Toscana: amianto nelle tubature dell’acqua che beviamo!

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Asa Livorno, la percentuale massima di tubazioni in amianto in Toscana  e nessun piano di sostituzione

Alla richiesta di informazioni di MD ASA ha risposto che gestisce 417 km di tubazioni in amianto su 3.553 totali, l’11,7 per cento, contro il 4,3% della Rete di Gaia (Massa e Lucchesia) e il 2,3 % della Rete di Publiacqua di Firenze. E’ la percentuale massima in Toscana, in attesa di conoscere i dati delle Reti Fiora, Nuove acque e Geal.

tubi-amianto

Nell’area ASA non c’è stata nessuna sostituzione di queste tubazioni almeno dal 2011 ad oggi,e non esiste alcun piano di sostituzione approvato. L’Autorità idrica toscana (AIT) da parte sua non spinge affatto per la sostituzione di queste tubazioni nocive, ma anzi spinge “per il raggiungimento dell’equilibrio economico e finanziario”, cioè la priorità è spendere poco in manutenzioni e bonifiche per arrivare a distribuire utili agli azionisti, anche privati (Iren nel caso di ASA ). Le bonifiche “urgenti”, cioè arsenico e boro, acquedotto per le acciaierie della val di Cornia, ecc sono a carico dei cittadini sulle bollette per ben 92 milioni di euro, da spalmare fino al 2020 da subito.

Incredibile la risposta di ASA sulla presunta non nocività dell’amianto nell’acqua, che cita l’Organizzazione Mondiale della sanità, secondo la quale “non esiste alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute”. Allora perché gli altri gestori stanno spendendo (mai abbastanza) per la sostituzione delle vecchie tubazioni d’amianto? Inoltre ci sono decine di studi scientifici che affermano la grave nocività dell’amianto nell’acqua, con tumori al sistema gastroenterico ed altri , tra cui quello sui Tumori del fegato e delle vie biliari dei Prof. Guido Biasco e Giovanni Brandi dell’Università di Bologna. Torneremo su questo studio che ha osservato circa 400 morti per amianto nel fegato, e su altri.

3.11.14

Maurizio Marchi
www.medicinademocraticalivorno.it

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Acqua, con l’amianto a Firenze si apre il vaso di Pandora

Grazie all’iniziativa di Medicina democratica di Firenze si ha conferma di quanto sia scriteriata la gestione dell’acqua in Toscana, e di come le aziende di gestione – con Presidente “politico” e amministratore delegato privato – siano di fatto dei grandi bancomat per la casta al potere e alla finta opposizione.

Publiacqua, uno dei più grandi gestori dell’acqua in Europa, privatizzata a suo tempo in mano alla multinazionale ACEA-Suez e al MPS, distribuisce milioni di euro agli azionisti e eroga stipendi da favola ai dirigenti, ma non trova fondi per bonificare la rete di distribuzione, costituita per ben 275 Km  da tubi di amianto, dal centro di Firenze, noto in tutto il mondo, alle città più periferiche: un vero scandalo, che meriterebbe anche l’attenzione della Magistratura e sicuramente la mobilitazione della popolazione coinvolta.

Con questa iniziativa Medicina democratica, insieme ai comitati popolari e al Forum toscano movimenti per l’acqua, scopre un vaso di Pandora almeno pari – in Toscana – al risultato referendario del giugno 2011: le popolazioni vogliono l’acqua pubblica e pulita, mentre le aziende la forniscono sporca e costosa, perché sottoposta alle regole del profitto, scaricandone i costi sulle bollette dei cittadini utenti.

Ovviamente non si può compiere questo enorme raggiro senza la copertura della politica a tutti i livelli, dalla Regione all’Autorità idrica Toscana (AIT), fino all’ultimo assessore comunale. La qualità  dell’acqua in Toscana è al tracollo da tempo: la Relazione Arpat del  2011 affermava che “l’88% dei punti di prelievo dell’acqua potabile è nella classe peggiore” che comporta un “trattamento  fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione”  (pag. 272). Chi ha permesso questo scempio, permettendo consumi smodati ed inquinamento all’industria pesante, dalla geotermia all’industria del cuoio, dal florovivaismo chimicizzato alle acciaierie di Piombino, alla Solvay, all’ENI, all’industria cartaria, che consumano acqua dolce almeno cinque volte in più della popolazione toscana, al distretto tessile pratese che ha contaminato la falda con tetracloetilene, tricloroetilene e nitrati tanto che i pozzi attualmente presentano livelli 400/500 volte superiori ai limiti di legge. L’acqua buona è stata avvelenata e i cittadini sono costretti a bere acque superficiali (Anconella e Bilancino) che prima dei trattamenti chimici spinti, sono più vicine alle acque di scarico  che all’acqua potabile)?

Perché la Regione ha concesso ai gestori, per  un decennio (2003-2012), autorizzazioni ad erogare acqua potabile in deroga ai limiti di legge per derivati del cloro, boro e arsenico? E chi paga, oltre che con la salute, questa scriteriata gestione dell’acqua se non la popolazione con le bollette?

Tornando a Publiacqua, che addebita la depurazione delle fognature anche a chi non ne usufruisce, non ha nessuna responsabilità sulla situazione attuale l’ex Presidente Erasmo D’Angelis, ora sottosegretario nel governo Renzi? Non ha nessuna responsabilità Renzi stesso, prima sindaco della città più grande e prima ancora presidente della provincia più popolata dell’area Publiacqua?

Medicina democratica valuterà, insieme agli altri movimenti per l’acqua, tempi e modi per un esposto alla Magistratura ed altre iniziative.

Per MD coordinamento toscano

Gino Carpentiero, Gianluca Garetti, Maurizio Marchi, David Mattacchioni, Adriana Pagliai

MEDICINA DEMOCRATICA – Coordinamento toscano

3.11.14
 
www.medicinademocraticalivorno.it

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