Sarahah: l’app di cui (non) avevamo bisogno spopola sul Web

Sarahah: l’app di cui (non) avevamo bisogno spopola sul Web

- in Tecnologia
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Il suo nome significa “onestà”, ma in molti casi è da leggere come “cattiveria gratuita”: l’app consente di inviare in anonimato messaggi ad altri utenti, ma c’è già chi teme episodi di cyber bullismo.

È una delle maggiori tendenze sui social in queste giornate d’agosto, con oltre 10 milioni di download negli store digitali: Sarahah è un’app particolare che in poco tempo ha catturato l’attenzione non solo degli utenti di tutto il mondo ma anche della stampa. Un vero e proprio fenomeno virale, destinato forse ad esaurirsi nel giro di poche settimane, ma che in questi giorni sta invadendo social, giornali e televisione. Ma di cosa si tratta esattamente?

Il funzionamento di Sarahah è semplice ed intuitivo: creato un profilo personale si ha la possibilità di ricevere messaggi anonimi da altri utenti, senza sapere però da chi arrivano. Chi visita il profilo può lasciare quindi all’utente un messaggio, anche senza essere iscritto alla piattaforma, e può decidere se rimanere nell’anonimato o se dichiarare la propria identità nel messaggio. La persona che riceve i vari feedback può gestirli rispondendo ai messaggi, cancellandoli oppure segnalandoli come preferiti.

Ideata e messa a punto dal 29enne saudita Zain Al-Abidin Tawfiq, l’applicazione è basata sull’idea secondo la quale le persone sono più libere di esprimere il proprio parere sincero se rimangono in anonimato. Nata nel 2006, Sarahah era inizialmente un sito web dedicato alle aziende: il suo scopo principale era quello di raccogliere i feedback dei dipendenti, commenti che poi potevano essere visionati dai datori di lavoro. “È un problema non da poco se i dipendenti non comunicano in maniera trasparente con i propri datori di lavoro“, ha spiegato Tawfiq, analista in una ditta petrolifera araba. Il nome dell’applicazione infatti significa “onesto” in arabo.

Successivamente Tawfiq ha deciso di diffondere la sua creatura anche al di fuori dei contesti lavorativi, così, da settembre 2016, grazie anche all’aiuto di alcuni influencer, Sarahah si è diffusa rapidamente in tutti i Paesi arabi. Il passo decisivo è stata la sua trasformazione in app per smartphone lo scorso 13 giugno. Da qui ha avuto inizio il suo grande successo e la rapida diffusione anche nel mondo Occidentale: dal Canada, seguito dagli Stati Uniti sino all’Australia, per poi arrivare anche in Europa, grazie alla viralità alimentata dall’app Snapchat.

L’assunto di base di questa applicazione non è male: nella descrizione ufficiale negli app store si parla di un “modo esplicito per la critica costruttiva in totale segretezza”. Non vale per tutte le persone, ma tendenzialmente si tratta di un modo per tollerare più facilmente delle critiche e degli insulti. In realtà, sinora, da ciò che si può vedere nella maggioranza dei feedback, sembra quasi un nuovo modo per insultare gratuitamente le persone oppure per molestarle o levarsi qualche sassolino dalla scarpa con messaggi al vetriolo: si parla già di allarme cyber bullismo. Sebbene lo sviluppatore di Sarahah creda fermamente nel self development e la possibilità di migliorare se stessi tramite le critiche costruttive, appare in maniera inequivocabile il fatto che sfociare negli insulti inopportuni con tale mezzo è un attimo.

Nonostante l’elevato numero di download, i pareri sull’app sono contrastanti: se da una parte oltre 13 mila fruitori lo vantano come un vero e proprio “miracolo dell’evoluzione di internet”, i restanti 11 mila utenti la giudicano grossolana e poco curata, oltre a tacciarla di essere un incitamento al cyber bullismo e terreno fertile per “bulli e codardi”.

Ma qual è il motivo del successo di Sarahah? In una Rete dove spopolano i famosi “leoni da tastiera” dal commento ed il giudizio facile non è difficile intuirlo. L’anonimato infatti consente a molti utenti, incapaci di “interfacciarsi” con il prossimo in maniera diretta, di comportarsi in maniera poco corretta senza preoccupazione alcuna riguardo le conseguenze. Considerato che in questi ultimi anni molte app e social network obbligano l’utente a “metterci la faccia”, Sarahah sembra quasi un rifugio sicuro ed una valvola di sfogo per quelle personalità che si sentono costrette dietro una facciata di perbenismo e tolleranza.

Tuttavia, poiché l’anonimato reale sulla Rete non esiste, risalire ad eventuali infrattori sarebbe molto semplice incrociando i dati del provider che ha fornito l’accesso all’utente ed i registri informatici di Sarahah. Da questa prospettiva l’app pare essere solamente l’ennesimo sistema di monitoraggio in grado di fornire, grazie ai suoi registri informatici, un interessante spaccato sui comportamenti meno onesti e poco etici di chiunque si illuda di rimanere veramente anonimo.

Sarahah tuttavia consente già di bloccare utenti fastidiosi e di selezionare le persone che possono aver accesso al proprio profilo. D’altra parte però l’app potrebbe anche essere un “gioco” come un altro per trascorrere l’estate, l’importante è non prenderlo e prendersi troppo sul serio. Quando durerà la moda di Sarahah? A detta di molti non supererà la stagione, un po’ come i tipici tormentoni estivi: una volta stanco della novità il popolo del Web probabilmente passerà ad altro.

Il Team di Breaknotizie

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