Siria: in 800.000 tornano in patria dopo i raid della Russia

Siria: in 800.000 tornano in patria dopo i raid della Russia

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Stando alle dichiarazioni rilasciate dalle fonti ufficiali siriane, pare che siano circa 800.000 i rifugiati che, dopo i raid russi, sono tornati nelle proprie abitazioni. Senza alcun dubbio, tale dato lascia spazio all’ipotesi che il Governo di Bashar Al Assad non abbia alcuna responsabilità nella dipartita di moltissimi siriani.

Una cosa è certa: i raid russi erano finalizzati a combattere lo Stato Islamico che, nell’opinione del Presidente Vladimir Putin, è l’unico reale nemico da combattere. Il fatto è che, però, gli 800.000 rifugiati che hanno fatto ritorno in Siria mettono irrimediabilmente in dubbio la tesi americana secondo la quale per riportare la pace è necessario spodestare Bashar Al Assad. Che la strategia di Putin stia dando i primi frutti? Probabilmente, sì. Inoltre, almeno per l’opinione pubblica, quella americana sembra essere un’operazione priva di fondamento che sembra avere come unico obiettivo il rovesciamento del Governo di Assad per dare forma ad un nuovo assetto geo-politico in Medio Oriente.

Ma quanto dureranno ancora le operazioni USA in Siria? Senza alcun dubbio, i russi potrebbero gestire in totale autonomia la situazione siriana e, molto probabilmente, in breve tempo, sarebbero in grado di fermare la deriva islamica che sta pericolosamente mettendo a repentaglio la pace in Medio Oriente. Gli americani, però, potrebbero non essere del medesimo avviso e, soprattutto, non hanno affatto intenzione di lasciare carta bianca a Vladimir Putin che potrebbe prendere il controllo ottenendo, così, una porta sul Mediterraneo che gli consentirebbe di avere un’influenza sempre più massiccia anche in Occidente. Cosa ne pensa, invece, l’Unione europea degli interventi russi in Siria? Per il momento, non vi sono reazioni ufficiali ai dati diffusi dalle autorità siriane ma, di sicuro, quella degli 800.000 rifugiati che hanno fatto ritorno in Siria è una notizia che potrebbe giovare non poco alle istituzioni europee che, nell’ultimo periodo, hanno dovuto fare fronte ad un flusso migratorio particolarmente massiccio e difficile da gestire.

In buona sostanza, quindi, i raid russi in Siria potrebbero giovare anche all’Europa afflitta dalla crisi dei migranti. Barack Obama, pertanto, è costretto a prendere una decisione e, soprattutto, a trovare un fondamento giuridico all’operazione in Siria. I russi stanno combattendo l’ISIS e, ogni giorno di più, stanno dando prova del fatto che il Governo di Assad non rappresenta il nemico da combattere ma, piuttosto, un valido alleato su cui fare leva per obbligare i ribelli dello Stato Islamico ad indietreggiare. I falchi del Congresso americano, però, non sembrano essere della medesima opinione e, al contrario, pare che abbiano tutta l’intenzione di portare avanti la propria strategia ad ogni costo. Non rimane, quindi, che capire quale sarà il futuro della Siria. Una cosa è certa: qualche giorno fa, un aereo Russo proveniente dall’aeroporto egiziano di Sharm el Sheikh e diretto a San Pietroburgo è stato abbattuto ed i ribelli dell’ISIS hanno rivendicato l’attentato dicendo che si è trattato di una vendetta per i raid dei giorni precedenti. Che gli Stati Uniti d’America abbiano paura delle ritorsioni dei ribelli dello Stato Islamico?

Il team di BreakNotizie

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