Schiavitù e lavoro minorile: secondo l’ONU sarebbero oltre 10 milioni i bambini costretti a lavorare

Schiavitù e lavoro minorile: secondo l’ONU sarebbero oltre 10 milioni i bambini costretti a lavorare

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Schiavitù e lavoro minorile sono fenomeni strettamente collegati: lo confermano i dati sconcertanti di un rapporto ONU


Schiavitù e lavoro minorile rappresentano fenomeni sempre più collegati. A testimoniarlo sono alcuni documenti presentati di recente all’Organizzazione delle Nazioni Unite da fondazioni e organizzazioni che ormai da tempo lavorano su questi temi. In base ai dati forniti, addirittura uno schiavo su quattro sarebbe minorenne. Naturalmente la schiavitù dei nostri tempi è diversa da quella classica, venendo etichettate in tal modo tutte le forme tese a sfruttare l’essere umano mediante la coercizione e facendo valere posizioni di potere che impediscono a queste persone di risultare libere da vincoli.

Quanti sono i moderni schiavi? Il report elaborato dall’Onu per il 2016 afferma come si tratti di una condizione comune ad oltre 40 milioni di persone, tra cui oltre dieci milioni di minori. Tra di esse circa 25 milioni sono costrette a lavorare forzatamente, mentre oltre 15 milioni sono state costrette a contrarre matrimoni obbligati. Proprio la decisione di immettere i matrimoni obbligatori in questo calderone ha consegnato all’Africa il primato continentale in questa classifica, nonostante il lavoro forzato sia meno presente rispetto agli altri continenti. Più di 4 milioni di queste persone sono ridotte in stato di schiavitù da enti statali, mentre poco meno di 5 milioni sono coloro che vengono sfruttati sessualmente.

Andrebbe comunque sottolineato come i dati in questione siano al ribasso, soprattutto per quanto riguarda i numeri di matrimoni imposti, se solo si pensa ad un altro studio, stavolta presentato dalla Banca Mondiale. In questo rapporto, risalente al luglio del 2016, le donne costrette a sposarsi contro la propria volontà sarebbero addirittura oltre 15 milioni all’anno. Solitamente si tratta di vere e proprie bimbe acquistate da persone che pagano un corrispettivo non sempre sotto forma di denaro. Si tratta di un istituto tradizionale ancora in voga presso svariate etnie, che viene non solo osservato ancora oggi, ma anche accolto con rispetto da chi lo pratica.

L’Africa si aggiudica anche un altro scomodo primato, quello relativo al lavoro minorile, categoria nella quale rientrano le occupazioni pericolose in cui sono impiegati i bambini, i quali sono in tal modo sottoposti a rischi molto elevati e vengono privati del diritto all’educazione, oltre ad avere un’infanzia normale. In questa condizione si trovano oltre 150 milioni di minori tra i 5 e i 17 anni, tra cui oltre 87 milioni di maschi. Va però notato come il rapporto tra i sessi si ribalterebbe, ove fosse considerato lavoro minorile anche quello domestico svolto per la maggior parte da bimbe e ragazze, che nello svolgimento di alcune mansioni rischierebbero di rimanere vittime di predatori sessuali.

A ricordare questa situazione è stato un rapporto elaborato dall’Unicef, sempre nel 2016, dal quale emerge come sia ancora troppo esteso il numero di minori costretti dallo stato di indigenza in cui versano le loro famiglie a lavorare invece di dedicarsi ad occupazioni caratteristiche della loro età.
In un quadro di questo genere, l’unica parziale consolazione deriva dalla constatazione di un regresso del fenomeno, se si pensa come tra il 2000 e il 2016 i piccoli costretti a lavorare siano calati di oltre 90 milioni di unità.

Il Team di Breaknotizie

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