Polemiche sul metodo Veronesi: davvero il cancro al seno va sempre trattato?

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Il tumore è stato spesso definito una moderna pestilenza: questo male infatti colpisce un numero altissimo di persone in tutto il mondo. Insorge in modo imprevedibile, in qualunque parte del corpo, e ad oggi resta una malattia incurabile. Tutto ciò che la scienza medica può fare è operare attraverso la prevenzione, e cercare di allungare le prospettive di vita dell’ammalato.

Uno dei tumori più diffusi è quello al seno, che colpisce una percentuale altissima di donne. Attualmente l’incidenza di mortalità si è però molto abbassata, e molti ne danno il merito soprattutto a colui che ha fondato le moderne tecniche di trattamento del cancro al seno, ovvero Umberto Veronesi. Umberto Veronesi è una personalità molto stimata in Italia e nel mondo, per certi versi quasi intoccabile. Oggi ha quasi novant’anni ed ha da poco lasciato la direzione dell’istituto che ha fondato lui stesso nel 1991, lo Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia. Il merito riconosciuto di Veronesi sta nell’aver diffuso sempre più la coscienza della necessità della prevenzione, con test diagnostici quali mammografia e auto palpazione del seno, e di aver anche messo a punto tecniche operatorie meno devastanti di quanto non fossero in passato.
Veronesi è una personalità affascinante anche sotto molti altri punti di vista. Ha sempre dimostrato di avere larghe vedute, intervenendo, ad esempio, in merito alla discussione circa l’opportunità di usare la cannabis a scopo terapeutico, dichiarandosi a favore. Si è schierato a favore anche delle famiglie omosessuali, della procreazione assistita, e dell’uso dell’energia nucleare. Le sue opinioni, totalmente laiche poiché egli è un ateo dichiarato, sono tenute in altissima considerazione.

Ma ci sono anche voci che si levano in senso contrario, insinuando dei legittimi dubbi. Nello specifico, Steve Narod, professore di epidemiologia dell’università di Toronto, viene considerato l’anti Veronesi per eccellenza. Questo studioso ha infatti affermato che l’eccessiva propensione al trattamento dei tumori che Veronesi propugna, e ha ormai imposto come metodo, potrebbe anche non essere necessaria.
Secondo Narod, molti dei tumori più piccoli non si svilupperebbero mai, addirittura in alcuni casi potrebbero scomparire. Alcune donne che, in seguito a controlli preventivi, si scoprono ammalate, potrebbero semplicemente non ammalarsi mai davvero, e vivere senza neppure essere a conoscenza di avere un cancro. Invece, una volta fatta questa scoperta, devono sottoporsi a cure continue, a radio o chemioterapie. La loro aspettativa di vita non verrebbe diminuita se invece non facessero niente.

Insomma, dice Narod, l’eccesso di controllo conduce alcuni pazienti, che potrebbero essere sanissimi, a diventare ammalati a vita. A sostegno della sua tesi, adduce molti dati che dimostrano come donne che avevano un piccolo cancro, ma non l’hanno mai scoperto, hanno vissuto tanto quanto quelle che invece si erano curate. Nello specifico, tali dati si riferiscono al cancro detto DCIS, che sta per Dictal Carcinoma in Situ, un tumore confinato alle ghiandole mammarie.

La prevenzione è importante, ma non si deve esagerare: ha fatto molto scalpore il caso della nota attrice Angelina Jolie che si è fatta asportare entrambe i seni poiché geneticamente predisposta a contrarre tumore (ma non ancora ammalata).
La soluzione, secondo Narod, sarebbe quella di adottare un sistema di controllo su tumori latenti, come già si fa nel caso del cancro alla prostata per gli uomini. Il sospetto, avanzato anche da altre voci, è che Veronesi invece sia così marcatamente interventista perché dietro al suo lavoro si potrebbero celare anche altri interessi, quelli delle case farmaceutiche e delle aziende che producono apparecchi elettromedicali.

Il team di BreakNotizie