Quando i comici fanno politica: l’Italia tra passato e futuro

Quando i comici fanno politica: l’Italia tra passato e futuro

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La delusione nei confronti della politica e dei partiti tradizionali è cosa nota. Nonostante ciò, risulta essere davvero molto difficile riuscire a comprendere i contorni di tale protesta. Negli ultimi decenni, la classe politica ha tradito ogni genere di aspettativa e gli italiani fanno fatica a riporre la propria fiducia in un simbolo elettorale. Al netto di ciò, però, è complesso pensare ad un sistema governativo privo di organi politici. Tale premessa potrebbe essere facilmente ‘smontata‘ dai sostenitori del Movimento 5 Stelle che si presenta al popolo come un gruppo di persone lontane dalle dinamiche partitiche e votate solo al bene della comunità.

In questa sede è a dir poco inopportuno effettuare una riflessione di carattere sociologico/politologico in merito al Movimento 5 Stelle. Ciò che è interessante mettere in evidenza, invece, è il fatto che, oggi come non mai, gli elettori sentono la necessità di mettere in dubbio e, talvolta, di ridicolizzare la classe politica. Senza alcun dubbio, Beppe Grillo incarna alla perfezione lo stereotipo dell’italiano medio che, stanco della logora politica dedita, almeno apparentemente, all’interesse personale e non a quello della comunità, vuole ‘rovesciare il banco’ e ricominciare da capo. Facile a dirsi. La realtà, però, è molto più complessa ed a dimostrarlo c’è una situazione geo-politica in cui le parole e le promesse a buon mercato sembrano non bastare.

Ma la politica ai tempi di Facebook è radicalmente cambiata ed a fare opinione non sono i leader di partito ma i comici. Molto spesso, infatti, ci si trova più in accordo con l’entertainer di turno che mette alla gogna politici di ogni schieramento che con la tesi, seppur discutibile, di un qualunque uomo di Stato o di governo. Che l’opinione pubblica sia stanca di subire passivamente i giochi di potere di una politica fatta di ricatti, di denaro e di potere è indubbio oltre che condivisibile. Al di là di questo, però, è fondamentale tenere a mente che un comico non è in grado di tenere le fila di uno Stato, che la televisione ha il compito di fornire gli strumenti per comprendere al meglio ogni genere di questione e che, soprattutto, fare a meno della politica è veramente molto difficile.

Al contrario, è quanto mai auspicabile ricostruire quella buona politica che oggi appare tanto lontana quanto irreale. Solo in questo modo si potrà guardare al futuro con speranza. ‘Ad ognuno il suo’, dunque? Molto probabilmente, sì. Ai comici deve essere dato tutto lo spazio possibile in TV, in radio, sui social network ed in ogni genere di vetrina virtuale e non. Strappare una risata e, nello stesso momento, consentire all’opinione pubblica di riflettere e, perché no, capire è un bene prezioso da tutelare ad ogni costo e con ogni mezzo. La politica, però, è un’altra cosa e, come tale, deve essere difesa ed aiutata a rinascere dalle proprie ceneri. Il disfattismo serve a poco, di questi tempi. Ciò che serve, invece, è un libero pensiero fatto di opinioni discordati ma costruttive in grado di consentire al nostro Paese di imboccare la strada verso il futuro senza impantanarsi in una palude in cui il ‘tutti contro tutti’ non funziona più. Ed a pagarne le spese di certo non è la classe politica che ha speculato alle spalle dei propri elettori.

Il team di BreakNotizie

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