Lo stress provoca la carie, studi scientifici lo dimostrano.

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Ci è stato sempre insegnato che per prevenire la carie dentaria bisognasse curare molto l’igiene orale e l’alimentazione. In particolare i pilastri della prevenzione sono da un latospazzolare i denti con una tecnica corretta dopo i pasti e utilizzare il filo interdentale allo scopo di rimuovere la placca batterica, dall’altro evitare cibi ricchi di zuccheri raffinati.

Tutto sembrerebbe scontato, se non fosse per il fatto che chiunque di noi dentisti che ha acquisito un po’ di esperienza ha avuto modo di notare che esistono persone che pur spazzolando perfettamente i denti e avendo una corretta alimentazione, passano la vita a combattere contro carie che spuntano come funghi, mentre altre persone con un’igiene orale scadente ed una alimentazione zuccherina hanno delle bocche assolutamente indenni da questa patologia. Inoltre, a parità di igiene orale e alimentazione, non ci si spiega come mai siano colpiti certi denti e non altri, e i denti colpiti cambino da persona a persona, pur con delle prevalenze.

Come mai a volte la carie “contagia” il dente vicino e altre volte no?

Come mai spesso la carie è simmetrica e colpisce gli stessi denti ai lati opposti della bocca?

Come mai persone che non hanno mai avuto carie improvvisamente in un momento della loro vita cominciano ad averle senza avere modificato nulla per quanto riguarda le abitudini di igiene orale e cibo?

Troppi interrogativi senza risposta che fanno vacillare la teoria della carie causata esclusivamente dalla placca batterica.

E allora? Quali altri fattori possono subentrare a influenzarne l’insorgenza?

A tal proposito hanno suscitato scalpore le parole pronunciate dal noto Oncologo Umberto Veronesi in occasione della Giornata Nazionale per la Ricerca sul Cancro 2014: “…la Medicina che pratichiamo oggi ha creato una scissione tra Corpo e Mente…” e ancora “…concentrandoci sugli organi abbiamo tralasciato il tema del Pensiero dell’uomo. Nella Medicina del futuro bisognerà tornare al vecchio pensiero platonico che diceva che bisogna curare l’anima (Psichè) per curare il corpo…”.

In effetti già ai tempi di Platone (428-328 a.C.) veniva utilizzata una Medicina con approccio olistico, in cui non si poteva curare “la parte” senza ricollegarla al “Tutto”, e in cui si sapeva bene che la “Psichè” era quella che determinava lo stato di salute del corpo.

Oltre al Prof. Veronesi, anche parte del mondo dei ricercatori ha capito quanto sia importante la Psiche nell’influenzare e modulare la cosiddetta “malattia”, recuperando l’approccio Olistico della Medicina. La PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI), disciplina scientifica con a capo l’italiano Prof. Francesco Bottaccioli (1), lavora per approfondire nell’Epigenetica le correlazioni tra ambiente, stress, comportamento e genoma trovando conforto e importantissimi riscontri nella letteratura internazionale, con test sia su animali da laboratorio che su umani non solo sul fatto che lo Stress modifichi l’Epigenoma ma anche sulla correlazione tra stress e malattia.

Lo stress provoca la carie?

In precedenza gli studi del geniale quanto contestato Dott. Hamer, medico tedesco, sin dagli anni 80 avevano dimostrato il collegamento tra eventi conflittuali quali shock biologici e le “malattie” (2). 

In particolare, per quanto riguarda la carie dentaria, il conflitto da lui individuato è quello di“voler mordere e non poterlo fare”. Negli animali l’esempio citato era quello di un piccolo cane che possedeva un osso e un cane più grande arrivava e glielo portava via. Il piccolo cane avrebbe voluto mordere il cane grande per riprendersi l’osso, ma vista la mole del suo rivale, decideva di rinunciare, patendo una svalutazione legata al non poter agire a causa della percezione della differente mole tra i due animali.

Ma in noi esseri umani che succede? ln questo blog, in un post precedente, ho dimostrato come la voglia di mordere sia ancora presente nei bambini e in molti adulti. Nella gran parte delle persone però, a causa dei condizionamenti del vivere in società, questa si è trasformata in un mordere “a parole” e non in un mordere reale.

Tutte le volte che in una situazione protrattasi nel tempo, avremmo voluto mordere metaforicamente qualcuno pronunciando delle parole e non lo abbiamo fatto, sia perché abbiamo pensato che non è bene farlo, sia perché non ci conveniva, e ci siamo dovuti tenere tutto questo “non detto” dentro, abbiamo posto le condizioni per creare delle carie.

Un tipico esempio lo troviamo nell’ambiente di lavoro quando tutti i giorni si ha a che fare con un capo arrogante, despota e vessatore. In questi casi vorremmo rispondergli per le rime ma se lo facessimo rischieremmo il posto o perlomeno correremmo il rischio di incappare in una sanzione.

Questo volergli rispondere “mordendolo” e non poterlo fare è all’origine, secondo Hamer, delle carie negli umani.

Anche la Medicina Ufficiale si è occupata di questo. Pur non arrivando alla precisione raggiunta dal medico tedesco, numerosi ricercatori hanno potuto constatare il collegamento stretto tra la presenza di uno “Stress”, da loro non ben definito, e l’insorgenza di carie.

La letteratura medica è molto ricca a questo proposito, ma stranamente tali ricerche non sono mai state prese in considerazione dal mondo scientifico.

Segnalo qua solo alcuni dei numerosissimi lavori, scelti tra i più interessanti.

Già nel 1980 (3) dei test effettuati sui ratti sottoposti a shock elettrici ai quali non potevano sottrarsi, dimostravano il collegamento tra Stress degli animali e aumento delle carie dentarie.

Uno studio del 1992 su rifugiati politici sudafricani (4), ha messo in evidenza che gli individui sottoposti ad uno Stress maggiore erano quelli che formavano più carie.

Un altro studio epidemiologico del 1991 (5) condotto su bambini in Giappone nella città di Fuji, ha stabilito delle correlazioni precise tra carie dentali e tratti della personalità quali dipendenza, instabilità emotive e nervosismo.

Alla luce dell’interpretazione del Dott. Hamer, è facile notare come in questi casi è sempre presente la voglia di mordere e non poterlo fare.

Altri lavori del 1995 (6), 2003 (7), 2005 (8), 2013 (9) fanno un passo più avanti, e collegano lo Stress dei genitori ad una maggiore incidenza di carie nei bambini, dando così sostegno alla teoria che sta alla base della Dentosofia e della decodifica dentaria, che interpretano dente per dente il disagio psicoaffettivo del bambino, dovuto ad una domanda non soddisfatta nel rapporto con i genitori. Anche qua non abbiamo altro che varie sfumature di“voglia di mordere e non averlo potuto fare”, in questo caso legata all’interazione del bambino con i genitori. Più i genitori sono sottoposti a Stress e meno sono nello stato in cui sono attenti a soddisfare le esigenze psicoaffettive dei figli, da cui l’insorgenza delle carie in questi ultimi.

Da non sottovalutare gli importanti studi effettuati a tal proposito da Medici e Dentisti francesi come Orsatelli J., Caffìn M., Vereeck E., Beyer C., Montaud M., Mathieu R. e dall’italiano Ovidi R.

Nel 2012 (10) un altro interessantissimo lavoro ha potuto correlare anche lo Stress degli studenti accademici con l’insorgenza di carie dentali.

Cosa succede all’interno dei denti delle persone sottoposte a stress?

Determinanti anche i lavori del Dott. Steinmann (11) (12) (13) (14) e più recentemente, nel 2011, del Dott. Southward (15), che hanno potuto verificare esattamente cosa succede all’interno dei denti delle persone sottoposte a Stress. Il fluido dentinale, un liquido che protegge il dente e che normalmente è diretto in maniera centrifuga dall’interno del dente verso l’esterno, in situazioni di Stress, in seguito all’influenza dell’ipotalamo e della porzione endocrina della ghiandola parotide, inverte il suo flusso dirigendolo dall’esterno verso l’interno e rendendo così il dente suscettibile all’azione degli acidi dei batteri e dei batteri stessi.

L’alimentazione e l’igiene orale corretta per il controllo della placca batterica, quindi, non sono inutili, perché limitano i danni in situazioni in cui le persone sottoposte a Stress hanno i denti recettivi alla possibilità di fare delle carie. La loro funzione però cambia, in quanto diventano elementi secondari e non attori principali nella formazione della carie dentaria.

Concludendo, alla luce dei numerosi lavori scientifici presenti in letteratura si può affermare con certezza che non vi siano ormai più dubbi sulla correlazione tra Stress e carie dentaria. Fa pensare invece che questa conoscenza, a tutt’oggi, nel 2014, non sia di dominio pubblico.

Un’alimentazione priva di zuccheri raffinati e una corretta igiene orale rimangono dei fattori importanti per la prevenzione, impedendo o rallentando anche in denti predisposti dallo Stress la formazione della carie. Non agiscono però sulla causa a monte, ovvero lo Stress, ma sui fattori a valle. Numerosi operatori, hanno individuato nella “voglia di mordere e non poterlo fare” o comunque in conflittualità psicoaffettive la tipologia di Stress che causa la carie e tutt’oggi altrettanti operatori, tra i quali il sottoscritto, stanno lavorando perdecodificare e portare alla luce il messaggio nascosto nei nostri denti. Rimanete collegati!

 

 

 

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