Quale futuro per la Siria di Assad? Le sorti della guerra paiono essere nelle mani di Putin

Quale futuro per la Siria di Assad? Le sorti della guerra paiono essere nelle mani di Putin

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Dopo che alcune fonti diplomatiche hanno rivelato che il vero interesse degli USA nell’area è la lotta all’ISIS, le sorti della guerra in Siria e dello stesso Assad sono nelle mani della Russia.

Nelle ultime settimane, nonostante sui principali media sia calato il silenzio sulla guerra in Siria, le diplomazie dei principali soggetti coinvolti sono costantemente al lavoro dietro le quinte. Stando infatti a quanto affermato da Rex Tillerson (Segretario di Stato dell’aministrazione Trump), Stati Uniti e Russia sembrano aver trovato un punto di incontro in merito al futuro del presidente siriano Bashar al-Assad, forti anche del ruolo riconosciuto loro dalla comunità internazionale nel cercare una soluzione a un conflitto civile che dura dal 2011.

LE RIVELAZIONI DI TILLERSON – Come accennato, a riaccendere i riflettori sulla questione siriana sono state le parole pronunciate da Tillerson, ex amministratore delegato della compagnia petrolifera ExxonMobil, e da qualche mese uno degli uomini più fidati dell’entourage di Donald Trump. In un articolo apparso su “Foreign Policy”, la rivista che si occupa di politica e affari internazionali, viene rivelato che Tillerson ha avuto di recente un incontro privato con Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, spiegandogli che il destino di Assad è nelle mani del Cremlino. Infatti, la nuova priorità di Trump sarebbe quella di continuare nella guerra contro il Califfato Islamico, mentre la decisione di appoggiare o meno il governo di Assad e di definire il nuovo assetto politico della Siria dovrebbe spettare a Vladimir Putin.

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GLI INTERESSI DI USA E RUSSIA – Se confermate, le dichiarazioni di Tillerson aprirebbero nuovi scenari e, di fatto, smentirebbero il presunto stallo delle trattative diplomatiche tra gli alti esponenti del governo siriano, le forze di opposizione che vogliono le dimissioni di Assad e le milizie di Hezbollah. Dal canto suo, Putin potrebbe tuttavia negare questa ricostruzione dei fatti di “Foreign Policy”, dato che ha sempre affermato che il futuro della repubblica araba dovrà essere deciso dal suo stesso popolo e non dai leader del mondo occidentale. Inoltre, va ricordato che lo stesso atteggiamento delle forze militari americane è stato contraddittorio: nonostante l’obiettivo primario individuato da Tillerson siano i terroristi di Daesh, non sono stati pochi i raid contro le truppe filo-governative che rispondono ad Assad; da fonti statunitensi è stato ribadito che si trattava “solo di attacchi circoscritti e sferrati per perseguire obiettivi tattici contro l’ISIS”, ma il dubbio persiste.

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QUALE FUTURO PER LA SIRIA? – Ad ogni modo, in attesa di constatare l’eventuale veridicità delle affermazioni di Tillerson, una cosa pare certa: le alte sfere di Washington hanno ammesso che Assad è il vero vincitore politico del conflitto, anche grazie all’appoggio russo e a quello dell’Iran. Insomma, un cambio di rotta a 180 gradi se si pensa a qualche mese fa, quando fonti vicine alla Casa Bianca sostenevano che l’amministrazione a stelle e strisce era convinta della “oramai prossima capitolazione del governo siriano”. Il riconoscimento della vittoria del fronte filo-governativo di Damasco potrebbe essere dunque uno dei principali temi sul tavolo dei negoziati di Ginevra, ripresi da alcuni giorni e ai quali gli USA sono tuttavia presenti solo in qualità di “osservatori”.

 

 

Il team di BreakNotizie

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