Svetlana Alexievich: ecco il potere mediatico del Premio Nobel

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Il Premio Nobel per la Letteratura assegnato alla bielorussa Svetlana Alexievich potrebbe essere finalizzato ad attaccare in maniera non troppo velata il Presidente russo Vladimir Putin.

È questa l’opinione dello storico Enrico Galoppini che non ha potuto fare a meno di notare che la donna non ha perso tempo ed ha già dato prova del suo dissenso nei confronti del Governo di Mosca. Pare, infatti, che la Alexievich non faccia mistero della sua opinione in merito alla condotta del Presidente Putin. Stando a quanto asserito dalla neo Premio Nobel che, tra le altre cose, ha origini ucraine, proprio Putin starebbe fomentando l’odio nei confronti dei cittadini, appunto, dell’Ucraina. La versione di Galoppini è diametralmente opposta: a suo parere, infatti, la responsabilità delle ostilità tra la Russia e l’Ucraina dovrebbe essere ricercata nelle politiche nazionaliste ed anti-russe messe in atto dal Governo di Kiev. Galoppini, pertanto, sembra non avere dubbi: ad aver creato enormi sofferenze ai popoli orientali russofoni sono stati proprio i nazionalisti. La politica di Putin, quindi, potrebbe non aver nulla a che fare con il complesso equilibrio tra Russia ed Ucraina.

A prescindere dalle responsabilità della difficile situazione di alcuni Paesi ex-sovietici, ciò che interessa a Galoppini è la modalità con cui vengono assegnati i Premi Nobel. Nella sua opinione, infatti, tale importante riconoscimento di rilievo internazionale ha assunto un’identità del tutto dubbia che pare avere come unico scopo quello di portare con sé dei valori da considerare universalmente validi oltre che applicabili. Il fatto è che, in linea generale, il Premio Nobel è considerato un riconoscimento dall’indubbio valore morale e, dunque, tutti coloro che se lo aggiudicano devono, in un modo o nell’altro, essere portatori del medesimo asset valoriale. Galoppini, dal canto suo, evidenzia il fatto che proprio il Premio Nobel oggi ha una dimensione molto diversa rispetto al passato e che deve essere considerato come un vero e proprio strumento di propaganda nelle mani dell’Occidente. Una cosa è certa: il Premio Nobel non deve diventare uno strumento dei potenti per plasmare l’opinone pubblica. In tal caso, infatti, si svuoterebbe del suo principale significato e si trasformerebbe in un mezzo utile a manipolare le menti degli individui.

A questo punto, c’è da chiedersi quale sia il ruolo della Alexievich. Pur non mettendo in dubbio la sua integrità morale, Galoppini si augura che prenda esempio da Grazia Deledda a cui, nel 1926, è stato assegnato il medesimo riconoscimento. La Deledda, infatti, pur avendo avuto la possibilità di esprimersi in merito a faccende politiche di rilevante importanza, decise di tenersi lontana da tali questioni. Ad esempio, in occasione di una visita a Stoccolma, volle portare il suo saluto ai fascisti che vivevano in tale città. In questa circostanza, il rappresentante della comunità andò ad incontrarla alla stazione e la donna non si lasciò andare ad alcun genere di manifestazione di antifascismo. Secondo Galoppini, quindi, Grazia Deledda deve essere considerata un esempio per tutti coloro che intendono sfruttare la visibilità ottenuta grazie al Premio Nobel. Quella di Galoppini, comunque, è un’opinione che, seppur legittima, deve essere presa in considerazione solo come tale.

Il team di BreakNotizie