Salvataggio delle banche: le conseguenze sui correntisti

Salvataggio delle banche: le conseguenze sui correntisti

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I 3,6 miliardi destinati al salvataggio delle banche sono già stati utilizzati e pare che a pagarne le spese siano stati proprio i correntisti.

Conti correnti: le possibili ragioni dell’aumento

Gli istituti di credito sono sempre più costosi per i correntisti che, a quanto pare, sono i primi su cui si stanno riversando le conseguenze della crisi economica e, soprattutto, dei vari salvataggi che sono già stati messi in pratica e di quelli in calendario. Inoltre, ad essere davvero molto articolato è anche nel suo complesso il contesto economico e finanziario mondiale che non promette nulla di buono. In ogni caso, al di là delle supposizioni, sembra che all’orizzonte ci sia una vera e propria stangata. Tra l’altro, le cosiddette gabole sono in aumento e si trovano nei meandri dei lunghissimi contratti che vengono stipulati per l’apertura dei conti correnti o, addirittura, nelle varie proposte cosiddette unilaterali dei contratti già esistenti. Ovviamente, tutto ciò non può che non andare a vantaggio delle banche. Addirittura, nell’ultimo periodo è tornato in auge anche l’anatocismo o, in termini meno tecnici, la pratica attraverso la quale è possibile addebitare interessi su ulteriori interessi. Dallo scorso 1 ottobre, stando alle disposizioni del decreto numero 18 del 2016, tutti i correntisti entro due mesi dovranno dare il proprio benestare in merito all’addebito di tali interessi passivi sul proprio conto corrente. In buona sostanza, gli interessi diventeranno a tutti gli effetti parte del capitale e, quindi, genereranno altri interessi. Non è affatto da escludere, poi, che ben presto venga richiesto il pagamento sui depositi.

Le decisioni delle banche

Da non pochi giorni gira una notizia secondo la quale sia UBI che il Banco Popolare hanno fatto pagare ai propri correntisti i costi sostenuti per salvare alcuni istituti tra cui Banca Etruria. Il contributo pare che sia stato di 25 euro e di 12 euro. Al salvataggio hanno preso parte ben 208 banche e, per il momento, il costo totale è stato di 3,6 miliardi di euro. In merito a tale denaro è opportuno tenere conto del fatto che solo una parte potrà essere effettivamente recuperata attraverso la vendita. Ad essere certo è il fatto che le banche italiane hanno dovuto fare i conti con un vero e proprio salasso. A riguardo, è utile fare presente che le banche italiane hanno smentito di aver tentato di pareggiare i conti attingendo dai conti dei contribuenti. Ad essere evidente, però, è il fatto che i correntisti hanno dovuto fare i conti con aumenti del tutto ingiustificabili. Ad onor del vero, in alcuni casi, gli istituti di credito hanno giustificato tale manovra facendo presente che si tratta di un semplice adeguamento alle normative europee. Non resta, quindi, che attendere e scoprire quale sarà il reale impatto sui correntisti. In ogni caso, gli istituti bancari hanno il dovere di giustificare gli eventuali aumenti dei costi a carico dei correntisti, spiegando le ragioni che effettivamente le hanno spinte a far sostenere ai propri clienti spese più alte. C’è da sperare, in ultimo, che tale operazione sia stata effettivamente risolutiva e che i salvataggi diano i loro frutti.

 

 

Il team di BreakNotizie

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