Il ritorno del figliol prodigo ai Toffies: Rooney torna a casa

Il ritorno del figliol prodigo ai Toffies: Rooney torna a casa

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“Welcome back home!”: se l’estate di Wayne Rooney dovesse avere un titolo, molto probabilmente non ne esisterebbe uno più appropriato.

L’ormai ex punta del Manchester United, in un’era calcistica colma di procuratori avari e fraudolenti e di bandiere ammainate, ha fatto una scelta di cuore, decidendo di tornare, dopo tredici anni di trionfi con la maglia dei Red Devils, a quella che è stata la sua casa, il luogo dove tutto ebbe inizio ormai ventun anni fa: l’Everton, la prima squadra della sua città natale, Liverpool. Un trasferimento cercato e voluto fortemente dopo esser finito ai margini del progetto tecnico del manager José Mourinho. Nonostante le poche presenze raccimolate nella stagione appena trascorsa, l’allenatore portoghese ha utilizzato parole al miele per salutare il proprio capitano: “E’ sempre stato un professionista modello e resterà nella storia dello United”.
Rooney, la storia, anzi, la leggenda di cui parla Mourinho, ha contribuito a scolpirla a suon di reti e trofei: con 253 reti siglate in 559 match, può vantare il record di reti nella storia dei Red Devils e del derby di Manchester. Numeri da capogiro, che lo hanno portato a sollevare ben diciannove trofei sparsi in tutto il mondo. Per i tifosi dello United, in sintesi, Rooney, assieme a Sir Alex Ferguson, è il simbolo dell’epoca d’oro del club, quella in cui la propria squadra faceva tremare di terrore le avversarie.

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Nonostante queste premesse, l’addio non è stato amaro, ma commosso e pieno di riconoscenza nei confronti di un numero dieci che ha, semplicemente, deciso di tornare a casa, rifiutando ingaggi faraonici da campionati decisamente più esotici e meno competitivi. Tredici anni di United e di trionfi non possono cancellare una vita da “toffees“, e le parole di Rooney, reo confesso di aver “dormito per ben tredici anni con il pigiama dell’Everton addosso” non possono far altro che scatenare un sorriso commosso. Ora la città di Liverpool può riabbracciare il proprio figliol prodigo, con il merito non solo di essere tornato all’ovile, ma persino di essersi dimezzato lo stipendio.

L’epilogo, dunque, nell’era delle polemiche per il rinnovo contrattuale di Donnarumma e delle dimissioni dell’agente di Griezmann per un “no” rivolto proprio allo United per non abbandonare i Colchoneros, ha il sapore del più classico degli “happy ending”: Wayne Rooney torna a casa, lo United e la propria tifoseria si coccolano la loro punta nuova di zecca, quel Lukaku che, rispetto a Rooney, ha fatto esattamente il viaggio inverso, e i “toffees” potranno godersi a Goodison Park le gesta di “uno di loro”.

 

 

 

Margherita Giacovelli

Team di BreakNotizie

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