Sburocratizzazione: la riforma a costo zero per uscire dalla crisi che i poteri forti non vogliono

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La burocrazia costa alle imprese ben 33 miliardi all’anno: i risultati di una ricerca di Confcommercio mettono in luce una vecchia malattia di cui l’Italia soffre da tempo

L’Italia per poter uscire dalla crisi ha bisogno di soldi: questo è quanto le due campane della propaganda politica, tanto a destra quanto a sinistra, continuano a proclamare a gran voce. Niente di più falso: se da un lato infatti un piano serio di investimenti nelle infrastrutture, senza elargire bonus a pioggia, potrebbe essere utile a far crescere la competitività, l’elemento chiave da curare per far ripartire le imprese italiane, specialmente quelle piccole, non richiede costi e si chiama sburocratizzazione.

I pesanti costi della burocrazia italiana

La conferma arriva da una ricerca di Confcommercio in collaborazione con l’Università di Trento riguardo gli effetti della burocrazia sulle aziende con meno di 19 dipendenti. La spesa raggiunge l’esorbitante cifra di 33 miliardi di euro annui, pari a quasi il 40% dei guadagni lordi degli imprenditori. In questi anni la burocrazia si è fatta talmente complessa che le aziende si vedono obbligate ad assumere delle risorse specializzate per adempiere ai compiti di questo settore oppure a delegare delle figure esterne, con costi ulteriori che stanno ormai diventando insostenibili.

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Una vecchia malattia che l’Italia si trascina da troppo tempo

Secondo Carlo Sangalli, il presidente di Confcommercio, la cattiva burocrazia non sarebbe una novità nel panorama italiano ma piuttosto una vecchia malattia che nel nostro Paese pesa molto più degli altri. A sua detta infatti: “Continua a produrre effetti dannosi indebolendo il sistema delle imprese e frenando la competitività e la crescita”.

La “semplificazione” della burocrazia: inutile e gravosa per gli imprenditori

Sebbene più volte Marianna Madia, ministro della Pubblica Amministrazione, abbia vantato i meriti del governo in quanto a semplificazione della burocrazia, i dati della ricerca di Confcommercio rivelano ben altro. È emerso infatti che il 75% degli imprenditori non ha avvertito alcun miglioramento o alleggerimento ed ha affermato altresì di non aver percepito alcun cambiamento positivo nell’informatizzazione di alcuni servizi. Diversi imprenditori ne hanno persino denunciato l’inutilità visto l’aumento degli oneri, come ad esempio la duplicazione dei documenti dal momento che viene tuttora domandata traccia cartacea degli adempimenti amministrativi.

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Burocrazia, palla al piede per lo sviluppo: la denuncia di Cottarelli

La burocrazia rappresenta un freno alla ripresa economica del Paese, eppure non si riesce ancora a risolvere il problema e ad attuare delle riforme realmente efficaci. Come mai? Semplicemente perché la struttura intricata della burocrazia italiana conferisce ancora più potere agli apparati amministrativi dello Stato. La testimonianza di Carlo Cottarelli ne è una chiara prova: il commissario alla revisione della spesa pubblica ingaggiato nel novembre del 2013 da Enrico Letta dopo nemmeno un anno ha rinunciato al suo incarico. “Più che con il sistema politico ho avuto difficoltà a relazionarmi con quello burocratico, chiuso ed estremamente impermeabile ad ogni azione finalizzata a modernizzare l’attività” ha asserito Cottarelli. Tuttavia, nessun politico si è curato di queste affermazioni e tantomeno si è sentito il dovere di vederci chiaro.

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Gli effetti perversi della burocrazia

L’Italia è l’unico Paese che abbia visto uno sciopero da parte dei commercialisti, talmente grave è la situazione. È successo poco più di un anno fa, per protestare contro “i numerosi e gravosi adempimenti introdotti dal decreto fiscale del 2016”. Secondo la categoria, infatti, le nuove misure, oltre a disattendere le continue quanto numerose promesse di semplificazione, contribuirebbero a “complicare ulteriormente il funzionamento del sistema fiscale del Paese”. Soltanto nel 2017, sono state scritte oltre 2000 pagine di nuove norme fiscali. Forse basterebbe fermare questo processo, “congelare” la normativa in modo da restituire certezze ai cittadini e alle aziende e far ripartire l’economia italiana. Si tratta però di una bella utopia: i politici sono troppo presi a dare le colpe delle nostre disgrazie all’Europa o a promettere aliquote fiscali flat o altri tagli fiscali. C’è anche chi, con ottimismo o follia, dichiara che l’Italia è fuori dalla crisi. Tutto questo mentre il Paese affonda.

Il Team di BreakNotizie