Ragazza 17enne violentata in Pakistan per vendetta contro il fratello stupratore

Ragazza 17enne violentata in Pakistan per vendetta contro il fratello stupratore

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“Occhio per occhio, dente per dente”: applicando questa antica quanto barbara legge, un Consiglio di Villaggio in Pakistan ha ordinato lo stupro della sorella come forma di punizione per un violentatore.

La vicenda si è svolta a Muzaffargah, un Paese che si trova nel centro del Pakistan; uno stupratore, colpevole di aver abusato di una ragazzina dodicenne, è stato catturato e sottoposto al giudizio del locale Panchayat, parola che nella lingua locale significa “Consiglio di Villaggio“, un consesso di 40 persone che giudica su quello che accade all’interno di queste comunità. In Pakistan la legge statale, sancita dalla costituzione, afferma il principio dell’uguaglianza fra uomini e donne, ma vi è anche un sistema legale “doppio”, in quanto si riconosce come valida anche la sharia, la legislazione religiosa islamica.

Subito dopo la cattura dello stupratore, è stato istituito repentinamente il processo ed i 40 componenti del Panchayat si sono espressi per una condanna singolare: lo stupro, da parte di un fratello della dodicenne vittima dell’abuso, ad una ragazza di 17 anni la cui unica “colpa” è quella di essere la sorella dell’aggressore. Con questa sentenza, il Consiglio ha inteso “rimettere le cose a posto”, e anche l’esecuzione della condanna è stata altrettanto repentina. Una pena che trova riscontro nelle vecchie usanze del Paese, che riguarda proprio i casi di “violenza sulle donne“, abbastanza comuni in questa zona. Dopo questo fatto entrambe le famiglie, prima quella della madre della 17enne, e successivamente quella della dodicenne, hanno denunciato il fatto alle autorità, facendo intervenire la polizia che ha tratto in arresto sia i due stupratori che metà dei componenti del Panchayat.

In Pakistan molte donne si stanno ribellando a questo sistema di doppia legislazione, e le denunce che stanno arrivando sempre più comunemente alla polizia riguardano non solo stupri e violenze contro di loro, ma anche la pratica del matrimonio coatto che coinvolge spesso anche delle bambine. Tutto questo per cercare di far crescere la considerazione dovuta anche alle donne, in un Paese dove si pensa molto di più a guerre “fasulle” che a tutelare i diritti di donne e minori. Nonostante questo, nel Paese asiatico la condizione in cui vivono quotidianamente donne e bambini sta sempre peggiorando; i casi di violenze, sia quelle fisiche che quelle sessuali, sono in costante aumento nonostante tutti gli sforzi delle Commissioni Umanitarie. In molti casi vengono perpetrati “delitti d’onore” e molte ragazze, oltre ad essere uccise, in quanto ree di non aver “obbedito” ai dettami della famiglia, vengono anche bruciate.

Circa un anno fa, il Consiglio per l’ideologia islamica propose l’istituzione di una legge che consentiva di percuotere “lievemente”, quelle donne che non obbedivano ai voleri del marito. Una legge che venne immediatamente fermata grazie all’intervento della Commissione Diritti Umani. Nel corso del 2015, sempre questa commissione, ha registrato 304 denunce relative ad atti di violenza e 432 per atti di stupro. Una situazione, quella pakistana, che non può essere sottaciuta, e non degna di un mondo civile, per cui è importante che le istituzioni mantengano su questi fatti una maggiore attenzione, intervenendo puntualmente ed efficacemente quando necessario, in modo da poter evitare un aumento dei numeri delle denunce, che sono poi solo una piccola parte rispetto ai fatti che accadono nel Paese.

Per rendere ciò possibile deve inoltre combattere contro la “mentalità feudale” che porta la popolazione a non fidarsi delle istituzioni e ricorrere per questo alla giustizia, amministrata in modo illegale, dai Panchayat. Una situazione che è stata denunciata anche dal presidente del “Movimento per la tolleranza“, Samson Salamat.

Il Team di Breaknotizie

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