Piano del Cremlino per il rilancio dell’economia: il default strategico

Piano del Cremlino per il rilancio dell’economia: il default strategico

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La situazione economica della Russia è diventata critica, dopo una serie di problemi non risolti a dovere negli ultimi anni. I finanziamenti internazionali non possono essere richiesti. Infatti, la Russia non ha più possibilità di ricevere credito dai Paesi occidentali e quindi ha elaborato un proprio piano interno per il rilancio dell’economia. Qualora questo piano non funzionasse, è pronta un’alternativa: il default strategico.

Di fatto, il Paese ha debiti internazionali che gravano sull’economia. Sia L’ Europa che l’ America reclamano i propri interessi e hanno disposto anche delle forti sanzioni.
La Russia, nonostante tutto, ha comunque in mano le sorti dell’economia internazionale. Di questo ne è consapevole il Presidente Putin, che si trova, però, in una situazione delicata. Infatti, dovrà prendere delle decisioni che non alterino i fragili equilibri internazionali e che, allo stesso tempo, tuteli la Russia, rilanciando l’economia.

Il progetto pensato per risollevare le sorti del Paese, è stato ideato da uno storico consulente del Cremlino, Sergey Glasyev e presentato al Consiglio di Sicurezza russo. In realtà, la situazione si potrebbe risolvere anche rapidamente. Vladimir Putin avrebbe tutto da guadagnare dichiarando uno stato di default sul debito pubblico. La notizia avrebbe una risonanza enorme, innescando effetti a catena che, ipoteticamente, potrebbe far entrare in crisi le economie di tutto l’ Occidente. E’, dunque, una decisione difficile e delicata, su cui si sta lavorando alacremente da molto tempo.

Il programma, così come è stato presentato, prevede una serie di rivendicazioni verso i Paesi che hanno imposto sanzioni e si articola in tre punti fondamentali: il primo si basa su una moratoria parziale o completa dei servizi di prestito e investimento effettuati dai Paesi coinvolti negli affari interni; il secondo prevede un ritiro degli asset russi dall’ Unione Europea e dagli USA. Questo perché la Russia ha una serie di asset, per un totale di 1200 miliardi, posti in vari Paesi della Nato. Una parte di questi, circa 800, hanno una scadenza in tempi brevi. Quindi, la Russia, in risposta agli screzi con tali Paesi, potrebbe bloccare gli asset da loro tenuti, che pure ammontano a 1100 miliardi, bilanciando così la situazione.
Il terzo punto si basa sull’ invogliare gli investitori stranieri a puntare sul territorio russo. Infatti, finora, gli elevati tassi d’interesse della Banca Centrale, hanno scoraggiato l’imprenditoria, dirigendola altrove.
Secondo il consulente Glasyev, i poteri della Banca Centrale russa dovrebbero essere presi in mano dal Presidente Vladimir Putin, in modo da poter controllare meglio gli spostamenti di capitale. In questo modo, si avrebbe un bilancio positivo e si darebbe un’immagine del Paese diversa, più innovativa e pronta al rilancio sulla scena internazionale.

Il team di BreakNotizie

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