Spunti di Carnevale: origini e festeggiamenti

Spunti di Carnevale: origini e festeggiamenti

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Ogni anno migliaia di persone in tutto il mondo si ritrovano a celebrare una delle feste più spensierate e colorate che animano la nostra quotidianità: il carnevale.


Tale festività deriva il proprio nome dall’espressione latina carnem levare, ovvero “eliminare la carne”, in quanto il riferimento esplicito era al banchetto che si preparava per il martedì grasso, cioè per l’ultimo giorno prima del periodo di digiuno ed astinenza della Quaresima.

Il carnevale si festeggia in tutti i Paesi di tradizione cattolica, dal giovedì grasso (l’ultimo giovedì prima del digiuno di Quaresima) al martedì grasso. I festeggiamenti sono davvero spettacolari e maestosi e, nella maggior parte dei casi, vengono realizzati in luoghi spaziosi, come enormi piazze e larghi viali, dove possono sfilare giganteschi carri allegorici decorati con ornamenti dedicati al tema festoso e giocoso del momento e costumi ricchi di particolari e dettagli di non poco conto; nell’ultimo giorno di carnevale la bellezza delle sfilate, dei giochi e degli spettacoli attira migliaia di spettatori e partecipanti nelle più rinomate località carnevalesche, come Venezia e Rio de Janeiro.

Il carnevale di Venezia è uno dei più famosi a livello mondiale, soprattutto per l’antichità della festa e per l’atmosfera che si respira passeggiando per quel luogo incantato che è il capoluogo veneto. La prima testimonianza che si ha dei divertimenti a Venezia in questo periodo è risalente addirittura al 1094, dove il doge Vitale Falier, in un documento, scrive di divertimenti pubblici, citando per la prima volta il termine “carnevale“.
Il primo documento ufficiale, però, che sottoscrive il carnevale di Venezia come festa pubblica, è un editto del 1296, nel quale il Senato della Serenissima dichiara festivo il giorno precedente la Quaresima.
Durante l’intera giornata del carnevale i cittadini indossano non solo sofisticati costumi di mille generi, ma anche maschere elaborate e degne di ammirazione vista l’incantevolezza. In tempi antichi era, dunque, possibile celare in maniera totale la propria identità, eliminando così qualsivoglia forma di appartenenza personale a classi sociali, sesso e religione. Chiunque poteva, quindi, assumere determinati atteggiamenti e comportamenti sulla scia della propria nuova identità, decisa grazie al costume indossato e alla maschera presentata.
È per questa ragione che il saluto, comunemente ascoltato durante i festeggiamenti quando si incrociavano altri mascherati, era un semplice Buongiorno signora maschera!

Indossare una maschera per il carnevale, al giorno d’oggi, riguarda più che altro un aspetto goliardico, di puro e mero divertimento, ma non è sempre stato così.
Nel mondo occidentale, infatti, l’uso della maschera è stato ormai attestato essere praticato sia nei riti Dionisiaci dell’Antica Grecia che durante i Saturnali romani. In queste festività era solito che si rovesciassero le gerarchie sociali precostituite, in maniera tale che gli schiavi potessero ritenersi liberi e la classe d’élite potesse essere presa di mira dagli scherni dei plebei.
La stessa situazione si verificava durante il carnevale di Venezia in epoca medioevale, tant’è che si potevano trasgredire le regole e persino insultare il doge!

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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