Scuola, niente più gruppi WhatsApp: “Sono pericolosi”

Scuola, niente più gruppi WhatsApp: “Sono pericolosi”

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Sempre più presidi bandiscono le chat fra genitori

Gruppi WhatsApp nelle scuole? No grazie. Alcuni presidi e insegnanti in diverse scuole italiane hanno preso una decisione abbastanza drastica nei confronti dell’utilizzo imperante, da parte di molti genitori, di gruppi su WhatsApp usati per coordinarsi nello scambio di informazioni, compiti e tanto altro relativo all’impegno scolastico dei figli.
Il motivo della decisione drastica di bandire i gruppi WhatsApp dei genitori da alcune scuole è dovuto principalmente all’abuso che si fa di questo mezzo. A detta di molti presidi e insegnanti, troppi genitori si presentano a scuola arrabbiati o infastiditi per affermazioni non gradite o offese fatte da altri genitori, oppure incomprensioni con docenti.

Insomma, da utile strumento di coordinazione veloce, di scambio di link e foto, l’app è diventata una scusa per litigi e scambi di offese. Tanto che il dirigente dell’istituto milanese Giovanni Pascoli ha raccontato di aver dovuto intervenire più volte per sedare delle piccole o grandi liti fra i genitori, alcune volte rivolte proprio contro i docenti, ed il tutto relativo a chat ed affermazioni scambiate proprio su WhatsApp. La soluzione che il preside della Giovanni Pascoli ha scelto è sicuramente drastica: ha letteralmente vietato ai docenti di intervenire nelle discussioni, per mezzo di un’apposita circolare scolastica.
Secondo il preside, il fatto che alcuni insegnanti provino a fare da moderatori innesca un meccanismo “pericoloso”.

Da questo momento, quindi, le comunicazioni fra docenti e genitori avverano solamente per mezzo del classico diario, sul quale verranno annotati compiti e informazioni.
Scambio di mail o di telefonate fra professori e insegnanti, alla Pascoli, saranno consentiti solamente per situazioni di urgenza. La preside dell’Istituto Maffucci di Milano, Laura Barbirato, ha sostenuto che le chat di WhatsApp possono diventare un’arma a doppio taglio, talora anche utilizzata per ferire i ragazzini. Tanto che la Barbirato ha inviato una lettera a tutti i genitori per richiedere un utilizzo più ponderato degli strumenti informatici, ed ha addirittura pensato di convocare un’assemblea sul tema. Insulti, affermazioni dette senza pensarci su troppo, offese: insomma, le chat di WhatsApp stavano diventando uno strumento dannosissimo. A Milano, addirittura, una mamma ha scritto sulla chat della scuola chiedendo chi fosse ad aver un problema di igiene, dopo che per la terza volta c’era stata un’epidemia di pidocchi a scuola.
Da mezzo utile per comunicare e scambiarsi anche idee, consigli e compiti, le chat di WhatsApp si erano tramutate in occasioni di litigio che, neanche a dirlo, non erano certo positive per i bambini.
Motivo per cui a Milano, e non solo, i presidi hanno deciso di dire basta. Ma lamentele sull’abuso di WhatsApp ci sono state in tutta Italia, non solo a Milano, a seguito di litigate e di incomprensioni fra genitori e docenti.

 

 

Il team di BreakNotizie

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