Tra Mosca e Bruxelles: gli equilibrismi diplomatici della Serbia di Aleksandar Vucic

Tra Mosca e Bruxelles: gli equilibrismi diplomatici della Serbia di Aleksandar Vucic

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Potrebbe diventare simbolicamente la Serbia il nuovo terreno di scontro tra la Russia e il blocco dei Paesi occidentali, oramai ai ferri corti.

Eternamente in bilico: alcuni decenni fa, quando faceva parte della Jugoslavia, come pure oggi. Il destino della Serbia pare infatti diviso tra Bruxelles e Mosca: da una parte c’è l’avvicinamento all’Unione Europea, con la quale lo stato balcanico ha avviato da tempo i negoziati di adesione; dall’altra c’è la Russia che, forte di un antico legame, esercita ancora un certo fascino sui vari premier locali che si sono succeduti alla guida del Paese. È essenzialmente questo uno dei motivi per cui attualmente la Serbia si trova stretta tra due fuochi e deve ricorrere a dei veri e propri equilibrismi diplomatici in merito alla posizione da assumere sul problema delle sanzioni internazionali comminate a Vladimir Putin.

UNA PARTITA A SCACCHI – Nelle ultime settimane, la Serbia è diventata una pedina fondamentale in quella sorta di partita a scacchi che il blocco dei Paesi occidentali sta giocando con la Russia: in ballo non c’è solo il problema delle sanzioni internazionali nei confronti del Paese di Vladimir Putin, ma anche la politica estera della stessa Unione Europea e la delicata questione siriana. Per questo motivo, Aleksandar Vucic, Primo Ministro serbo, si trova in una non invidiabile posizione: il premier non può non tenere conto di quell’accidentato processo di adesione alla UE avviato nel 2009 ma, allo stesso tempo, ritiene di aver subito delle pressioni “inaccettabili” da parte di alcuni Stati Membri che spingono per un allineamento della politica estera serba in funzione anti-russa. Dal canto suo, il Ministro degli Esteri, Ivica Dacic, ha lasciato intendere che il mancato appoggio della Serbia non dovrebbe assolutamente essere usato come arma di ricatto nei negoziati con l’Europa.

NESSUN APPOGGIO ALLA POLITICA UE – Tuttavia, non è la prima volta che il Paese balcanico lamenta delle ingerenze nella propria politica estera, avanzando il sospetto che la comunità internazionale faccia ricadere sul popolo serbo le conseguenze dei propri giochi di potere. In passato, da Belgrado è infatti giunto più volte un cortese rifiuto a sostenere le suddette sanzioni, pur spiegando che l’intenzione è quella di restare in buoni rapporti anche con Bruxelles. Qualcuno non esclude che la presa di posizione del governo guidato da Vucic sia correlata alle posizioni pro-Kosovo spesso ostentate dalle istituzioni europee. “Le nostre scelte mirano semplicemente a tutelare degli interessi nazionali” ha spiegato il Primo Ministro, alludendo alla controversa autoproclamazione di indipendenza del piccolo stato kosovaro, una ferita ancora aperta nell’opinione pubblica serba.

LA QUERELLE SUGLI AIUTI UMANITARI – A rendere ancora più complessa la situazione è stata poi la scelta di Vucic di inviare aiuti umanitari in Siria utilizzando degli aerei russi. La decisione pare aver irritato gli Stati Uniti ed è servito il nuovo intervento di Dacic per evitare un altro incidente diplomatico: “Noi aiutiamo chiunque ce lo chieda: a chi dà fastidio se aiutiamo il popolo siriano?”. Insomma, ancora una volta la “storica” partnership con Mosca crea agli occhi dell’Occidente qualche imbarazzo alla Serbia che, attualmente, è l’unico Paese europeo ad avere firmato un accordo di libero scambio proprio con i russi.

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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