Pil dimezzato e moneta deprezzata: così il premier filo-Ue ha distrutto l’Ucraina

Pil dimezzato e moneta deprezzata: così il premier filo-Ue ha distrutto l’Ucraina

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Arseniy Yatsenyuk ha ceduto, rassegnando le sue dimissioni dalla carica di primo ministro dell’Ucraina. L’annuncio, il leader del Fronte Popolare, ha preferito darlo ieri in diretta tv, durante un’intervista televisiva, così da avere le mani più libere e poter accusare chi «ha voluto scatenare questa crisi politica artificialmente». Verità parziale, perché se è vero che dietro lo stallo politico degli ultimi mesi ci sono le mani di diversi poteri forti (in realtà gli stessi che avevano piazzato lì Yatsenyuk), è ancor più vero che il premier europeista ucraino, molto ben inserito anche negli ambienti che contano di Washington, ha trascinato il paese in un baratro senza fine.

Perché la rivolta di Maidan, che doveva essere una svolta nella crescita dell’ex Repubblica sovietica, si è trasformata in un incubo dal quale difficilmente l’Ucraina potrà uscire prima di dieci-quindici anni. Negli ultimi due anni il Pil è diminuito di quasi la metà, la grivna, la moneta nazionale, si è deprezzata di quasi tre volte e il livello del debito pubblico è schizzato all’insù in maniera incontrollata. Nel dettaglio, il bilancio del governo europeista Yatsenyuk è il seguente:
PIL: il prodotto interno lordo del paese nel 2013 era di 183 miliardi di dollari, con un incremento del 4% rispetto al 2012. Nel 2014, secondo i dati forniti dal Servizio Nazionale di Statistica, questo valore è calato drasticamente, raggiungendo i 132 miliardi di dollari, con un crollo del 28%. Il dato del 2015 non è ancora disponibile, ma gli esperti stimano che il Pil si sia ridotto ulteriormente, fino ad arrivare a 80 miliardi di dollari. Praticamente la metà rispetto al periodo pre-Maidan.
IL DEPREZZAMENTO DELLA GRIVNA: il giorno della nomina di Yatsenyuk a premier, il 27 febbraio 2014, il cambio dollaro/grivna era di 9,5. Due mesi dopo era già a 11, mentre oggi il cambio corrente è a 26 grivne per ogni dollaro americano.
CRESCITA DEL DEBITO PUBBLICO: indebitarsi per pagare i propri debiti è la teoria applicata dal FMI in Ucraina. Washington ha concesso a Kiev alla fine di aprile 2014 un prestito di 17 miliardi di dollari. Ma più soldi arrivano, più il debito ucraino cresce. Secondo le stime attualmente il rapporto debito/Pil è dell’80% (per noi italiani sembra poco, ma per l’Ucraina è un’enormità rispetto ai livelli del governo Azarov-Yanukovich).
INFLAZIONE: l’aumento dei prezzi negli ultimi due anni è stato davvero record. Nel 2014 l’inflazione ha raggiunto il 25%, mentre nel 2015 addirittura il 43%. Questi risultati sono dovuti al forte deprezzamento della valuta e allo squilibrio nella bilancia dei pagamenti tra il livello di importazioni ed esportazioni, con il primo a farla da padrone.
LE TARIFFE DEL FMI: uno dei principali requisiti del FMI per continuare a concedere prestiti all’Ucraina, e che il governo di Kiev ha soddisfatto pienamente in questi mesi, è stato l’aumento delle tariffe per l’acquisto di servizi abitativi. Gas, luce e acqua sono aumentate in maniera sproporzionata (a volte anche di tre cifre) e nel 2017 continueranno a crescere. Questo ha tagliato ancor di più il già esile potere di acquisto delle famiglie ucraine. Attualmente il costo medio dei servizi abitativi varia da un minimo di 12$ a un massimo di 40$. Numeri apparentemente ridicoli, se non si tiene conto che una pensione media si aggira attorno ai 50-60$, mentre la sotto-occupazione è un fenomeno in costante crescita in un paese dove c’è sempre meno lavoro.
DISOCCUPAZIONE E SALARI: secondo il Servizio Nazionale di Statistica, la situazione sul mercato del lavoro è rimasta stabile. I numeri dicono che i disoccupati in Ucraina sono meno di mezzo milione, ovvero circa il 3% dei cittadini normodotati. Tuttavia, se consideriamo la metodologia utilizzata dall’Organizzazione internazionale del lavoro, allora il tasso di disoccupazione sale al 10%, contando 1,6 milioni di disoccupati. A sorpresa c’è stata addirittura una crescita dei salari (in termini di valore assoluto), passati da una media di 3.500 grivne nel 2014 a una di 4.200 (circa 160 dollari). Ma al netto dell’inflazione e di altri indicatori, la crescita in realtà si è fermata nel 2013, segnando un meno 10% nel 2014 e un meno 20% nel 2015.
IL GAS RUSSO E IL CROLLO DELL’EXPORT: attualmente l’Ucraina non sta comprando gas dalla Russia, ma solo dai paesi dell’Unione Europea attraverso il reverse flow. Una vittoria nella lotta all’indipendenza energetica, secondo il governo di Kiev. Il quale, però, dimentica che i paesi europei acquistano il proprio gas dalla Russia. Ad ogni modo, nell’ultimo anno ci sono stati cambiamenti significativi per quanto riguarda le relazioni commerciali con i paesi esteri. Nel 2014 le esportazioni ucraine sono diminuite del 14%, mentre nel 2015 c’è stato un crollo verticale con un meno 30%. A pesare è stata la guerra delle sanzioni con la Russia, fino a qualche tempo fa principale partner commerciale del paese. Il commercio con i paesi della CSI si è dimezzato con una flessioni nei volumi di forniture di circa il 50%, mentre con i paesi Ue ci si è “limitati” a un meno 25%.
di Eugenio Cipolla

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