Persone prive dello Spirito

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Persone vuote. Burattini. Pupazzi. Robot. Portali organici. Alcuni individui sembrano difettare interiormente di qualcosa… qualcosa di estremamente importante.

Persone prive di spirito. Queste espressioni sono state coniate da coloro che in maniera indipendente – spesso attraverso processi deduttivi differenti – hanno constatato lo stesso sconcertante fenomeno, del quale ancora non esistono definizioni ufficiali: alcuni individui sembrano cioè difettare interiormente di qualcosa di molto importante. Tutto ciò benché non siano necessariamente meno intelligenti, di successo, e fisicamente integri di chiunque altro. Queste persone sembrano però stranamente vuote e mono-dimensionali.

Questa osservazione è difficile da razionalizzare, in particolare alla luce del lavaggio del cervello con cui la società moderna è pervenuta alla omologazione degli individui, mediante il concetto, politicamente corretto ma irrealistico, secondo cui siamo tutti uguali a questo mondo; concetto che ignora le differenze sostanziali derivanti da fattori ambientali, genetici e soprattutto metafisici.

Premessa

Sviluppai, per la prima volta, l’idea delle persone vuote nel 1999, dopo aver compiuto una serie di ricerche sulla sociopatia e psicopatia, condizioni che la cultura medica definisce “Disturbi da Personalità Antisociale”. Espressioni come senza cuore e senz’anima, le quali possono sembrare puramente retoriche, nella mia esperienza travalicavano l’allegoria e apparivano letteralmente vere. Conobbi una persona, i cui occhi erano come vuoti, e i cui modi denotavano una essenza molto superficiale. Alla fine, mi resi conto che tali condizioni erano presenti anche in alcuni soggetti che non apparivano sociopatici, in quanto la loro assenza di cuore era mascherata da una facciata di buon adattamento sociale. In altre parole, ciò che la psichiatria definisce “Disturbo da Personalità Antisociale” è solo la più estrema, criminale, sciatta manifestazione di una condizione che, in molti altri casi, si manifesta invece in modo socialmente accettabile e meno incriminante. Ed è proprio grazie alle convenzioni sociali, che persone vuote di questo tipo possono mimetizzarsi tra la popolazione. Ma cosa manca loro? La risposta è chiara se osserviamo da vicino i loro comportamenti e la qualità delle loro risorse interiori e della loro coscienza.

Caratteristiche comportamentali e psichiche

Il loro comportamento tende verso un disinvolto, superficiale, egoistico, narcisistico, mondano, aggressivo materialismo. A volte questi tratti si celano sotto una lucida facciata sociale, ma chiunque prestando un minimo di attenzione può “scorgerli” oltre il travestimento. Mancano di individualità, di pensiero indipendente, e sono fortemente sbilanciate verso una mentalità da gregge. Dimostrano di non possedere la comprensione di qualsiasi cosa si ponga al di fuori della sfera materiale dei cinque sensi, e non nutrono alcun interesse verso le questioni metafisiche, eccetto che sotto forma di accessori che fruttino magari un tornaconto sociale. Appaiono inoltre incapaci di empatia, di coscienza e di reale spirito di sacrificio.

Tuttavia, sono in grado di allestire uno spettacolo di apprensione o altruismo per fini di manipolazione. Ad esempio, lacrime di coccodrillo per suscitare simpatia, o gesti altruistici per ricavare un tornaconto. L’esame della loro psiche rivela, inoltre, qualcosa di interessante. Vi è una certa semplicità, basilarità ed inerzia nella loro essenza, anche quando gli intelletti sono sviluppati. A differenza di altri individui la loro energia cosciente è diffusa, sorda, vacua e amorfa piuttosto che solida, frizzante e concentrata. Insomma, le loro menti sono come castelli di sabbia identici a castelli reali, e c’è qualcosa di animalesco e grezzo che pilota i loro corpi. Manca loro la “cosciente consapevolezza di sé” che gli esseri umani dovrebbero avere, ma sembrano invece possedere una consapevolezza simile a quella di piante o animali. Esiste infatti una differenza importante tra la semplice consapevolezza e la consapevolezza di sé.

Spirito: il fattore mancanteauto-cansapevolezza
Il fattore mancante è ciò che conferisce ad un essere umano l’auto-consapevolezza e la capacità di ideali e di valori trascendenti. Tutto ciò va oltre meri fattori biologici, come disfunzioni cerebrali, geni difettosi o fattori culturali, come, ad esempio, una cattiva educazione. Il problema qui riguarda la consapevolezza nell’utilizzo della macchina biologica. Quella percezione intuitiva o chiaroveggente che coinvolge fattori metafisici.

Come potremmo, allora, definire tale superiore fattore di coscienza assente in alcune persone? Di solito viene chiamato Anima, definizione che tuttavia ha causato troppa confusione in passato. Alcuni infatti non hanno familiarità con la definizione di “assenza di anima” e tendono a confonderla con la totale “assenza di coscienza”. In realtà l’espressione esprime una assenza “di coscienza individualizzata”.

No, queste persone in realtà sono in possesso di energia animica in virtù dell’essere vivi, ma tale energia non è intrisa di vera sensibilità e consapevolezza di sé. Quindi definirò tale scintilla “Spirito” e la descriverò come segue: “Lo spirito è il nucleo della coscienza individuale, aspetto permanente del proprio essere che rappresenta il vero Sé, ed accumula esperienze e saggezza spirituale nel corso di tutta la vita, sopravvive alla morte fisica e si reincarna per continuare a crescere verso il compimento del proprio potenziale”.

E’ la scintilla divina, la sede del libero arbitrio, il frammento olografico del Creatore che risiede al centro dell’Essere, l’osservatore interiore cosciente in grado di osservare anche la propria auto-osservazione. Purtroppo, sembra che non tutti gli esseri umani siano dotati dello spirito. Chi ne è sprovvisto non possiede consapevolezza di sé, individualità, saggezza, empatia, intelligenza creativa, o coscienza. Ciò che conferma ulteriormente questa ipotesi è che, come verrà discusso in seguito, nelle loro vite si può osservare una totale assenza di sincronismo, di sogni simbolici, di lezioni spirituali, di crescita dell’anima e di karma.

Ciò sembra piuttosto plausibile, dal momento che costoro non posseggono quell’elemento permanente che sopravvive alla morte e si reincarna, e che trae giovamento dalle esperienze appena elencate. Sono esseri “temporanei” la cui conoscenza si costituisce poco prima della nascita e si dissolve subito dopo la morte. Se così fosse sarebbe comprensibile come mai costoro non recepiscano le cosiddette “lezioni di vita” (spirituale). In assenza di un elemento di congiunzione con le loro esistenze passate, in assenza di un Sé superiore, costoro non possono nutrire alcun interesse per ciò che trascende la loro attuale esistenza mortale. Pertanto è da attendersi che tali individui siano particolarmente materialisti e mondani nelle loro ambizioni; un fattore confermabile mediante semplice osservazione. Con questo non si vuole assolutamente affermare che chiunque sia un po’ frivolo, mondano o materialista sia da annoverare tra le persone prive di spirito.

Altri fattori: corpo e anima

Come possiamo capire meglio tutto questo? Attraverso l’analisi dei vari fattori e il modo in cui si combinano per formare un essere, siamo in grado di cogliere le numerose differenze e similitudini tra esseri umani dotati di spirito ed esseri umani senza spirito.

A parte lo spirito, esitono altri fattori, ovvero: corpo ed anima. L’anima è l’interfaccia fisica-energetica tra corpo e spirito. Gli occultisti suddividono l’anima in corpo eterico ed astrale. Le persone ‘vuote’, come abbiamo detto, sono dotate di corpo ed anima, ma mancano di spirito. Ciò detto, è evidente che esse posseggano qualche tipo di energia cosciente, tuttavia è assente in loro il nucleo permanente che sopravvive ed è presente in tutte le incarnazioni.

L’anima è costituita da due componenti, l’eterico e l’astrale. Il fattore eterico è un campo quantistico di spinta che preserva il corpo fisico dalla disintegrazione entropica. Oppure, per dirla più semplicemente, è energia vitale che impedisce al corpo di decomporsi. Il fattore astrale è più astratto e intangibile: funziona come la sede dei sentimenti e delle passioni. I sentimenti non sono solo reazioni chimiche neurologiche, sono piuttosto energie vivide residenti da qualche parte nel mezzo; quella zona a metà strada tra il fisico ed il metafisico, è ciò che si dice componente astrale dell’anima.

Il corpo è lo strumento biologico attraverso cui interagiamo con il nostro ambiente fisico. Ogni corpo si manifesta con le proprie peculiari predisposizioni ereditarie, istinti ed algoritmi comportamentali impressi in esso attraverso la programmazione sociale. Tali influenze deterministiche convergono per creare una sorta di “intelligenza artificiale” che governa il corpo, così come un pilota automatico può governare un aeroplano. Tale intelligenza artificiale è definita ego e il suo scopo primario è quello di garantire la sopravvivenza del corpo, attraverso l’ottimizzazione del suo comportamento rispetto all’ambiente circostante, fisico e sociale. In altre parole, sono i condizionamenti esterni a programmare l’ego, affinché esso possa garantirsi la sopravvivenza nello stesso ambiente da cui provengono i condizionamenti.

Ma l’ego non è in possesso di una vera e propria coscienza. E’ solo un “software” che simula una identità vivente, e che controlla per via neurale (ed eterica) un hardware. Essendo solo un software, il suo unico scopo è quello di effettuare una serie di calcoli meccanici relativi alle situazioni contingenti, così che – anziché soffermarsi a riflettere su di esse profondamente e consapevolmente – possa rispondere in tempi brevi alle situazioni esterne.

Le funzioni dell’ego sono dunque come un software deputato all’automatizzazione delle interazioni con gli altri esseri umani, e alla dotazione di una maschera identitaria programmata dalla nascita e consona all’ambiente locale. Il problema è che mentre l’ego è un fattore del tutto appartenente al passato, lo spirito si pone al di fuori del tempo lineare. Il primo è completamente deterministico, il secondo è completamente non deterministico. Il primo è un prodotto della materia, il secondo una condensazione permanente di coscienza. I due fattori sono governati da impulsi che spesso si pongono in netto contrasto, dal momento che uno agisce nel senso della materialità; l’altro nel senso della spiritualità.

La nostra coscienza quotidiana, nota anche come sé inferiore, è una commistione di entrambi i fattori, vale a dire che la parte spirituale è oscurata dalla maschera dell’ego e si identifica con esso, in maniera analoga ad un pilota così assorbito nell’atto di guidare il suo mezzo, che finisce per sentirlo come un prolungamento del proprio corpo.

Influenze fisiche o spirituali sull’anima

Ciò detto, vediamo che l’anima, posta tra corpo e spirito, al fine di mediare tra di essi, viene influenzata da entrambi. Essa concilia la gestione dell’individuo tanto in funzione degli impulsi spirituali, quanto di quelli corporali. Ad esempio, il corpo astrale reagisce sia ad un farmaco chimico che induca sensazioni di euforia attraverso il corpo, che agli impulsi euforici di una nobile gioia spirituale, sebbene gli effetti sul piano astrale non siano identici.

Allo stesso modo, la struttura del corpo eterico può risultare alterata sia da lesioni del corpo fisico che da blocchi o anomalie del corpo astrale, con conseguenze a livello eterico. Qualsiasi influenza esercitata sull’anima dal corpo e dallo spirito produce effetti che permangono in essa. Ecco perché l’ego è come un software che viene eseguito sia a livello neurale che eterico.

Conseguenze dell’assenza dello Spirito

Sulla base di quanto appena detto, consideriamo cosa accade quando un individuo è in possesso di corpo, di ego, di anima, ma non possiede lo spirito. In primo luogo, la sua intera esistenza è il risultato di una serie di influenze materiali, come la genetica e l’ambiente. La sede della sua apparente intelligenza è l’ego, e senza il contrappeso dello spirito, questo ego finisce per dominarlo. Pertanto, in conformità con la funzione dell’ego, tali persone si dedicano solo a questioni materiali e alla loro sopravvivenza sociale. Si noti invece come le persone dotate di spirito e connesse con i loro impulsi spirituali, spesso compiano scelte che non soddisfano necessità finanziarie, conquiste sociali o desideri egoistici, bensì scelte che servono solo fini spirituali. Tali impulsi sono assenti nelle persone prive di spirito, la cui essenza è del tutto ottimizzata per la sopravvivenza nel mondo fisico.
In assenza di coscienza, empatia o battaglie interiori tra gli impulsi dell’ego ed i relativi deterrenti disciplinati dallo spirito, queste persone possono accedere molto più rapidamente e facilmente ai vertici dei loro ambienti mondani, in quanto le loro azioni sono poste in essere a prescindere dalle conseguenze nei confronti del prossimo. Per comprendere meglio la differenza dal punto di vista metafisico, si consideri, inoltre, la diseguaglianza esistente tra persone dotate di spirito e prive di spirito, nell’ambito del rapporto con la morte fisica.

Spirito e anima, annidati l’uno dentro l’altra, al momento della morte, abbandonano contemporaneamente il corpo fisico. Dopo un po’ la componente eterica dell’anima si disintegra e rimane solo lo spirito, annidato all’interno del corpo astrale. In seguito anche il corpo astrale si disintegra. La disintegrazione dei due corpi, l’eterico e l’astrale, cioè lo scioglimento dell’anima, è noto nell’esoterismo cristiano come la “seconda morte”. Lo spirito liberato quindi sopravvive alla morte prima di reincarnarsi. La reincarnazione coinvolge di nuovo lo spirito, formando intorno ad esso una nuova anima, con la quale scivola in un nuovo corpo fisico. Le predisposizioni, i talenti e gli squilibri che lo spirito ha acquisito nelle vite precedenti influenzano la nuova incarnazione.
Per quanto riguarda invece le persone non dotate di spirito, l’esistenza ha inizio nel modo seguente. Proprio come il feto si forma all’interno del grembo materno, l’anima si aggrega e si unisce al corpo. Questa combinazione produce una rudimentale consapevolezza. Dopo la nascita l’individuo è solo un prodotto della genetica e dell’ambiente, a causa dell’assenza di spirito. Senza un contrappeso spirituale gli impulsi biologici e di programmazione sociale diventano gli unici stimoli esistenziali. Alla morte fisica l’anima evacua il corpo, forse contenente un’impronta persistente dell’ego, e dopo qualche tempo essa si dissolve e viene riassorbita nel lago di energie da cui si è originariamente formata. Nulla della loro identità sopravvive.

Per le persone prive di spirito questa esistenza è anche l’unica. Si formano venendo al mondo e si dissolvono al momento di dipartire. Non può essere altrimenti in assenza di un nucleo di coscienza individualizzata. Così, tutto ciò che sperimenta una persona dotata di spirito, grazie alla continuità delle sue incarnazioni, è assente nella vita di una persona priva di spirito. Ad esempio, l’individuo senza spirito non ha alcun bisogno di lezioni esistenziali o esperienze di apprendimento spirituali; che scopo avrebbero simili esperienze, se tutto ciò che si è maturato in vita svanisce con la morte?

E così non hanno alcun interesse per le lezioni di umiltà, empatia, compassione, comprensione o perdono. Invece di evolversi attraverso la maturazione spirituale, si evolvono solo nel senso di un migliore adattamento alla vita materiale. Per esempio, mentre una persona spirituale riesce a identificare gli errori nei propri comportamenti e a lavorare su di essi, sviluppando umiltà, una persona senza spirito semplicemente impara a dissimulare i suoi comportamenti negativi, così che il suo prossimo non abbia a notarli.

Il Karma, è un ulteriore fattore metafisico assente nell’esistenza della gente priva di spirito. Circolano molte idee sbagliate riguardo il karma, quindi per prima cosa vorrei esporre la mia concezione di esso, prima di mostrare come la sua assenza influisca sulla vita di una persona priva di spirito.

Il Karma (il tipo negativo) è semplicemente un debito spirituale o uno squilibrio acquisito come conseguenza della violazione del proprio libero arbitrio o di quello del prossimo. La violazione del proprio libero arbitrio, ha luogo quando si compie una scelta in uno stato di ignoranza, identificandosi con l’ego ed agendo per soddisfare i suoi impulsi. Si viola così una diversa scelta compiuta durante uno stato spiritualmente più sobrio.

Una volta commessa una violazione del libero arbitrio, lo spirito superiore identificabile con la coscienza deplora l’errore e si impegna a rimediare, e ciò benché il sé inferiore identificabile con l’ego, cerchi di ignorare tale proposito. Lo squilibrio karmico attira così una serie di esperienze che forniscono una lezione finalizzata alla correzione della scelta compiuta, nell’esistenza attuale oppure nella successiva. La lezione è universale e non necessita del ricordo della scelta originale che ha provocato la reazione, ma solo della comprensione di un insegnamento.

L’esperienza karmica non è un percorso obbligato, mentre risulta obbligatorio imparare la lezione. Dunque il karma a volte può essere mitigato oppure evitato, mediante una piena comprensione dell’errore, senza dovere necessariamente passare attraverso la durezza dell’esperienza karmica. Tuttavia senza lo spirito, non esiste vero libero arbitrio, e in mancanza di quest’ultimo, nessuna vera lezione può essere appresa.

Pertanto, le persone senza spirito non hanno il karma e vivono solo secondo la casualità e la legge della giungla. Mentre alcuni individui dotati di spirito potrebbero nascere gravati da un handicap karmico, per quelli privi di spirito simili handicap si traducono strettamente in una questione di fortuna o ereditarietà, e non servono alcun fine metafisico. Discorso simile vale per i tempi e le modalità della morte. Le persone dotate di spirito sono in grado di pianificare liberamente le loro esistenze prima di incarnarsi, compreso il modo in cui moriranno, mentre quelle sprovviste di spirito muoiono in conseguenza di circostanze casuali, senza scopo o significato, a meno che la loro morte, in qualche modo, svolga un ruolo significativo nel disegno preincarnativo di un individuo dotato di spirito.

Altri significativi fattori assenti sono i sogni simbolici, il sincronismo, un orientamento intuitivo che li rende artefici del loro personale destino. Le persone senza spirito non vivono alcuna esperienza di questo genere, in quanto non possono, né devono. Dovrebbe risultare ovvio il ruolo giocato dallo spirito nell’ambito di simili fattispecie, ma per chiarezza mi soffermerò sulla questione. I sogni simbolici servono principalmente per mettere al corrente una persona di uno o più squilibri spirituali che necessitano di correzione, ma una persona priva di spirito non riceve simili messaggi. Ciò perché essa non possiede qualcosa che glieli invii. Senza un nucleo permanente di individualità, non ha “Sé Superiore”. E senza un Sé Superiore, nessuno può avere una guida intuitiva interiore che fornisca avvisi e protezione. Così, mentre nell’esistenza di una persona dotata di spirito, possono verificarsi alcuni strani sincronismi che piegano le leggi della realtà per salvarli da una morte prematura, in quella di una persona priva di spirito la sopravvivenza è affidata solo alla casualità.
Differenze nei chakra

ChakraEsiste inoltre una differenza per quanto riguarda i chakra, tra persone dotate e non dotate di spirito. I chakra sono centri energetici vorticosi che collegano l’anima con il corpo, e che collegano lo spirito con il corpo attraverso l’anima. Ogni centro coincide con le principali ghiandole del corpo fisico, e ognuno di essi assolve una diversa funzione comportamentale. I chakra inferiori sono associati con sfumature comportamentali come l’istinto fisico, gli impulsi sessuali, le emozioni di base, il potere personale, e l’attività intellettuale. Chiunque possiede i chakra inferiori. Le persone senza spirito, tuttavia, non hanno bisogno di chakra superiori, vale a dire quello del Cuore, il chakra della gola, il Terzo Occhio e quello della Corona, in quanto si tratta di centri collegati esclusivamente allo spirito.

Il chakra del Cuore, centro di emozioni superiori quali la compassione, l’empatia, la gioia spirituale è assente, poiché manca uno spirito cui possa essere associato. Il chakra della Corona, centro della comprensione intuitiva, della originalità, della creatività, e collegamento con la verità oggettiva, è anch’esso assente. Il chakra del Terzo Occhio, situato tra le sopracciglia, serve per la percezione dei fenomeni e dei concetti al di là del mondo materiale, sicché le persone prive di spirito – confinate nel mondo dei cinque sensi – non hanno alcun bisogno di esso.

Di conseguenza, un’altra differenza tra i dotati e i non dotati di spirito è che i primi dispongono di tutti e sette i chakra, mentre nei secondi sono assenti i quattro chakra superiori (cuore, corona, gola ed il terzo occhio). Se si riflette sulle conseguenze di una simile situazione, è facile comprendere come tale postulato spieghi l’intera gamma di osservazioni che abbiamo fatto circa le persone prive del fattore ‘spirito.’

Persone dotate di spirito, ma ancora “dormienti”

A questo punto ci si chiederà quale sia la differenza tra le persone prive di spirito e quelle il cui spirito è dormiente o immaturo. Dopotutto, entrambe appaiono spesso del tutto coinvolte nella illusione della ‘Matrix’ materiale. Entrambe non sono consapevoli di sogni simbolici e sincronismo, né riescono a manifestare molta empatia. Per esempio, esistono persone negative che sono completamente succubi del loro ego e di forze esterne negative, le quali possono commettere crimini violenti e persino omicidi di massa, senza battere ciglio. Non tutte sono tuttavia prive di spirito. Ma tutte non odono la voce dello spirito, quando si tratta di impegnarsi in simili comportamenti disumani.

In alcune di esse lo spirito è del tutto assente, mentre in altre lo spirito è dormiente. La differenza tra tali due categorie, è che una persona dotata di spirito immaturo o dormiente possiede comunque un potenziale spirituale in forma latente. Perciò, sebbene in minima quantità, in queste persone si intravede la presenza del fattore spirituale. Possono subire le conseguenze di un debito karmico causato da scelte ignoranti, e – sebbene siano portate a ignorarli – continuano a recepire sogni che tentano di sensibilizzarle, in merito agli squilibri spirituali della loro vita. Esse possono sperimentare l’aiuto sincronico nel plasmare le loro esistenze contro le probabilità, sebbene non se ne avvedano. Nelle persone prive di spirito tale potenziale è del tutto assente. Costoro semplicemente non possono crescere spiritualmente. Nel migliore dei casi finiscono per adattarsi, ma si tratta di comportamenti indotti dal condizionamento, piuttosto che da una comprensione reale.

Psicopatici, sociopatici e narcisisti

Psicopatia e persone prive di spiritoLe manifestazioni più estreme dell’assenza di spirito sono note in psicologia come personalità psicopatiche, sociopatiche o narcisistiche. Tuttavia, esistono anche persone dotate di spirito che annoverano tali tare e sono tenute in ostaggio dal loro ego, ma possono essere riabilitate. Anziché essere assente la loro empatia è soffocata o dirottata. Questi individui non sono veri psicopatici, ma persone spirituali che soffrono di disturbi della personalità.

L’autentica psicopatia e sociopatia, invece, non può essere curata in quanto sussiste qualcosa di fondamentalmente viziato alla base, nei soggetti che ne sono affetti. Essi mancano completamente di empatia e rimorso, qualità che non possono essere sviluppate, poiché manca loro lo spirito. La natura incurabile della psicopatia è un fatto accettato in psicologia, anche se la causa viene ovviamente spiegata solo dal punto di vista prettamente medico e ascritta ad un’anomalia presente nei centri cerebrali del dolore e della paura.

Perché esistono persone senza spirito? Cosa dice la letteratura?

La letteratura abbonda di teorie sui motivi per cui alcune persone non sarebbero in possesso di una componente superiore di coscienza, e su quali scopi servirebbero nel grande schema delle cose. Dato che non sono il primo a fare queste considerazioni, vorrei ora accennare agli argomenti addotti da alcuni noti autori per spiegare tale condizione.

John Baines, scrive nel suo libro “L’uomo Stellare”, che gli esseri umani, come tutte le specie animali, sarebbero uniti da un’anima collettiva per l’intera loro specie. L’inconscio collettivo eserciterebbe sugli umani una influenza ‘de-individualizzante’ che sospingerebbe verso una mentalità da gregge.

Rupert SheldrakeSecondo Rupert Sheldrake, le persone che non sviluppano la propria individualità cosciente, sarebbero in sostanza semplici automi creati dall’influenza soporifera dell’inconscio collettivo, mere estensioni della mentalità da alveare. Il loro obiettivo esoterico sarebbe quello di separarsi dal branco, sviluppando la propria volontà e diventando così esseri liberi.

Rudolf SteinerRudolf Steiner, ha espresso opinioni analoghe. Nella sua opera fondamentale, “La Filosofia della Libertà”, ha affrontato proprio questo problema. Steiner asserisce che fintanto che gli esseri umani obbediscono all’autorità esterna ed ai loro istinti biologici e bestiali, non potranno mai esseri liberi. La libertà deriva da una scelta basata sulla comprensione intuitiva di ciò che ciascuna opzione comporta e significa. Tale atto di libero arbitrio richiede acume e introspezione spirituale, così che le scelte provengano da un luogo di autentica comprensione. Steiner ha riconosciuto come non tutti posseggano la necessaria confidenza per esercitare intelligentemente il libero arbitrio.

Anche Gurdjieff, si esprime più o meno negli stessi termini. Nel testo “Vedute sul Mondo Reale” riassume la propria posizione. Gli esseri umani nascono come tabule rase, macchine biologiche, senza consapevolezza di sé. Ad un certo punto, nel corso dell’esistenza ogni persona può sviluppare un “io”, oppure decadere verso la direzione opposta, verso una completa meccanizzazione. Secondo Gurdjieff, le persone ‘vuote’ sarebbero coloro che non hanno sviluppato la consapevolezza di sé come avrebbero dovuto, sebbene noi tutti incominciamo l’esistenza su un piano neutrale, di parità.

Da parte mia, non credo che le cose stiano in questi termini, in quanto esistono neonati e bambini che dimostrano subito e chiaramente di possedere un’alta sensibilità, rispecchiata in comportamenti di auto-consapevolezza, ed altri che invece ne sono privi. Il che introduce il fattore ‘reincarnazione’ in alcune persone, e l’assenza di spirito in altre.

Boris Mouravieff, ebbe modo di scrivere estesamente circa il tema dell’esistenza dello spirito. L’argomento viene trattato nei suoi tre volumi della serie “Gnosi”, in particolare nel secondo e terzo volume. Il suo approccio è basato sul cristianesimo esoterico, e così attinge a piene mani dalle sacre scritture, pur tenendo da conto la tradizione della “Quarta Via” di Gurdjieff, la quale sembra risalire agli insegnamenti sofistici. Secondo l’interpretazione che Mouravieff ha dato del “Libro della Genesi”, prima di Adamo ed Eva esistevano già gli esseri umani, ma solo Adamo ed Eva e poi la loro discendenza hanno ricevuto il “soffio” dello spirito di Dio. Per cui oggi esisterebbe una commistione tra due sotto-razze di esseri umani: i “pre-adamitici” senza spirito, e gli “adamitici” dotati di spirito.

Mouravieff spiega come i pre-adamitici avrebbero lo scopo di drenare energie dagli adamitici, attività insita nell’ambito della catena alimentare cosmica. Ritiene inoltre che i pre-adamitici posseggano un’unica anima di gruppo, e che solo a seguito di ulteriori eoni evolutivi, tale anima collettiva si differenzierà in spiriti individuali, uguali a quelli di cui gli adamitici sono già in possesso.

Infine, le Trascrizioni Cassiopeiane ricalcano il pensiero di Mouravieff, e forniscono alcune ulteriori intuizioni fondamentali in materia. Alcune persone sarebbero ‘portali vuoti’ che servono appunto come portali d’accesso alla nostra realtà, per esseri negativi iper-dimensionali. Tutto ciò è in linea con le mie osservazioni e gli scritti di Mouravieff e Gurdjieff, ed appaiono più realistiche rispetto ai punti di vista tradizionalistici dei maestri appena citati.

John Baines asserisce che alcuni esseri umani sono estensioni di un’unica anima umana collettiva, mentre i Cassiopeiani affermano che essi sono estensioni di particolari gruppi animici animali. Affermano che tali cosiddetti “portali organici” fungono da trait d’union tra il regno umano e quello animale, drenando energie dagli esseri umani dotati di spirito, per farle confluire nei gruppi animici animali, allo scopo di accelerarne l’evoluzione. Tuttavia, questa loro funzione originaria sarebbe stata successivamente dirottata da forze superiori negative, e sfruttata per soddisfare il loro proprio fabbisogno di energie.

Io credo che esistano diversi motivi per cui alcune persone manchino dello spirito. Alcune nascono in questa condizione, perché nessuno spirito mette radici in loro, come succede ad alcuni posti in un teatro, i quali restano vuoti perché nessuno compra il relativo biglietto. Altri possono aver iniziato il loro cammino possedendo uno spirito, ma perdendolo a un certo punto della loro esistenza. Ciò potrebbe accadere di colpo, a causa di abusi o di gravissimi traumi, oppure gradualmente, dopo decenni di sistematici atti contrari ai dettami della coscienza.

Parliamo, quindi, di un’ampia percentuale di popolazione cui il fattore ‘spirito’ manca per cause naturali; si tratta di persone che sono sempre esistite nel corso della storia, e che in virtù di una natura predatoria e amorale hanno sempre gravitato nell’ambito delle alte sfere sociali, economiche e politiche, rendendo il mondo un posto inospitale per le persone spirituali.

I benefici della comprensione

Come si può convenire, l’idea che alcune persone non siano dotate di spirito rende quindi estremamente spiegabile il lato robotico, animalesco, predatorio di una parte dell’umanità. Chi ignora la possibilità dell’esistenza di persone prive di spirito, continua a scuotere la testa in segno di frustrazione, assistendo ad una serie di comportamenti altrui che proprio non riesce a concepire e razionalizzare. Ed è purtroppo facile che tali individui si lascino facilmente ingannare e manipolare, quando incontrano o hanno a che fare con uno psicopatico privo di spirito. Forse, e solo dopo molte volte, realizzano che alcuni esseri umani sono semplicemente diversi e non correggibili, perché agiscono pienamente in conformità con la loro natura predatoria. Quanto appena detto, è particolarmente vero per l’èlite di psicopatici che gestisce questo pianeta-prigione e che ne detiene il totale potere. Essi non possono essere riabilitati e sospinti verso il bene, né essere persuasi con appelli all’empatia.

Cautela e conclusione

Non sarebbe saggio, tuttavia, guardare dall’alto in basso o con disprezzo i senza spirito. Sono ciò che sono, e vivono le loro vite secondo la loro natura. Essi non dovrebbero essere trattati diversamente da come si fa con un animale selvatico, che agisce secondo la propria natura selvaggia. E’ solo concependo fino in fondo l’impossibilità per i senza spirito di raggiungere alcun tipo di standard spirituale, che si tiene lontana la frustrazione derivante dai loro comportamenti. E’ non aspettandosi troppo da loro, e comprendendo il motivo per cui si comportano in un certo modo, che la frustrazione lascia il posto ad una matura consapevolezza. Né vale la pena darsi da fare per cercare di individuare chi sia dotato di spirito e chi non lo sia, perché nei casi ambigui si finisce per scivolare nella paranoia. Si può giungere ad una rapida e certa identificazione, solo di coloro i quali sono certamente dotati di spirito. In questi casi è chiaramente percepibile la vitalità nei loro occhi, una energia chiara e unica nelle loro parole, una originalità e indipendenza nei loro processi di pensiero.

La distinzione tra persone con spirito o senza spirito, entra in gioco nei casi in cui si abbia a che fare con persone psicopatiche, le quali anche dopo aver promesso molte volte di cambiare comportamento continuano a tornare sui loro modi violenti. A quel punto è meglio concludere che probabilmente agiscono perfettamente in linea con la loro autentica, immutabile natura.

Ma questo modo di pensare circa la gente priva di spirito, non é in qualche modo divisivo, razzistico e persecutorio rispetto a concetti come l’uguaglianza tra gli uomini, l’unità, l’armonia e la fratellanza? Si potrebbe certamente essere tentati dal rispondere affermativamente, ma se la teoria è corretta, allora la verità non può essere ignorata e può condurre anzi ad una maggiore stabilità e armonia nel lungo periodo. Se pensiamo, ad esempio, come tutti i tentativi di creare una società utopistica siano sempre falliti, è forse anche perché furono basati su una serie di ingenui luoghi comuni, a proposito di una univoca composizione dell’umanità, la quale è invece popolata anche da egoisti, psicopatici, predatori, i quali hanno sempre finito per distruggere tali utopie. Inoltre, se l’utopia si fosse basata sulla comprensione di simili tipologie umane, si sarebbero potute applicare alcune misure in grado di prevenire la sua degenerazione.

Infine, l’unità del creato può essere riconosciuta, anche senza sacrificare la coscienza delle diversità funzionali che lo compongono. In sostanza, solo con la corretta comprensione di ogni singolo fattore, l’unità potrà essere riconosciuta con la massima chiarezza.

Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito: http://montalk.net/

Traduzione a cura di Anticorpi.info

Fonte: http://www.anticorpi.info/2012/05/persone-prive-dello-spirito.html

Rivisto da Fisicaquantistica.it