Roma, Colosseo: ecco le reazioni allo sciopero

567

La scorsa settimana Roma è stata protagonista di uno sciopero la cui notizia, in poche ore, ha fatto il giro del mondo. Questa volta, il teatro delle proteste è stato proprio uno dei monumenti italiani più conosciuti in tutto il mondo: il Colosseo.

Ovviamente, l’opinione pubblica si è divisa tra i favorevoli allo sciopero e gli strenui difensori dei diritti dei turisti. Ma che cosa è accaduto esattamente a Roma lo scorso 18 settembre? Varie sigle sindacali hanno deciso di organizzare un’assemblea straordinaria impedendo per alcune ore l’accesso dei turisti al Colosseo ed ai vari siti archeologici limitrofi.

In realtà, la Sovrintendenza ha prontamente provveduto a chiarire che non si è trattato di una vera e propria chiusura ma, piuttosto, di un’apertura in ritardo peraltro annunciata con largo anticipo. Il fatto è che i cancelli del Colosseo sono stati riaperti solo dopo le 11.30 ed i turisti sono stati costretti ad attendere che l’assemblea straordinaria terminasse. Ciò che, però, è opportuno mettere in risalto è la motivazione dello sciopero: le sigle sindacali che hanno indetto l’assemblea straordinaria hanno dichiarato di essersi viste costrette ad organizzare tale sciopero a causa del mancato rinnovo del contratto nazionale e, soprattutto, dei mancati pagamenti dei salari accessori.

Nonostante le valide motivazioni che hanno spinto i lavoratori a scioperare, sono state molte le accuse mosse ai dipendenti, scaturite soprattutto dal timore di fornire dell’Italia un’immagine non troppo rassicurante. Addirittura, il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha reso noto il fatto di aver esplicitamente proposto al Governo l’idea di modificare la regolamentazione relativa agli scioperi elencando i musei e, più in generale, i siti di interesse culturale, nell’elenco dei cosiddetti servizi pubblici essenziali.

Nell’opinione di Dario Franceschini, quindi, lo sciopero dello scorso 18 settembre è stato decisamente fuori luogo alla luce anche dei dati positivi relativi all’afflusso dei turisti in Italia. Ovviamente, le opinioni più che legittime del Ministro dei Beni Culturali e del Governo non sono da anteporre alle motivazioni che hanno spinto i dipendenti a scioperare. Per evitare che in futuro si ripresentino situazioni di questo genere, dunque, la soluzione potrebbe essere rappresentata da un rapido intervento governativo a favore di tutti quei dipendenti che vantano diritti ancora non pienamente riconosciuti.

Per il momento, comunque, almeno per quanto riguarda i dipendenti del Colosseo, pare che i fondi necessari per pagare i salari accessori siano stati sbloccati anche se lo spettro di un nuovo sciopero sembra essere ancora dietro l’angolo. Appare chiaro, dunque, che il caos mediatico scatenato dalla apertura ritardata dei cancelli del Colosseo abbia sortito il suo effetto. Ad essere ancora irrisolte, però, sono le questioni relative alla richiesta finalizzata alla creazione di un piano occupazionale straordinario ed alla regolamentazione degli scioperi. Stando alle parole del coordinatore della CGIL, sembra che un nuovo sciopero potrebbe essere organizzato già ad ottobre. A questo punto, non resta che capire quali saranno le reazioni alle decisioni prese dal Governo e, soprattutto, se i turisti giunti a Roma da tutto il mondo per vedere il Colosseo saranno nuovamente costretti a fare file interminabili davanti ai cancelli sbarrati.

Il team di BreakNotizie