Sotto il Monte Antealo si muore per frane come 300 anni fa: opere finanziate ma ancora “in progettazione”

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Nella zona del Monte Antelao, quello che viene comunemente definito come il “Re delle Dolomiti”, da quasi 300 anni le popolazioni sono a rischio frane e questo ha causato molti morti. Tra San Vito di Cadore e Borca, che si trovano in questo territorio, sono morte 5 persone solo negli ultimi 6 anni.

Eppure nel corso degli ultimi 16 anni, da parte delle autorità preposte al controllo della zona, sono stati decisi ben 6 interventi, ma in tutti i casi le opere sono ancora ferme alla fase di progettazione.

Le cifre sono importanti: a San Vito di Cadore sono stati stanziati 500mila euro per la realizzazione di opere di contenimento; nella vicina Borca, sempre per opere di contenimento, e proteggere il paese, sono disponibili tre milioni e 500mila euro; per il problema dell’eterna frana che minaccia Ciancia, sono stati stanziati soldi in più occasioni: nel 1999 quasi 5 milioni di euro, a cui sono seguiti gli stanziamenti del 2002, un altro milione, e del 2006, quando i soldi stanziati sono stati 1 milione e 700mila euro. In totale si parla di un importo pari a 11 milioni e 690mila euro, ma tutto, allo stato attuale, secondo quanto si evince dal sito Italiasicura, è “in progettazione”.

Il rischio di frane in tutto il territorio che si trova sotto il Monte Antelao è molto alto ed è a conoscenza di tutti, dalle istituzioni ai cittadini: tuttavia, nel corso degli ultimi anni, oltre a stanziare dei soldi si è solo parlato di quello che si dovrebbe fare. Sono state presentate delle delibere, che a loro volta sono state seguite da progetti, ma ogni volta che piove cresce la paura quando dalle pendici della montagna scendono a valle fango e ghiaia, che sembrano essere “vomitate” e che hanno l’effetto di travolgere tutto quello che si trovano di fronte.

Le popolazioni ricordano ancora le prime notizie di morti sotto le frane, anche se sono passati quasi 300 anni dal 22 luglio 1737, quando sul territorio, che apparteneva all’epoca alla Repubblica Serenissima, una frana distrusse completamente la frazione di Sala, causando anche la morte di 7 persone. Successivamente, nell’aprile del 1814, quando dominava il Regno d’Italia istituito da Napoleone, venne registrata quella che è ricordata come la frana più disastrosa dell’intera storia delle Dolomiti. In quell’occasione, le vittime furono infatti 250.

Negli annali storici restano anche i danni subiti, a ripetizione, da Ciancia, con calamità avvenute nel 1868, e successivamente nel 1994 e subito dopo, nel 1996. Nel luglio del 2009, quando una frana travolse il paesino di Ciancia ed in particolare una baita nella quale morirono due persone di 86 e 63 anni, madre e figlio, si fece sentire anche Giancarlo Galan, all’epoca presidente della Regione Veneto, il quale dichiarò che queste morti erano evitabili. Ma la frana di 60mila metri cubi non ebbe pietà ed anche nello scorso mese di agosto se n’è verificata un’altra che ha travolto un parcheggio, causando 3 vittime, la più giovane della quali una ragazza di soli 14 anni. In questo caso la frana è stata ancora più imponente, ed è stata calcolata in circa 100mila metri cubi di materiale.

Eppure i soldi necessari per le opere erano disponibili sia prima della frana del 2009 che di quella di quest’anno. Spulciando nel sito “Italiasicura”, si scopre che alla voce “stato del cantiere”, si legge la stessa dicitura per tutti gli interventi: “in progettazione”. Sempre navigando all’interno del sito, si vede che, al momento attuale, in Veneto sono aperti ben 288 interventi di messa in sicurezza, finanziati per un impegno totale di 152 milioni di euro.

Il team di BreakNotizie