Siria, si moltiplicano i segnali positivi di buona volontà da parte delle grandi potenze. Forse ci siamo.

Siria, si moltiplicano i segnali positivi di buona volontà da parte delle grandi potenze. Forse ci siamo.

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Si ritirano i russi, improvvisamente, come erano venuti. Ma per i foreign fighter turchi, sauditi, iuguri cinesi (etc.) dovremo aspettare. Gli incontri tra le diplomazie si susseguono fervidi, dopo che il sangue è stato sparso: ora, sembra, ci si accontenterà solo di un ‘pezzettino’ di Siria. Per i siriani, per quelle che erano le intenzioni iniziali, è già un bene.

Una squadriglia di Su-34 della Ruaf è partita ieri dalla base di Latakia in Siria ed ha raggiunto la propria base, nella cittadina russa di Veronezh. Poco dopo, è tornata in patria anche una seconda squadriglia di Su-34 insieme ad un aereo cargo Ilyushin Il-76. Oggi invece è stato il turno di un gruppo di velivoli Su-25 che hanno lasciato la base Hmeimim scortando un altro Il-76.

Il ritiro sembra il ‘‘Veni, vidi, vici” pronunciato da Giulio Cesare nel 47 a.C. contro l’esercito di Farnace II a Zela nel Ponto. Il 30 settembre, nessuno si aspettava l’inizio di bombardamenti russi in Siria fino al giorno prima e così è accaduto per il ritiro. Non sono mancate le interpretazioni dei giornalisti e degli analisti che hanno dissertato parecchio sul gesto ‘a sorpresa’ di Mosca. Ma Putin ha dichiarato che il ritiro delle forze russe è stato eseguito per favorire un clima di distensione che possa influire favorevolmente sui negoziati di Ginevra. Non c’è motivo per non credergli: gli obiettivi primari sono stati raggiunti.  Niente di più, non esiste alcuna motivazione recondita, sin dall’inizio l’obiettivo dichiarato non era quello di una vittoria schiacciante ma fornire supporto alle logorate forze governative allo scopo di riequilibrare le sorti delle forze in campo e ricreare le condizioni favorevoli per riportare i vari attori intorno ad un tavolo a negoziare.

Ma non siamo ingenui. E’ innegabile che se i russi sono riusciti a fare in poco più di 13 settimane quello che la coalizione a guida USA (dotata di forze soverchianti), non è riuscita a fare in un anno e mezzo, vuol dire solo una cosa: non c’era la volontà di farlo. La ragione è semplice, “il nemico del mio nemico è mio amico” dice un proverbio italiano: abbiamo una infinità di prove che l’intenzione occidentale era quella di utilizzare Isis e la jahad per far crollare il governo siriano. Il documento desecretato della Defense Intelligence Agency degli Stati Uniti (DIA) del 2012 che parla di appoggiare la creazione di  “principato” (stato) “salafita”  (fondamentalista islamico) per far cadere Assad, dimostra che l’acutizzazione della crisi è stata voluta. Sono in tal senso, anche innumerevoli ed esplicite dichiarazioni fatte da illustri rappresentanti dell’amministrazie USA, come Michael Flynn, direttore dell’intelligence USA, il generale Wesley Clark  e la stessa Hillary Clinton, canditata alla presidenza USA.

Chiaro è anche il supporto turco ai ribelli turkmeni, ad al Nusra e a ISIS (quest’ultimo sembra essersi interrotto dopo che Ankara ha dovuto cessare l’acquisto del petrolio del Califfato per via della distruzione delle linee di rifornimento da parte dell’aviazione di Mosca): da qui l’accanimento contro i curdi che hanno tentato di chiudere l’ultima via d’accesso per la Turchia nella zona frontaliera di Azaz – Efrin – Jarablus.

Comunque tutto ciò che è accaduto, si spera, servirà alle grandi potenze, a rivedere alleanze e strategie (visto anche gli innumerevoli problemi che il far le ‘proxy war‘, portano nel mondo e sino a casa nostra, in Europa). Ora al di là di queste considerazioni amare, quel che importa è che il cessate il fuoco finora regge: anzi, la cessazione delle ostilità in Siria, sta procedendo meglio del previsto. Il Segretario di Stato USA John Kerry la prossima settimana raggiungerà Mosca per discutere del ritiro russo e sui dettagli del piano di pace. Da parte sua, il presidente siriano Assad ha dichiarato che si aspetta che gli Stati Uniti applicheremo una maggiore pressione su coloro che si oppongono al processo di pace (Ria Novosty). Incoraggiante che anche l’opposizione siriana presente a Ginevra ha espresso un giudizio positivo sul gesto di distensione deciso unilateralmente dalla Russia .

Sul terreno, gli attacchi continuano solo contro ISIS, al Nusra e altre formazioni terroristiche. La località più calda è il fronte di Palmira dove oggi il reparto siriano di élite ‘Tiger force’ ha conquistato una collina a un km dall’ingresso del centro abitato.  L’obiettivo, una volta liberata la città, sarà quello di raggiungere  la città assediata di Deir Ezzor, più a nord. E’ un’operazione militare difficile, perchè Daesh sa benissimo che se questa manovra riuscirà significherà l’inizio della fine del suo ‘Califfato’.

Ma la popolazione è stremata. Ormai ogni famiglia ha i suoi morti a causa della guerra, moltisimi non hanno un tetto. La guerra siriana sarà ricordata per sempre come una brutta pagina di storia, in cui la Comunità Internazionale ha dato il peggio di sè. Ad ogni modo, è fugato una riproposizione dello scenario libico in chiave siriana. La prospettiva più accreditata è invece un accordo in via di definizione tra Usa e Russia per una federalizzazione della Siria con ampie aree autonome ai curdi ed ai sunniti.

I prossimi giorni saranno un test sulle reali intenzioni delle parti coinvolte nel conflitto: si vedrà se esse vorranno cogliere l’occasione per una soluzione ragionevole e condivisa che metta la parola ‘fine’ alla guerra siriana o meno.

– di Patrizio Ricci  – (pubblicato su LPL News 24)

 

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