Prosciutto (crudele) di Parma: quando il prezzo più alto lo pagano gli animali

Prosciutto (crudele) di Parma: quando il prezzo più alto lo pagano gli animali

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Secondo un’indagine dell’associazione no profit Essere Animali all’interno di alcuni allevamenti intensivi fornitori del marchio Dop i maiali vivrebbero in condizioni pietose, preda di malattie e totale incuria

Negli allevamenti intensivi talvolta accade che, per via del malessere generato dalle condizioni precarie e dalle privazioni a cui vengono sottoposti, gli animali finiscano a mordersi fra loro sino ad amputarsi orecchie e coda. Può anche succedere che gli allevatori lascino morire gli animali malati fra orribili sofferenze, per evitare di pagare le spese di soppressione ai veterinari. Queste atrocità succedono anche per quanto riguarda un settore che è considerato una delle eccellenze italiane più conosciute: la produzione del prosciutto di Parma.

Le immagini scioccanti divulgate dall’associazione

Fra febbraio e giugno gli attivisti dell’onlus Essere Animali ha documentato le condizioni di 8 allevamenti situati fra le province di Lombardia ed Emilia Romagna che si occupano di fornire la materia prima per realizzare il celebre prosciutto di Parma. I maiali, costretti in strutture fatiscenti e sporche, vivono in uno stato di grave sofferenza e incuria. Questi allevamenti sono stati segnalati dall’associazione ai Nas, al corpo dei Carabinieri forestali e al NIRDA (Nucleo Investigativo Reati a Danno degli Animali).

La reazione del Consorzio di Parma non si è fatto attendere: ha denunciato l’associazione per diffamazione a mezzo stampa e la polizia postale ha oscurato il video sull’intera indagine. A detta del Consorzio l’operato di Essere animali è stato oltremodo scorretto poiché attribuisce responsabilità non sue all’organismo. Per ora tutto è stato sottoposto a sequestro preventivo in attesa di ulteriori indagini da parte delle autorità ma ciò che sinora è successo è censura bella e buona. È chiaro che non si tratta solamente di casi isolati ma di una vera e propria piaga che riguarda non soltanto il Consorzio del prosciutto di Parma ma anche molte altre aziende che lavorano la carne.

In Italia i maiali allevati sono circa 9 milioni e un terzo è destinato a finire sulle nostre tavole come prosciutto di Parma. Questi animali, però, vengono tutti allevati in sistemi intensivi: le scrofe vivono la maggior parte della loro vita rinchiuse in delle gabbie ristrette dove sono quasi immobilizzate e vengono ingravidate sistematicamente, come se fossero delle fabbriche di porcellini. Gli esemplari maschio invece crescono in dei recinti, dei box di cemento, e stanno in gruppo, con poco spazio a disposizione, ad ingrassare, trattati quindi come se fossero delle macchine per produrre prosciutto e non degli esseri viventi degni di rispetto. Il fine ultimo di molte industrie di produzione della carne è la massimizzazione dei profitti, anche a costo di calpestare la vita. Che possiamo fare noi cittadini? Aiutare a diffondere la verità su questa realtà crudele e riconsiderare le nostre scelte alimentari, togliendo potere a questo tipo di industrie semplicemente annullando la domanda del prodotto. Impresa ardua? Partiamo tutti dal nostro piccolo.

Il Team di Breaknotizie

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