“Se usciamo dall’euro cosa ne sarà dei nostri risparmi?”

“Se usciamo dall’euro cosa ne sarà dei nostri risparmi?”

- in Economia, Italia
893
0

Supponiamo che tutti i risparmi degli italiani rimangano in euro. Questo significa che dovrebbero rimanere in euro i conti correnti e i conti deposito, gli investimenti in titoli di stato e quelli emessi da imprese private e probabilmente anche le “azioni risparmio” e altre forme di risparmio come il TFR e i fondi pensione. Qui per semplicità analizziamo solo il caso dei conti correnti.

I depositi sui conti correnti sono, dal punto di vista della banca, delle passività: la banca cioè deve al correntista una certa somma di denaro. Viceversa i mutui e in generale i prestiti (impieghi) sono attività, poiché qualcuno deve del denaro alla banca. Se i depositi rimangono in euro mentre gli impieghi vengono convertiti in lire, è evidente che la banca subirà una perdita nel momento in cui la lira si svaluterà, come prevedibile, nei confronti dell’euro, perdita tanto più grande quanto più grande sarà la svalutazione. Una situazione difficilmente gestibile, anche considerando che le banche italiane sono già appesantite dalle sofferenze (crediti che non vengono rimborsati) causate dalla crisi, che porterebbe molto probabilmente al fallimento di diversi istituti di credito e a pesanti ripercussioni su tutto il sistema creditizio. Il collasso del sistema bancario, che la proposta di Di Maio in teoria dovrebbe evitare eliminando la corsa agli sportelli, diventerebbe il risultato più probabile.
Un discorso simile può essere fatto per i titoli privati e pubblici. In questo caso le perdite sarebbero a carico degli emittenti (imprese private e stato).

LASCIARE ANCHE I MUTUI IN EURO
Si potrebbe pensare di mantenere anche i mutui in euro. Così facendo il problema si sposta sui mutuatari: essi infatti percepiranno i loro redditi (stipendi, salari, redditi da lavoro autonomo) in lire, mentre dovranno pagare il mutuo in euro. Una situazione del genere, ma di dimensioni modeste, si produsse nel 1992 quando la lira uscì dallo SME e mise in difficoltà chi aveva mutui in ECU. In questo caso però riguarderebbe la generalità dei mutuatari e non solo una minoranza, con effetti potenzialmente molto gravi sui bilanci di milioni di famiglie.

STABILIRE UN SOGLIA
Si potrebbe anche pensare di lasciare in euro solo i conti sotto i 100mila euro, quelli “garantiti” per legge. A quanto ammontano? Secondo la relazione annuale 2013 del fondo interbancario di garanzia, l’ammontare dei fondi coperti da garanzia è pari a 736 miliardi di euro, un po’ meno della metà del PIL. Anche limitando la non-conversione ai soli “fondi rimborsabili” o ai soli conti effettivamente al di sotto del 100mila euro (il fondo infatti garantisce anche i c/c sopra i 100mila euro ma fino a tale soglia), si parla comunque di cifre tutt’altro che trascurabili, rispettivamente 500 miliardi (1/3 del PIL) e 392 miliardi (1/4 del PIL). Difficile immaginare una ripresa del credito in queste condizioni.
Ho provato a mettere un post di risposta ma non riesco a farlo entrare. Comunque è importante che se ne parli

L’idea originale di uscire dall’Euro gradualmente, senza imporre la conversione forzosa dei conti bancari in lire, viene da Warren Mosler, il quale conosce come funzionano i meccanismi bancari meglio di tanti, avendoci lavorato tutta la vita, posseduto un paio di piccole banche e fatto anche parecchi soldi sui mercati. Il punto essenziale è capire che non è assolutamente necessario imporre la conversione forzosa delle lire perchè puoi creare un sistema di moneta parallela per alcuni anni. Ne parlo anche io ad esempioche ho scritto un libro con la prefazione di Mosler e di Biagio Bossone che è al Fondo Monetario, in cui si propone in pratica un piano graduale di uscita dall’Euro, dove la prima mossa è creare 100 o 150 miliardi di crediti fiscali (“in euro”, cioè che formalmente sono euro, ma in pratica si svalutano…)
[Nota: su questo il mio collega Cattaneo non ha la stessa idea, per lui con i crediti fiscali puoi fare funzionare l’eurozona. Per me la fai invece saltare dall’interno salvando l’economia italiana] Questo è un piano apiù graduale di quello indicato da Mosler nell’articolo del 2011 di cui sopra, ma su cui Mosler è d’accordo, come ha scritto nellaprefazione al nostro libro con Hoepli)

Lo stato italiano crea della moneta sotto forma di crediti fiscali (e Btp fiscali…) mettendo la UE davanti al fatto compiuto e poi se questa si oppone (come è probabile) va avanti verso l’uscita dall’Euro e lo stato inizia a spendere e incassare tasse in lire come spiega Mosler.

In pratica l’Uscita dall’Euro avviene in tre stadi:
i) emetti crediti e Btp fiscali in euro e nazionalizzi un paio di banche per farglieli comprare, creando così una moneta parallela, che ovviamente si deprezza verso l’euro,
ii) lo stato inizia a spendere e incassare in lire,
iii) si passa gradualmente alla lira per la maggioranza delle transazioni, man mano che anchei conti in banca vengono gradualmente e spontaneamente convertiti in lire, ma senza mai imporre la conversione forzosa per legge

Un idea vagamente simile, di passaggio graduale dagli euro alle lire senza dover congelare un weekend tutto e poi convertire in lire, la trovi anche nel programma di Alternative Fur Deutschland che è un partito formato da economisti come Berndt Lucke.

L’obiezione che KeynesBlog, giustamente, solleva è sulle banche che avranno perdite perchè le loro passività e attività saranno, in parte, in valute diverse. Bene questo però è ovvio, qualunque uscita dall’Euro richiede che le banche vadano nazionalizzate e ricapitalizzate. Cosa però che quando hai la tua Banca Centrale puoi fare, come è dimostrato da infiniti esempi recenti, dalla crisi bancaria in Svezia degli anni ’90, a quella delle banche nel sud-est asiatico nel 1999, a quella delle banche inglesi e americane del 2008-2009…

Per chi lo avesse scordato la più grande banca inglese, Royal Bank of Scotland è stata di fatto nazionalizzata e così la più grande assicurazione del mondo, AIG e così sono di fatto nazionalizzate Freddie Mae e Freddie Mac. Peccato che nei paesi “anglo” nazionalizzano nel senso che lo stato ci mette il capitale e la Banca centrale compra i loro asset marci, ma le tengono poi in borsa con i CEO che lo stesso incassano bonus e stock options.

La cosa importante è capire però che, contrariamente a quello che dicono Borghi e Bagnai e anche dall’altro lato i difensori dell’eurozona, non occorre convertire i conti bancari in euro e quindi non esiste quindi motivo per la gente in Italia di portare via i soldi dalle banche durante il processo di ritorno alla lira. E quindi puoi respingere tutto il terrorismo “sui risparmi e la ricchezza bruciati degli italiani” con cui dalle TV di regime intimidiscono la popolazione

Per quanto riguarda le banche nel caso di uscita dall’Euro ripeto che non c’è dubbio che lo stato italiano le debba ricapitalizzare e nazionalizzare. Ma cosa c’è di male ? Di fatto in America e Gran Bretagna lo stato ha stampato moneta per migliaia di miliardi per tenerle a galla (anche se non le hanno nazionalizzate) negli ultimi anni se non ve ne siete accorti… E così farà lo stato
italiano…

Proprio non capisco. Abbiamo tanta gente, direi tra gli economisti forse la maggioranza, che viene dalla sinistra ex-comunista e marxista come area di riferimento e tradizione culturale e hanno un timore reverenziale delle banche, come se fossero il profeta per i musulmani.

Ragazzi, le banche si ricapitalizzano e nazionalizzano, se puoi creare moneta con la tua banca centrale. Un poco di socialismo ogni tanto ci vuole. E non è così complicato…

 

 

http://www.monetazione.it/blog/defaultEconomia.php?topicGroupID=1&idr=123576967#123576967

Commenti

commenti

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

Lettera a Berlusconi, a Salvini e alla Toffa

QUATTRO PRECISE CONDIZIONI PER VOTARE FORZA ITALIA Commenti