Traffico d’organi in Kosovo?

Traffico d’organi in Kosovo?

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Capi d’accusa pesanti come macigni. Un inquisitore appena nominato e con grande esperienza in materia di crimini di guerra. Pristina trema, perché il momento in cui il Tribunale speciale per il Kosovo diventerà operativo si avvicina sempre di più. La data indicativa è fissata per l’inizio del 2017. Il Tribunale in questione, istituito a gennaio scorso, dovrà occuparsi di giudicare su tutte le accuse relative ai crimini compiuti tra il 1998 e il 2000 dai membri dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck).

Il problema è che tanti di questi uomini ora siedono ai più alti livelli delle istituzioni kosovare e, dunque, il verdetto finale potrebbe essere assai imbarazzante per la classe politica attuale. Le accuse, come si diceva, sono molteplici e tutte gravissime. Si va dai sequestri e omicidi usati come vendetta contro i civili serbi, rom e albanesi ritenuti collaborazionisti del regime di Slobodan Milosevic, al traffico di droga ed esseri umani. Il più grave reato sul quale ci si dovrà pronunciare è quello del traffico d’organi. Secondo testimonianze raccolte, in una “casa gialla” ai prigionieri dell’Uck venivano espiantati gli organi, che poi sarebbero stati rivenduti a ricchi signori che ne avevano bisogno per operazioni di trapianto.

La conferma che il momento della verità si avvicina, pur se lentamente, sta nella recente nomina del procuratore capo del Tribunale, individuato in David Schwendiman. Avvocato americano con esperienze di procuratore in Bosnia e Afghanistan, già dal 2005 ha guidato il gruppo investigativo fondato dall’Unione europea per raccogliere carte e documenti dei quali il Tribunale avrà bisogno.

Un processo delicato, che potrà avere ricadute politiche e diplomatiche forti, visto che a Pristina tanti ex Uck ricoprono, ad oltre 16 anni dal conflitto, ruoli di potere nello Stato. I nomi degli imputati, anche se chi ha seguito la guerra in Kosovo può immaginarne qualcuno, verranno resi noti quando qualcuno verrà formalmente accusato e quando l’atto d’imputazione sarà reso pubblico. La Corte giudicante, pur con sede all’Aja, si esprimerà ed agirà in base alle leggi del Kosovo.

La Corte dovrà decidere anche sulle accuse relative al presunto traffico d’organi di prigionieri dell’Uck, in gran parte serbi. Queste furono lanciate per la prima volta nel 2008 dall’ex procuratore capo del Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi), Carla del Ponte. A fine 2010, erano state in parte confermate da un rapporto del deputato svizzero Dick Marty, fatto proprio dal Consiglio d’Europa.

Il “rapporto Marty” sarà alla base di tutto il processo. Secondo il documento, alte sfere dell’Uck avrebbero ordinato e fatto eseguire rapimenti, dopo la fine del conflitto, di serbi, rom e albanesi ritenuti oppositori dell’Esercito di liberazione. Alle vittime sarebbero stati prelevati organi da rivendere sul mercato nero internazionale. Dunque una nuova prova da affrontare per il Kosovo, proclamatosi indipendente nel 2008, che cerca di pianificare i propri rapporti economici e logistici con Belgrado, ma che non ha ancora fatto bene i conti con il passato. Il piccolo stato balcanico, già in difficoltà a causa della corruzione endemica e della disoccupazione giovanile che ha portato, negli ultimi tempi, un numero altissimo di cittadini ad emigrare in Germania e Austria, si prepara a vedere salire sul banco degli imputati una parte della sua classe dirigente.

 

 

 

 

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