Il rock anni ’80: mostri sacri, meteore, ed “evergreen”

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La scena rock degli anni ’80 è colma di nomi leggendari, affiancabili ad altri dal successo più effimero ma che hanno comunque lasciato il segno. Ecco alcune delle star indiscusse del periodo.

Qualcuno li definisce gli ultimi anni d’oro prima di un declino quasi costante; per altri sono gli anni in cui il rock perde il suo carattere più sperimentale per acquisire tratti più commerciali; altri ancora li considerano forse un po’ più “leggeri” ma cruciali per la diffusione tra un pubblico più vasto. Insomma, in qualsiasi schieramento ci si voglia riconoscere, ignorare il rock degli anni ’80 è semplicemente impossibile. La scena è assolutamente pregna di nomi leggendari, affiancabili ad altri dal successo magari più effimero ma ugualmente importanti. Ecco alcuni tra i “mostri sacri”.

Chi ce l’ha fatta davvero

Esaminando il successo, l’impegno, la qualità delle opere e le capacità mostrate nei numerosi live, a emergere di prepotenza tra i gruppi nati e “cresciuti” negli anni ’80 può essere senz’altro il quartetto U2-Queen-Dire Straits-Bon Jovi. Il che, va da sé, non basta certamente a esaurire un periodo così tanto prolifico, ma consente a un neofita di provare a orientarsi. Ognuno di questi gruppi meriterebbe interi libri, che faticherebbero comunque a restituire le sensazioni che hanno saputo e sanno dare tuttora con le loro canzoni.

U2: musica e impegno sociale

Dici U2 e dici Bono Vox, frontman indiscusso e carismatico ma capace, ciononostante, di non oscurare gli altri componenti del gruppo, consci che per avere davvero successo ci vuole un perfetto lavoro di squadra. E che lavoro di squadra! Gli U2 uniranno quasi da subito grandi capacità artistiche e un altrettanto forte impegno sociale, a favore della pace e della lotta alla fame nel mondo. A testimoniarlo, anche alcuni brani celebri dell’epoca come Sunday Bloody Sunday, Seconds e The Refugee, tratti dall’album War (1983), o Bad e Pride tratti da The Unforgettable Fire (1984).

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Queen: Freddie Mercury, “The Voice”

La definizione di grande squadra capitanata da un leggendario frontman calza a pennello anche per i Queen. Già piuttosto celebri a partire da metà anni ’70, negli anni ’80 hanno trovato la definitiva consacrazione. Guidati dal carisma e dalle incredibili capacità vocali di Freddie Mercury, trascinati dagli assoli di Brian May, dalla variegata ritmica impostata dal batterista Roger Taylor e dal basso di John Deacon, i Queen sono a tutt’oggi uno dei gruppi britannici di maggior successo nella storia della musica, a breve distanza dagli immortali Beatles e Pink Floyd.

Proprio negli anni ’80 sono nati alcuni dei loro “evergreen” come Crazy Little Thing Called Love (The Game, 1980); Radio Ga-Ga (The Works, 1984); A Kind of Magic e Princes of The Universe (A Kind of Magic, 1986), o I Want it All e The Miracle (The Miracle, 1989). Sono solo alcuni tra i pezzi in cui si nota meglio la grandissima alchimia tra i membri del quartetto. La prematura morte di Freddie il 24 novembre del 1991, ha assestato un duro colpo alla band che solo in anni recenti ha cominciato a ritrovarsi.

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Dire Straits: Mark Knopfler, sultano dello swing

Dipendenti dal loro frontman, almeno in parte, sono stati anche i Dire Straits, attivi fino al 1995. Idoli di un rock-blues perfettamente incarnato dal leggendario chitarrista e cantante Mark Knopfler, artista insolitamente schivo in un mondo nel quale troppo spesso l’apparire prevale sull’essere. I Dire Straits di capacità ne avevano, eccome. Negli anni ’80 saliranno agli altari della storia del rock grazie all’album Making Movies (1980), trascinato da grandi brani come Romeo and Juliet, Tunnel of Love e Expresso Love. La consacrazione definitiva avverrà cinque anni dopo con Brother in Arms (1985). Viene considerato la loro miglior fatica grazie a canzoni ormai immortali come So Far Away, Walk Of Life, la title track Brothers in Arms e Money for Nothing, il cui riff iniziale è considerato tra i migliori della storia del rock.

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Bon Jovi: tra pop rock e glam

Ultime, non certo per importanza, icone degli anni ’80 possono considerarsi senz’altro i Bon Jovi, all’epoca un quintetto sempre sulla linea di confine tra pop, rock e glam rock. Anche qui si può parlare senz’altro di un grande lavoro di squadra, ma i capitani possono considerarsi due. Al frontman indiscusso Jon Bon Jovi si affianca (fino al 2013) il chitarrista e co-compositore Richie Sambora.

L’alchimia tra i due sarà un motore fondamentale per il successo del gruppo, che “invaderà” gli anni ’80 con l’ottima opera d’esordio Bon Jovi (1984). L’album contiene alcuni evergreen come Runaway, Get Ready e She Don’t Know Me. Nel 1986 arriva l’album Slippery When Wet, che contiene alcuni tra i brani tuttora più celebri: Livin’ on a Prayer, Bad Medicine, You Give Love a Bad Name e Wanted Dead or Alive. Meteore? Tutt’altro, perché eguale successo avrà anche nel 1988 New Jersey, anch’esso con brani ormai immortali come Born to be My Baby e I’ll Be There for You. Anche i Bon Jovi, come gli altri gruppi sopra citati, sapranno destreggiarsi perfettamente tra canzoni dal sapore più duro e altre più tendenti alla ballata romantica.

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Il Team di BreakNotizie

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