Renzi da Mattarella: dimissioni in sospeso

Renzi da Mattarella: dimissioni in sospeso

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Nella serata di ieri Renzi si è recato al Quirinale per rassegnare le dimissioni, “congelate” però da Mattarella che dà la precedenza alla legge di Stabilità

Le dimissioni di Matteo Renzi restano in sospeso: per una settimana o forse qualche giorno in più, come deciso dal presidente Sergio Mattarella che ha “congelato” nel ruolo di premier il segretario del Pd ancora per un po’, in attesa che il governo vari la legge di Stabilità. Una motivazione ufficiale con l’obiettivo ufficioso di prendere tempo e capire come agire in una situazione che è precipitata all’improvviso, con l’annuncio di dimissioni di Renzi seguito alla netta sconfitta del referendum.

Il premier, dal canto suo, ha accettato – anche se non di buon grado – il diktat di Mattarella decidendo di restare in sella ad un governo che ha comunque le ore contate. Nonostante da più parti si auspichi il ritorno alle urne, le elezioni non sono così scontate: il congelamento della situazione da parte del presidente della Repubblica serve a Mattarella per tastare il polso del PD, il partito di maggioranza dell’esecutivo, per capire se c’è un nome forte attorno al quale il partito vuole stringersi per provare a dar vita ad un nuovo governo.

La situazione fra i democratici è però piuttosto tesa, come si è potuto evincere da una dichiarazione di Massimo D’Alema, il quale si è detto contrario alle elezioni immediate poiché prima è necessario “ridiscutere gli equilibri interni al partito, al prossimo congresso del PD di ottobre”. Come se l’Italia potesse aspettare quasi un anno che la forza di maggioranza risolva i propri conflitti interni, subordinando tutto il resto ad una resa dei conti in cui il vero interesse sembrano essere le vendette personali più che il bene dei cittadini.

Allo stato attuale delle cose, il presidente Mattarella considera come ultima opzione le elezioni, nonostante il Paese non abbia un governo eletto dai cittadini addirittura dal 2008: la sua speranza è che il PD riesca a ricompattarsi attorno ad un nome in grado di portare il governo attuale alla scadenza naturale, prevista nel 2018. L’altra opzione è rappresentata dal governo tecnico, come quello presieduto da Monti e instaurato da Napolitano alla fine del 2011, in alternativa all’esecutivo “politico” deciso dal partito di maggioranza. Paradossalmente, potrebbe essere lo stesso Renzi a forzare la mano verso le urne, non indicando alcun nome per la sua successione, come invece vorrebbe Mattarella, e facendo mancare l’appoggio del suo partito al governo tecnico deciso dal presidente della Repubblica.

Il team di BreakNotizie

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