SVIZZERA: Reddito di cittadinanza

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Pensate che non sia possibile che lo stato eroghi uno stipendio minimo garantito a tutti – il cosiddetto reddito di cittadinanza – senza andare in bancarotta? SBAGLIATO! In Svizzera, dove con i soldi ci sanno fare, stanno appunto pensando ad implementare qualcosa del genere…

Meditate, gente, meditate su quanto ci ingannano qui da noi.

Jervé

redditocity

Negli scorsi giorni è stato annunciato il traguardo delle 70 mila firme per un’iniziativa popolare rivoluzionaria, che vorrebbe introdurre un “reddito di base incondizionato”. Abbiamo avvicinato Donato Anchora, uno dei volontari che sta raccogliendo firme nelle piazze ticinesi, per capire di che cosa si tratta e la reazione dei ticinesi.
Donato Anchora, lei sta raccogliendo le firme per un’iniziativa popolare. Di cosa si tratta?
Si tratta di un’iniziativa popolare federale, con la quale si vuole fare in modo che la Confederazione istituisca un reddito di base incondizionato per tutta la popolazione residente stabilmente in Svizzera.

Ma cos’è un reddito di base incondizionato?
È un reddito che viene elargito alla popolazione senza alcuna condizione particolare, eccetto quella di vivere stabilmente in Svizzera. Significa garantire ai cittadini un reddito minimo vitale che non derivi da un’attività lavorativa retribuita: gli iniziativisti fanno l’esempio di 2’500 franchi mensili per le persone maggiorenni e di un reddito per i bambini proporzionato alla loro età. Ma sarà il Parlamento a stabilire le cifre esatte.

Dunque un reddito a beneficio di tutti. Ma andrebbe a sostituire l’attuale impianto sociale svizzero, fatto di AVS, AI, disoccupazione, eccetera, o sarebbe qualcosa di aggiuntivo?
Questa proposta mira a rivoluzionare l’attuale sistema sociale. Il Parlamento dovrà riconfigurazione il sistema sociale tenendo conto che il reddito di base incondizionato sarà il nuovo fulcro di tutto il sistema. Per fare un esempio, nel caso del sistema pensionistico è pensabile una sostituzione completa dell’AVS con il reddito di base incondizionato, mentre per quanto attiene alla assicurazione di disoccupazione, dove spesso l’importo assicurato può superare di molto il reddito di base incondizionato, bisognerà fare una riflessione più ampia. Ad ogni modo, il reddito di base incondizionato non intende essere una forma di reddito aggiuntivo. Noi non vogliamo più soldi! Vogliamo un sistema di allocazione del reddito più intelligente, che permetta alle persone di avere maggiore libertà e di essere meno ricattabile dal mercato del lavoro.

Lei diceva che ne beneficerebbero tutti, dunque anche chi ha già redditi elevati. Che senso ha?
Innanzitutto perché il reddito di base incondizionato non è un’aggiunta al salario o al profitto. I ricchi non si arricchirebbero di più. Mi spiego: per chi guadagna di più di 2500 franchi al mese non cambia assolutamente nulla dal punto di vista del reddito. Il reddito di base incondizionato, infatti, viene integrato all’interno dei salari che eccedono l’importo dei 2’500 franchi. Tuttavia, proprio per il fatto che il reddito di base è allocato ad ogni persone in maniera “incondizionata”, permette ad ogni individuo di progettare la propria vita facendo affidamento su di un reddito di base il cui percepimento non è legato all’obbligo di un’attività remunerata. Ciò apre nuove prospettive di vita. E non vedo perché questa libertà debba essere negata in base ad una questione di censo. D’altra parte anche le persone con redditi alti hanno contribuito col loro lavoro a generare quel benessere che oggi ci consentirebbe, se solo lo volessimo, di avere un reddito di base incondizionato. Perché dunque negar loro questa prestazione economica?

Questa iniziativa però vuole rispondere innanzitutto al precariato, a chi un mese lavora e un mese no.
È ovvio che le persone che vivono il precariato sulla loro pelle apprezzano di più dei ricchi questa iniziativa. Ma bisogna andare oltre le questioni di censo…Il precariato è il sintomo di un sistema economico che non può più garantire un reddito da lavoro a tutte le persone. Nonostante le gravi contraddizioni interne che lo caratterizzano, il nostro sistema economico è in grado comunque di garantire una sovrapproduzione di merci e servizi con un’occupazione sempre minore di forza lavoro. La proposta di un reddito di base incondizionato non è altro che la presa di coscienza che abbiamo lavorato abbastanza da poterci permettere nuove frontiere nel campo della libertà individuale.

Gli iniziativisti propongono una cifra di 2’500 franchi al mese, che andrebbe a beneficio di tutta la popolazione residente in Svizzera. Ne esce una spesa decisamente cospicua. Come finanziare questa idea?
Uno studio di BIEN (Basic Income Earth Network, la rete internazionale che si occupa di promuovere il reddito di base incondizionato in tutto il mondo) ha dimostrato che il finanziamento del reddito di base incondizionato in Svizzera è fattibile. Secondo questo studio, dei 210 miliardi che rappresentano il costo del reddito di base incondizionato, 70 miliardi verranno finanziati semplicemente sostituendo il sistema sociale attuale. Ad esempio, tutto il denaro che oggi viene usato per l’AVS, per gli assegni familiari, per i sussidi di cassa malati o per le borse di studio, andrà a finanziare la cassa del reddito di base incondizionato. Altri 110 miliardi verranno finanziati col trasferimento dai redditi esistenti. Infine restano 30 miliardi che potrebbero essere finanziati attraverso un’imposta sull’energia, sull’emissione di CO2, con l’imposizione delle successioni, una tassazione più alta dei redditi elevati o valutando la possibilità di creare nuova moneta entro i limiti concessi per evitare un’impennata dell’inflazione. Strumento, quest’ultimo, che è stato utilizzato ampiamente dagli Stati per salvare le banche. Per le banche in difficoltà si può fare. Per i cittadini che stanno pagando sulla loro pelle gli azzardi del sistema bancario non si può fare altrettanto? Insomma, le possibilità per questi 30 miliardi che restano da finanziare sono molte ed è probabile che il Parlamento opterà per una miscela di tutte queste misure.

Finora quante firme sono state raccolte?
Il 20 gennaio a Basilea c’è stato un evento dove i 100 raccoglitori di firme più attivi si sono dati appuntamento con il compito di portare ciascuno 100 firme da raccogliere nell’arco di tempo di un solo mese, quello che precedeva l’evento. Sono felice di comunicarle che anziché portare 10 mila firme in totale, i raccoglitori ne hanno portate circa 15 mila, consentendo alla raccolta firme di raggiungere la quota ragguardevole di 70 mila firme raccolte dall’inizio della campagna, lo scorso mese di aprile.

E in Ticino?
In Ticino siamo a quota 700-800 firme. Nel nostro Cantone notiamo una mentalità più conservatrice verso le novità, al di là del loro colore politico, sommato ad una difficoltà oggettiva a trovare cittadini che si impegnino a raccogliere le firme per le iniziative. Soprattutto per quelle rivoluzionarie! Ma è sempre così, le cose rivoluzionarie si apprezzano a rivoluzione conclusa… .

Il formulario dell’iniziativa

Una foto dell’evento di Basilea citato da Donato Anchora

Svizzera: si pensa ad um ‘minimo’ (2000€ al mese) garantito. Oro rovesciato in piazza.

“Incoraggerà la gente a lavorare e a seguire i propri sogni. Darà il diritto di scegliere quello che si vuole fare.”
ricorda niente… ?

Oro in mostra nelle piazze … anche questo … ricorda niente?….

Di effetto la manifestazione che ha visto rovesciare 15 tonnellate di oro nella piazza del parlamento svizzero. E soprattutto, di grande effetto, la reazione della gente attorno che non si è buttata sull’oro per appropriarsene, … cosa sarebbe successo in Italia?

Fonte: iconicon.it

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