Studi di settore 2016: novità per i lavoratori autonomi

Studi di settore 2016: novità per i lavoratori autonomi

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Fin dalla loro introduzione gli studi di settore hanno generato molte polemiche: dal 2016 sono però previste delle novità che rappresentano una mano tesa verso i lavoratori autonomi.

Gli studi di settore sono uno strumento utilizzato per accertare in modo induttivo i redditi di alcune categorie di lavoratori autonomi. Per ogni settore è stato elaborato uno studio teso a determinare il reddito annuale, su questo vengono poi applicate le imposte: ciò per tutti questi professionisti la cui dichiarazione appare non congrua rispetto agli studi di settore. Le polemiche non sono mai mancate perché in molti lamentavano di non avere in realtà quelle entrate e ciò soprattutto dall’inizio della crisi economica del 2008.
Proprio in virtù della congiuntura economica, l’Agenzia delle Entrate dichiara che nel triennio 2011-2014 sono diventate sempre meno le dichiarazioni che il software Gerico ha ritenuto congrue rispetto alle entrate ipotizzate con il sistema induttivo degli studi di settore: proprio per questo si mira a ridurre il numero degli stessi e semplificarli.

In realtà Gerico è già stato nuovamente tarato in vista della presentazione del modello Unico 2015. Il software è stato aggiornato tenendo in considerazione l’effetto crisi. Lo scopo era ridurre il numero delle dichiarazioni non congrue al fine di raggiungere l’obiettivo di avere studi di settore adatti alla nuova situazione economico-finanziaria. Tra i correttivi applicati c’è il calo di efficienza dovuto ad una minore remunerazione in relazione ai costi sostenuti per il personale o per i beni strumentali.

Nonostante questo primo passo, il 2016 segna ulteriori novità. Il primo importante fatto riguarda le direttive del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) inviate all’amministrazione finanziaria per il triennio 2016-2018. In base all’atto le nuove direttive che arrivano da via XX Settembre rispondono a criteri di maggiore internazionalizzazione e prendono spunto dalle migliori esperienze straniere volte a combattere l’elusione fiscale. Sempre nella direttiva è contenuto l’obbligo per le agenzie fiscali di aumentare il numero degli adempimenti fiscali spontaneamente compiuti dai contribuenti e una crescita dell’azione di contrasto all’evasione. Il Ministero dell’Economia ha precisato che i risultati di tale operazione devono essere tangibili attraverso l’uso di indicatori specifici. Il documento arrivato direttamente dal ministero guidato da Pier Carlo Padoan indica la necessità di ridurre la differenza tra imposte pagate ed imposte da pagare attraverso attività di controllo che però non devono essere invasive.

Le novità sugli studi di settore sono state presentate nel mese di gennaio 2016 e si applicheranno già dal modello Unico 2016. Sono stati realizzati ben 204 studi: di questi 54 si applicano al settore manifatturiero, 60 ai servizi, 24 ai professionisti e, i rimanenti 69, si applicano a chi opera nel commercio. La semplificazione ha portato all’eliminazione dell’obbligo di presentare il modello INE (Indicatori di Normalità Economica) e l’esenzione dalla presentazione degli studi di settore per coloro che hanno cessato l’attività nel periodo di imposta o si trovano in liquidazione ordinaria. La nuova dichiarazione prevede anche un apposito Quadro F in cui devono essere indicati i dati relativi alla congiuntura economica.

Queste le principali novità per la determinazione del redditi dei lavoratori autonomi a cui si applicano gli studi di settore.

 

 

Il team di BreakNotizie

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