Partorire con il gas esilarante

Partorire con il gas esilarante

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Il protossido d’azoto può essere un’alternativa all’epidurale per ridurre i dolori del parto. Vediamo come funziona e quali sono benefici ed eventuali effetti collaterali.

Che cos’è il gas esilarante e a cosa serve in sala parto?
Entrato da un paio d’anni in alcune sale parto italiane, il gas esilarante è un gas innocuo che, inalato durante il travaglio, consente di alleviare il dolore delle contrazioni e di affrontare il parto con minore ansia.

Si tratta per la precisione di protossido d’azoto, un gas che ha un lieve effetto euforizzante, ansiolitico e analgesico. In sala parto, però, il protossido d’azoto non viene mai utilizzato puro, ma miscelato al 50% con ossigeno.

“È conosciuto da centinaia di anni in campo medico ed è utilizzato ogni giorno in anestesia generale, per ridurre la concentrazione di altri gas più potenti, ma con effetti collaterali più pesanti” spiega Edoardo Calderini, Direttore dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione della Clinica ostetrico-ginecologica Mangiagalli di Milano.

In ambito ostetrico può essere considerato un’interessante alternativa all’epidurale, più soft e meno invasiva, anche se, va detto, è un po’ meno efficace.

Come si somministra?
Il gas esilarante viene somministrato tramite una mascherina collegata a una bombola, che contiene al 50% protossido d’azoto e al 50% ossigeno. L’apparecchio è dotato di una valvola a comando che eroga il gas solo nel momento in cui la donna inspira e lo blocca negli altri momenti. È quindi la partoriente a stabilire quando ha bisogno di inalare l’analgesico per alleviare un po’ il dolore. In altre parole, è la donna che gestisce in maniera del tutto autonoma la somministrazione del farmaco.

L’aria espirata viene poi convogliata in una fessura collocata intorno alla mascherina e fatta defluire attraverso il sistema di gas-evacuazione della sala, di modo che non vi sia alcuna dispersione nell’ambiente. “In questo modo il suo utilizzo è sicuro anche per gli operatori che assistono la partoriente” assicura Calderini.

Uno dei motivi che hanno ritardato la diffusionedel metodo nelle sale parto è stato infatti la preoccupazione che il gas, diffondendosi nell’ambiente, potesse dare a lungo termine effetti collaterali agli operatori sanitari presenti. “Con questa modalità di erogazione, però, il rischio non si pone” sostiene l’anestesista.

Qual è l’effetto del protossido d’azoto?
Il gas agisce a livello del sistema nervoso centrale attenuando i centri del dolore, stimolando la produzione di endorfine e dando una maggiore disinibizione. “Il suo effetto più o meno analgesico è individuale, in ogni caso non provoca mai perdita di conoscenza, ma solo un leggero intontimento” sottolinea Calderini. E continua: “La donna quindi è vigile e partecipe durante tutta la durata del travaglio, si muove senza problemi, continua ad avere il controllo della propria muscolatura e può assumere tutte le posizioni che preferisce, partecipando attivamente alle spinte. Proprio per questo l’uso del protossido d’azoto non allunga i tempi del travaglio e non aumenta il ricorso al cesareo o a strumenti come la ventosa”.

Da quale fase del parto si usa?
L’analgesia con il protossido d’azoto si può cominciare quando si entra nella fase dilatante e le contrazioni hanno una maggiore intensità e frequenza. Il gas ha un effetto abbastanza rapido, per cui basta effettuare 3-5 inalazioni profonde all’inizio della contrazione – o  appena prima che parta – per alleviare il dolore al culmine della contrazione stessa.

Così come è rapido, però, l’effetto è anche molto fugace, perché il gas non viene metabolizzato e viene eliminato in tempi brevi. Per questo le inalazioni vanno ripetute a ogni contrazione e per tutta la durata del travaglio.

Se la donna lo preferisce, può continuare a somministrarselo anche durante la fase espulsiva, poiché non riduce in modo significativo la forza di spinta e anche dopo il parto, per attenuare il fastidio della sutura di eventuali lacerazioni.

Ci possono essere effetti collaterali per il bambino o la mamma?
“Grazie alla rapidità del suo passaggio, il gas non fa in tempo ad arrivare al bambino, che quindi alla nascita non riporterà alcuna depressione respiratoria né altri effetti avversi” rassicura il medico della Mangiagalli.

Per quanto riguarda la mamma, non sono descritti effetti “pesanti”, però il gas può provocare un senso di intontimento temporaneo, nausea oppure vertigini.

“In ogni caso, a dimostrazione della sua innocuità generale c’è il fatto che per utilizzarlo durante il travaglio non è necessaria la presenza dell’anestesista, né sono richiesti un colloquio preliminare o esami preventivi, come invece succede per l’epidurale” spiega Calderini.

Riduce di più i dolori il gas esilarante o l’epidurale?
Il gas esilarante è meno efficace in termini di riduzione del dolore rispetto all’epidurale. Immaginiamo di attribuire al dolore del parto il punteggio 10: con l’epidurale il dolore scende a 2-3 mentre con il gas esilarante, nel migliore dei casi, scende a 4-5, che comunque  non è male. Però può anche limitarsi ad abbassare il dolore di poco (8-9) perché l’efficacia analgesica varia molto da donna a donna.

“Dunque”, dice Calderini, “ l’epidurale viene considerata la prima scelta, pur essendo una tecnica invasiva, dal momento che richiede una puntura con l’ago e potrebbe dare complicanze, sia pure molto rare. Il protossido d’azoto è però una buona alternativa per le donne che per vari motivi non vogliono ricorrere all’epidurale e preferiscono un’alternativa più soft e innocua”.

Dove si può partorire con il protossido d’azoto?
Il gas esilarante è già ampiamente usato da diversi anni nei paesi anglosassoni e cioè Regno Unito, Stati Uniti e Australia. Da qualche anno, però, ha cominciato a diffondersi anche in altri paesi europei e ha fatto la sua comparsa in alcuni ospedali italiani.

Tra questi: la Clinica Mangiagalli e l’Ospedale Buzzi a Milano, l’Ospedale Careggi di Firenze, l’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli e l’Ospedale SS. Pietro e Paolo di Borgosesia, il Santo Spirito di Casale Monferrato, il Moriggia Pelascini di Gravedona e Uniti, gli ospedali di Castelfranco Veneto e Montebelluna e il Policlinico Umberto I a Roma.

Perché da noi il gas esilarante è arrivato solo da poco ed è poco diffuso?
In Italia fino ad un paio di anni fa il protossido d’azoto non era registrato come farmaco ma come gas medicale, perciò il suo uso era limitato solo alle sale operatorie. Oggi con la nuova formula in bombole al 50% di ossigeno e la somministrazione ‘on-demand’, non solo il gas esilarante è potuto entrare in sala parto, ma è stato autorizzato anche negli studi dentistici per quei pazienti, soprattutto bambini, che hanno paura delle cure odontoiatriche.

Tuttavia a oggi sono ancora pochi i centri che ne dispongono soprattutto a causa dei costi elevati, equiparabili a quelli dell’epidurale.

Fonti per questo articolo: consulenza di Edoardo Calderini, Direttore dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione della Clinica ostetrico-ginecologica Mangiagalli di Milano;presentazione di Liliana Pittini, ginecologa dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara; revisione sistematica della Cochrane Collaboration.

 

 

 

 

http://www.nostrofiglio.it/gravidanza/parto/partorire-con-il-gas-esilarante

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