Tensione tra Cina e USA per il controllo delle Isole Spratly

62

Recentemente si è venuta a creare una situazione estremamente preoccupante tra Cina e USA, a causa di una disputa circa il controllo di alcuni arcipelaghi presenti nel Mar Cinese meridionale.


I problemi sono sorti a seguito dell’episodio avvenuto la scorsa settimana, quando la Marina statunitense ha inviato un cacciatorpediniere, modello “USS Lassen“, nell’arcipelago delle Isole Spratly. La nave ha superato il limite delle 12 miglia nautiche, avvicinandosi troppo agli atolli rivendicati da Pechino.

Il Ministro della Difesa cinese, Chang Wanquan, ha avuto a tal proposito una conversazione molto accesa con il Segretario della Difesa americano, Ashton Carter, il quale si trovava a Kuala Lumpur, in occasione di un incontro incentrato sulla difesa internazionale, con l’Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (ASEAN). Chang, infatti, ha ribadito che la Cina non vuole essere lesa nella propria sovranità e nella sicurezza nazionale da queste incursioni avvenute senza preavviso. Inoltre, ha aggiunto che gli Stati Uniti dovrebbero evitare gesti eclatanti o “prove di forza” che mettono a repentaglio l’equilibrio internazionale.

Il territorio conteso è uno tratto di mare corrispondente all’arcipelago delle Spratly, una piccola zona su cui convergono gli interessi economici di parecchi Paesi e che viene rivendicata, oltre che da Cina e Stati Uniti, anche dalle Filippine, Taiwan, Brunei e Giappone.

Il governo cinese, dopo l’incursione della nave da guerra “Uss Lassen”, ha immediatamente accusato, tramite anche il Ministro degli Esteri, Wang Yi, gli Stati Uniti di creare problemi, intimando di smetterla con le provocazioni. Washington ha risposto subito, appellandosi al diritto alla libera navigazione in acque internazionali e sfruttando un precedente episodio: cinque navi cinesi che lo scorso settembre passarono vicino alle coste dell’Alaska, all’interno delle acque territoriali americane, appellandosi anch’esse alla libertà di navigazione.

La situazione, attualmente, rimane ancora tesa in quanto il governo di Pechino è accusato di voler usare le piccole Isole di Spratly per costruire piste di atterraggio a scopi militari.
Gli Stati Uniti, a loro volta, non hanno intenzione di spostarsi da quell’area, la quale continuerà a essere monitorata per “questioni di sicurezza”. Il piccolo arcipelago, di per sè, non nasconde preziosi giacimenti di petrolio o di altro combustibile d’importanza tale da mettere a rischio la pace tra i Paesi coinvolti, ma fa gola a molti perché rappresenta un punto di passaggio strategico per il commercio navale degli idrocarburi, destinati soprattutto alle forniture energetiche. In ballo, quindi, ci sono interessi enormi: acquisendo il controllo di questa zona, infatti, si metterebbero le mani sui rifornimenti energetici di tutta l’Asia.

La Cina non appare intimorita dalle limitazioni imposte dalla comunità internazionale e, anzi, ha ribadito più volte il concetto di non accettare imposizioni da Paesi esteri: nei giorni successivi, in risposta all’affronto subito, ha intensificato il proprio traffico aereo e navale proprio nella zona interessata al dibattito.
Difficile prevedere, attualmente, il raggiungimento di una soluzione diplomatica del problema, nè ci sono elementi per pensare di poter creare una zona condivisa da tutti i Paesi interessati. La speranza è quella che venga mantenuto un certo equilibrio, senza eccessive dimostrazioni di forza che potrebbero inasprire i già delicati rapporti internazionali.

Il team di BreakNotizie