Sanità italiana con l’acqua alla gola e la legge di stabilità prevede solo 1 miliardo di euro di aumento dei fondi

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La nuova Legge di Stabilità, che sta seguendo il suo iter parlamentare, conferma che per il prossimo anno il Fondo sanitario sarà aumentato di 1 miliardo di euro. Con quest’aumento si raggiungono i 111 miliardi di euro, ma la cifra è minore di quanto era stato previsto con il Patto per la Salute dello scorso anno, che ne indicava 115, ed anche dei 113,1 che erano stati citati nello scorso mese di settembre nel Def.

Il tutto mentre gran parte degli ospedali italiani sono già andati oltre i tetti di spesa che erano previsti per il 2015, con la sanità che è dunque con “l’acqua alla gola” da Nord a Sud del nostro paese, e non si riesce a capire attraverso quali risorse lo Stato riuscirà a fornire i farmaci e i vaccini necessari per contrastare l’epatite C. Una possibile conseguenza potrebbe essere l’aumento dei ticket da parte delle regioni che si trovano in stato di disavanzo.

Oltretutto, il miliardo di aumento previsto è già vincolato per circa 800 milioni di euro al finanziamento del Lea, i nuovi “Livelli essenziali di assistenza”. Il disagio maggiore sarà quello delle regioni che si trovano attualmente in piano di rientro, che, come previsto in caso di un disavanzo del settore sanitario, saranno costrette a valutare una possibile maggiorazione delle addizionali regionali Ires e Irpef, oltre ad un aumento dei ticket, a partire dai medicinali, per proseguire con le visite mediche specialistiche e gli esami di laboratorio.

Mentre si stanno valutando le conseguenze future di questa situazione, le regioni sono costrette a tirare avanti con i soldi “contati”. Un’indagine eseguita dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha fatto notare che già da gennaio a luglio del 2015, la spesa per farmaci degli ospedali italiani ha superato i livelli di spesa previsti del 50%, salendo da 2,5 miliardi a 3,8 miliardi di euro. Anche la spesa “territoriale” è stata superiore al tetto nella misura del 7%, con 7,9 miliardi al posto dei 7,4 previsti.

Altri dati disponibili sono quelli dei ricoveri ospedalieri che si sono ridotti di 315mila unità dal 2013 al 2014, mentre il numero delle ricette emesse nei primi sette mesi dell’anno in corso è calato dell’1,7%, attestandosi a quota 358 milioni.

Gli esperti della “Fondazione Gimbe”, hanno calcolato che il Servizio Sanitario nazionale nei due anni 2015 e 2016, perderà circa 6,8 miliardi di euro d’introiti, rispetto a quanto era stato indicato nel “Patto per la Salute”, che si vanno a sommare ai circa 25 miliardi che risultano sottratti alla sanità negli anni dal 2012 al 2015, tramite le varie “finanziarie”. Secondo la Fondazione Gimbe questi definanziamenti che avvengono per la sanità pubblica stanno portandola verso una qualità di assistenza minima e con rischi per la salute dei cittadini.

Fino a questo momento sono otto le regioni italiane che sono sottoposte a un programma per la riduzione del debito: Lazio, Piemonte, Campania, Molise, Abruzzo, Puglia, Calabria e Sicilia. L’insostenibilità della situazione economica è dimostrata anche dai bilanci delle varie aziende sanitarie del Paese, che evidenziano come su un totale di 108 strutture, siano 31 quelle con un bilancio “in rosso”, mentre altre 24 sono a rischio. I dati sono contenuti in un rapporto dell’Agenas, che mostrano come la regione che sta peggio da questo punto di vista sia il Lazio, che presenta un deficit totale che supera i 10 milioni di euro, con 158 milioni a carico del San Camillo Forlanini.

La Cosmed, il sindacato dei medici e dirigenti ospedalieri, fa notare anche come per il finanziamento dei contratti, che sono bloccati da 6 anni, siano stati stanziati solo 300 milioni di euro, che rapportati al numero dei dipendenti pubblici interessati, porterebbe a un aumento lordo di 13 euro mensili.

Il team di BreakNotizie