Russia sotto choc: “Non giocavo perché sono nero”, la storia di Brian Idowu

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Zenit San Pietroburgo sotto accusa per razzismo. L’ex club di Luciano Spalletti, ora allenato da Andrè Villas-Boas, è stato apertamente accusato da un giovane difensore dell’Amkar Perm, Brian Idowu, russo per nascita ma originario della Nigeria.


La vicenda è relativa al 2010, quando Idowu, compiuti i diciotto ani di età, fu in pratica costretto a lasciare il club in cui era cresciuto, senza mai aver avuto occasione di esordire in prima squadra. A sbarrargli la strada, secondo Idowu, proprio il colore della sua pelle, che lo aveva ben presto reso inviso alla tifoseria dello Zenit, notoriamente razzista. Un razzismo che le permette di contrapporsi a quelle di Spartak Mosca e Cska, con le quali esiste una feroce rivalità.
Il giocatore ha deciso di raccontare la storia sul sito dell’Amkar Perm, riportando sotto gli occhi dell’opinione pubblica la squadra di San Pietroburgo, del resto già protagonista in passato di vicende analoghe. Basti ricordare che nel corso del 2012 un gruppo di fans decise di elaborare e rendere pubblico un documento in cui chiedeva alla società di non ingaggiare giocatori di colore, provenienti dal Sud America o omosessuali.
In quella occasione i vertici societari risposero a stretto giro di posta, ricordando che lo Zenit San Pietroburgo è un sodalizio sportivo tollerante, nel quale i giocatori non vengono scelti in base alla fede o al colore della pelle, bensì per le qualità dimostrate con il pallone tra i piedi. Come del resto dimostra la presenza di atleti come il brasiliano Hulk, l’argentino Garay, il belga (di colore) Witsel.

Il team di BreakNotizie