nei pressi delle piattaforme potrebbe crearsi un ambiente ideale per la proliferazione dei pesci.

Di sicuro, nel decreto cosiddetto ‘Sblocca Italia’ e nel decreto ‘Sviluppo‘ vengono a dir poco semplificate le dinamiche per la concessione delle licenze e, soprattutto, per la creazione dei pozzi. Ovviamente, tali provvedimenti hanno sollevato moltissime polemiche. Il governo di Matteo Renzi non ha dubbi: quella degli idrocarburi è un’occasione che non può essere sprecata. Con il decreto Sblocca Italia, quindi, sono state notevolmente velocizzate le concessioni per i primi due pozzi a largo dell’Abruzzo e della Sicilia.

Per il momento, le Regioni che hanno aderito al referendum per abolire l’art. 30 dello Sblocca Italia e l’art. 35 del decreto Sviluppo sono dieci. Tra queste vi è la Basilicata che, pur non volendo far dismettere i pozzi già attivi, vuole impedire che se ne aprano altri. Dal punto di vista politico, la situazione è molto complessa: alcune giunte sono del PD e non hanno nessun timore a protestare contro le decisioni prese dal governo. Tra questi vi è, ad esempio, Michele Emiliano, Presidente della Puglia, che ha chiesto di rivedere per intero il progetto. Michele Emiliano ha inoltrato una richiesta ben precisa ed ha fatto presente che l’unica alternativa valida è rappresentata dal vecchio progetto.

Ma cosa viene contestato al governo? Per prima cosa, i timori sono legati all’impatto ambientale dei pozzi dato che le concessioni potrebbero contemplare anche la fascia di mare ben visibile dalla spiaggia. Inoltre, viene messo in dubbio anche il fatto che il governo punti ancora sulle energie tradizionali e non sulle rinnovabili. Un interrogativo è ancora da chiarire: la Croazia, il Montenegro, l’Albania e la Grecia stanno continuando ad esplorare i fondali e, quindi, stiamo correndo il rischio di dover addirittura importare petrolio estratto a pochi chilometri dalle nostre coste. Oltre il danno, come al solito, anche la beffa?

Senza dubbio, il governo italiano si trova a dover gestire una situazione molto complessa. Da una parte, infatti, ci sono gli ambientalisti che non hanno alcuna intenzione di abbassare la guardia e dall’altra ci sono Stati come la Croazia che, indipendentemente dalle decisioni dell’Italia, continueranno ad effettuare trivellazioni nel Mar Adriatico. Ma cosa succederebbe nell’ipotesi in cui si riuscisse veramente ad estrarre idrocarburi? Probabilmente, l’Italia sarebbe costretta a pagare per sfruttare risorse presenti anche nelle sue acque territoriali. Il nodo da sciogliere, pertanto, è molto complesso ma non è affatto da escludere che, molto presto, il governo prenda posizione.

Il team di BreakNotizie

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