Tornado sull’Ilva, lo spettro del controllo del clima

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Tratto da dionidream.com

Due giorni fa la notizia delle nuove misure di custodia cautelare per il vicepresidente del gruppo Ilva Fabio Riva, l’ex direttore siderurgico Luigi Capogrosso e l’ex assessore ambiente della provincia di Taranto Michele Conserva con l’accusa di corruzione per la gestione delle discariche nella provincia di Taranto. A un passo da quella che gli inquirenti avevano denominato una stretta finale nell’inchiesta arriva oggi uno strano tornado che ha colpito l’impianto, provocando un disperso e 38 feriti nell’industria siderurgica più grande d’Europa, ormai sotto sequestro da luglio. Venerdì è atteso un decreto legge del governo che sbloccherebbe il sequestro della magistratura.    

Era giunta due giorni fa una nuova svolta giudiziaria sulla vicenda Ilva, l’industria siderurgica di Taranto: gli uomini della Guardia di Finanza avevano eseguito una serie di arresti a Taranto e in altre regioni nei riguardi dei vertici della società e di politici e funzionari pubblici, con l’accusa associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. Un’inchiesta denominata “envirorment sold out”, letteralmente “ambiente svenduto”. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal GIP di Taranto, avevano di nuovo portato sotto le luci della ribalta la famiglia Riva oltre che funzionari e politici di enti locali pugliesi, già accusata di possibili pressioni che l’Ilva avrebbe effettuato sulle pubbliche amministrazioni per ottenere provvedimenti a suo favore e ridimensionare gli effetti delle autorizzazioni ambientali. L’indagine della magistratura è volta a indagare in pratica su la possibile esistenza di una vera e propria associazione a  delinquere, finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze e delle acque e all’omissione dolosa delle cautele sul lavoro.

In questo putiferio oggi invece è giunta la strabiliante notizia di una tromba d’aria violentissima, che alcuni hanno definito un tornado, un fenomeno meteorologico di violenza del tutto insolito nella zona con venti che hanno sfiorato i 200 chilometri orari. Il disastro  si è abbattuto su Taranto provocando seri danni all’impianto nonché 38 feriti e un disperso. C’è stato un black out totale degli impianti, in particolare quelli di lavorazione della ghisa e le cokerie, dove è stata colpita una torre alta circa 80 metri, e il crollo di alcuni capannoni . Dallo stabilimento si sono levate un’enorme nube nera e fiamme altissime: per capire la violenza inconsueta del fenomeno meteorologico basti pensare che una gru è volata via ed è finita 20 metri sotto il livello del mare, incagliata nella sabbia. Il tornado ha travolto anche un autobus che passava vicino allo stabilimento e una scuola a Statta, una zona sempre nei dintorni delll’Ilva ferendo alcuni bambini.

Oggi i lavoratori dell’impianto area a caldo erano entrati regolarmente al lavoro senza nessun sit-in o presidio: in teoria  questa sarebbe stata la quiete prima della tempesta, questa volta non meteorologica. I sindacati Fim, Fiom e Uilm stanno infatti organizzando un raduno a  Roma in coincidenza con la riunione a Palazzo Chigi del governo, che dovrebbe emanare un decreto legge che consenta la continuità produttiva dello stabilimento siderurgico per almeno due anni, superando il blocco determinato dai sequestri disposti dalla magistratura. I sindacati contano di portare a Roma un migliaio di lavoratori per difendere l’impianto a rischio chiusura. Una misura che  il ministro dell’ambiente Corrado Clini ha dichiarato come uno scenario da scongiurare dati gli interessi economici dell’impresa, aggiungendo oggi che “La chiusura degli impianti non migliora la situazione, perché il blocco delle attività di produzione sostanzialmente blocca anche le iniziative per il risanamento dell’area”.

Tornado su Taranto

Furiosi  invece gli ambientalisti per cui il blocco del sequestro sarebbe un tentativo di “ cancellare i reati, bypassare le leggi dello stato a difesa dell’ambiente e della salute e  modificare il codice di procedura penale esautorando i custodi giudiziari nominati dall’Autorità giudiziaria, riuscendo nell’incredibile quanto grottesco capolavoro che il soggetto che dovrà controllare le emissioni del Polo siderurgico è l’azienda stessa”, ha detto a caldo il presidente dei Verdi Angelo Bonelli.

Questo tornado apparentemente “localizzato” sembra aggrovigliare ancora di più la matassa, sebbene naturalmente il fenomeno del controllo climatico sia del tutto negato come favola cospirazionistica, nonostante  sia attuato e dichiarato in altre parte del mondo (ad esempio in Cina dove esiste da anni addirittura un ufficio preposto al controllo climatico con ben 27 mila dipendenti, il Beijing Weather Modification Office). In Cina nel 2011 si era deciso un aumento obbligatorio delle precipitazioni del 10% entro il 2015. Gli Stati Uniti non sarebbero da meno, secondo i malpensanti. Il progetto Harp, gestito dalla  Nasa, ha l’apparente scopo innocente  di «comprendere meglio il sistema di funzionamento interno delle nuvole e raccogliere un database di informazioni che permetta di sviluppare un modello per stimare la quantità di precipitazioni che può cadere su un punto della superficie terrestre».  Walt Petersen, uno degli scienziati addetti al progetto, non ha però negato che il fine ultimo dovrebbe essere «il controllo climatico globale».

E chi pensa male su questa coincidenza tra tornado fuori posto a Taranto e controllo climatico c’è. Il blog Anarchismo.Comidad punta il dito dritto in faccia alla NATO suggerendo che questa insistenza sull’Ilva dopo anni di  inquinamento incontrollato non sarebbe che un passo di una guerra psicologica. Taranto è infatti una base NATO e il blog parla di possibili interessi a “sloggiare” l’ILVA, usando il pretesto dell’inquinamento.

Ne riportiamo quasi per intero l’articolo:
Nel febbraio del 2004 Peacelink rendeva noti documenti del Pentagono – peraltro non segretati – da cui risultava che Taranto sarebbe divenuta sede di un’altra base navale della NATO. La notizia era fino ad allora ignota al Parlamento italiano, anche se era stata in qualche modo anticipata da dichiarazioni di Francesco Cossiga. 
La nuova base navale sarebbe stata collocata nel Porto di Taranto, nella nuova megastruttura del Molo Polisettoriale. La base NATO dovrebbe ospitare un grande centro di comunicazioni e spionaggio e servire da sito per i sommergibili nucleari della USNavy. [1] 
Dalla mappa del porto di Taranto risulta che il Molo Ovest (o 5° Sporgente), in uso all’Ilva, ed il Molo Polisettoriale, destinato alla NATO, sono a ridosso l’uno dell’altro, ed hanno anche un’insenatura in comune. La stessa insenatura che dovrebbe essere usata dai sommergibili nucleari. [2] 
Il caso, la coincidenza e le circostanze della vita hanno fatto sì che la NATO avesse l’opportunità di liberarsi dell’ingombrante vicino grazie ad un’iniziativa della Procura di Taranto. Toghe a stelle e strisce? Ma chi oserebbe mai pensarlo. Perché mai tre basi militari nel Porto di Taranto dovrebbero sottrarre lo spazio ad altre attività? 
Gli esempi di altre città ci confortano in questa fiducia nella NATO. Nonostante la nuova base NATO di Giugliano in Campania, e nonostante il rafforzamento delle basi USA del Porto di Napoli e dell’Aeroporto di Capodichino, nel quartiere napoletano di Bagnoli c’è tuttora una base NATO, di cui da due decenni si annuncia vanamente la prossima chiusura. A Napoli la militarizzazione del territorio non ha mai ceduto terreno, semmai lo ha tolto ad altre attività, tanto che dal 1999 il Porto ha ceduto alla USNavy più del 50% delle banchine. 
Negli anni ’80 anche a Bagnoli c’era ancora uno stabilimento dell’Ilva, che però, quello sì, fu veramente chiuso, anche se con motivazioni ufficiali diverse da quelle oggi adoperate a Taranto. Anche quella di Bagnoli è stata chiaramente una pura coincidenza. 
Ovviamente il “cui prodest” non è mai un criterio valido per interpretare gli avvenimenti. Bisogna invece convenire onestamente che la NATO è fortunata, o è protetta da Dio. Anzi, diciamo pure che ormai la NATO è Dio, così si fa prima”.

L’autore dell’articolo vuole sperare nella mera coincidenza, in un caso di sfortuna che si aggiunge alla sfortuna, non avendo modo di dimostrare che tali accuse e ragionamenti siano veritieri o meno. Resta il fatto che sia che il controllo climatico sia favola o realtà, la sincronicità del disastro dell’Ilva resta piuttosto inquietante e getta uno spettro sinistro sulla situazione ambientale italiana.

Palombella

Vedi anche Ecco le prove della manipolazione climatica

Altre fonti
(1) http://www.peacelink.it/disarmo/a/3030.html

http://www.zonanucleare.com/dossier_italia/taranto_nucleare.htm

http://www.peacelink.it/editoriale/docs/185.pdf

http://www.tarantoporto.com/logistica/polisett.htm

Fonte: stampalibera.com