Quando Philip Morris investiva contro la legge sul divieto di fumo in Italia

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Philip Morris è uno dei brand più noti per quel che riguarda il mondo delle sigarette e del fumo. Si tratta infatti di uno dei marchi posseduti dalla multinazionale Altria Group, che gestisce non solo il commercio di tabacco, ma anche di bibite e alimenti.

Philip Morris è presente anche in suolo italiano, e nel suo sito web si possono consultare dei documenti piuttosto eloquenti circa i rapporti che, negli anni passati, l’azienda ha intrattenuto con le istituzioni italiane e con altri enti, al fine di creare una vera e propria lobby. Il primo a dare notizia dei dati contenuti negli archivi on line della Philip Morris è stato il giornale online Gli Stati Generali, che ha quindi rilevato come la ditta avesse messo in piedi, intorno alla prima metà degli anni Novanta, una fitta rete di relazioni al fine di rendere il suo predominio saldo e stabile.

Ad esempio, tra le carte spicca una lettera datata 24 agosto 1992. Nella lettera, firmata da Aurelio Regina, all’epoca dirigente della Philip Morris, si parlava del budget stanziato per l’anno successivo: tra le voci di spesa appaiono quasi tre miliardi di lire destinati allo Zurich Club e 210 milioni di lire da versare invece a Vittoria Gervaso. La Gervaso è una giornalista freelance che si doveva occupare dei rapporti con la politica e la stampa, scelta anche in virtù del fatto che suo marito Roberto è a sua volta un giornalista molto noto. Sempre nello stesso documento, si stanziano altri 150 milioni di lire per garantire la partecipazione attiva della Philip Morris a molte istituzioni e associazioni, che Regina definisce “caldeggiata” dai politici di quel tempo. Ci sono poi parecchi denari riservati ai viaggi per gli ospiti dell’azienda ad eventi di grande risonanza, come il Gran Prix; e ben 40 milioni da spendere per una ricerca statistica da commissionare alla Luiss e all’ISTAT circa il tasso di inflazione. Lo scopo era di spingere per il reinserimento delle sigarette nel calcolo del tasso di inflazione. Un’altra grossa cifra, 200 milioni di lire, viene destinata a varie attività di promozione.

Regina si occupa anche dei rapporti con la politica e con le leggi, otre che della destinazione del denaro dell’azienda. Infatti, fa un consuntivo degli incontri istituzionali ottenuti nel corso del 1992 e per l’anno seguente ribadisce l’impegno a cercare di rimandare il più possibile l’approvazione della legge che vieta il fumo nei locali pubblici. Regina, senza mezzi termini, afferma che bisognava fare pressioni in Parlamento affinché l’approvazione del DDL De Lorenzo slittasse il più possibile.

I documenti insomma dimostrano come la multinazionale del tabacco avesse creato in Italia una lobby tale da dirigere molte delle decisioni istituzionali in suo favore: forse non è una novità, ma averne la conferma è davvero sconcertante.

Il team di BreakNotizie