Prosegue senza soste lo shopping cinese in Italia

Prosegue senza soste lo shopping cinese in Italia

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La notizia relativa al passaggio di Pirelli a Chem China, uscita pochi mesi fa, ha provocato grande sorpresa in Italia.

Una sorpresa che però ha poche ragioni di esistere, se si pensa che secondo il Financial Times, nel corso del 2014 l’Italia ha rappresentato il principale obiettivo dello shopping cinese in atto nel vecchio continente. Se quasi 6 miliardi di dollari sono stati complessivamente investiti dai cinesi in Europa, ben 4 si sono indirizzati verso il Belpaese. Inoltre, allo stato attuale, l’Italia segue Gran Bretagna e Francia, a livello continentale, per ammontare degli investimenti cinesi. Una classifica in cui precede largamente Paesi come Germania, Spagna, Portogallo e Grecia.

Una presenza sempre più forte

Un articolo comparso sul Sole 24 Ore, firmato da Micaela Cappellini, ha provveduto a dare contorni ancora più precisi alla penetrazione cinese lungo la penisola. Nel 2014, infatti, gli investimenti in questione hanno rappresentato il 27% del totale di quelli giunti da investitori esteri. Un report formulato da Banca Dati Reprint ha poi ricordato come siano 322 le aziende interessate, dei settori più disparati.
Oltre a Pirelli vanno infatti ricordate Ferretti Yacht e Ansaldo Energia, oltre alle imprese minori operanti in settori come i carrelli elevatori, i compressori per frigoriferi, le macchine per imballaggi, i calcestruzzi, il comparto agro alimentare e altri. Ad esse vanno poi aggiunte le imprese che gestiscono grandi reti nazionali, come quelle di gas ed energia elettrica, controllate a livello statale mediante la Cassa Depositi e Prestiti, ove le quote di partecipazione cinesi sono già significative.

Minaccia o opportunità?

Naturalmente una presenza talmente diffusa e la rapida crescita dell’influenza cinese in Italia hanno contribuito a dare vita ad un dibattito teso a capire le implicazioni del fenomeno. In particolare molti si interrogano sul fatto che esso vada considerato una minaccia oppure possa trasformarsi in una opportunità. In fondo, per molti anni si è detto che gli investimenti in Italia scarseggiano, allontanati da burocrazia, bassa produttività e strapotere sindacale.
Tra i vantaggi che il fenomeno comporta non va dimenticato l’influsso positivo che l’afflusso di risorse finanziarie può esercitare per una continuazione e a volte l’espansione delle attività di molte imprese nazionali prima minacciate dalla penuria di mezzi in tal senso.

Una vera occasione per l’Italia

Lo spostamento del baricentro dei mercati globali verso l’Est, ha infatti mutato sensibilmente il quadro di riferimento in cui molte imprese del Made in Italy devono muoversi. Un mutamento che ha reso indispensabile un netto rafforzamento non solo delle capacità di marketing o di produzione, ma anche delle risorse necessarie per il finanziamento della crescita dei volumi produttivi, per la ricerca applicata e la creazione di sedi industriali o commerciali nei Paesi di sbocco. In tal senso, il salto dimensionale comportato dall’espansione sui mercati esteri comporterebbe un rapporto nell’ordine di uno a quattro o addirittura a dieci rispetto ad oggi. Un rapporto evidentemente impensabile senza l’afflusso di nuovi capitali che ormai in Italia è sempre più complicato reperire, anche stante la crisi sempre più vistosa del settore bancario.
Proprio per questo motivo l’espansione cinese in Italia, ove guidata da un potere politico ed economico all’altezza, potrebbe rivelarsi alla fine una vera e propria occasione per un Paese che tende sempre più a ripiegarsi su sé stesso, invece di aprirsi alle nuove sfide comportate dalla globalizzazione.

 

Il team di BreakNotizie

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