Panama Papers: quando il pesce puzza dalla testa

Panama Papers: quando il pesce puzza dalla testa

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Quando ho aperto le news, questa mattina, mi è venuto da sorridere: Putin fra coloro che nascondono i propri soldi nei paradisi fiscali. E ti pareva – ho pensato – ora ci manca solo che scoprano che è un pedofilo, e il ritratto del grande babau sarà finalmente completato.

La notizia dei Panama Papers, infatti, non avrebbe nulla di sconvolgente, se non fosse per il risalto esagerato che si è voluto dare alla figura del leader russo all’interno di questo presunto nuovo scandalo. Ma quando vedi che tutte le testate occidentali – dal New York Times alla BBC, dall’Espresso alla Cnn, mettono tutti l’accento su Vladimir Putin, allora ti viene da sorridere: è chiaro che si tratta di una operazione di discredito progettata a tavolino.

La cosa divertente infatti è che tutte queste testate si danno un gran da fare per riempire la prima pagina con le foto dei vari personaggi coinvolti nello scandalo – da Cameron a Montezemolo, da Messi a Jackie Chan – ma il primo in alto a sinistra è quasi sempre lui: Vladimir Putin.

Un’altra cosa che salta all’occhio, in una rosa così forbita di grossi personaggi mondiali, è la totale assenza di un qualunque nome americano di rilievo.

È come se il Dipartimento di Stato avesse chiesto alla C.I.A. se avevano qualcosa di nuovo da poter utilizzare contro Putin, e la C.I.A. avesse risposto: “Sì, volendo qualcosa di succoso ce l’abbiamo: si tratta di una lista di grossi nomi mondiali, che nascondono i propri soldi nei vari paradisi fiscali, grazie ad una società panamense. Si potrebbe aggiungere anche Putin fra quei nomi”.

“Va bene – avranno detto al Dipartimento di Stato – fatela circolare tramite i soliti canali, ma prima state ben attenti a far sparire tutti i nomi degli americani coinvolti. Non vorremmo avere noie inutili in casa nostra.”

Insomma, la predominanza totale della figura di Putin da un lato, e la totale assenza di grossi nomi americani dall’altro, porta automaticamente a sospettare che questa sia la classica operazione telecomandata da Washington, per portare avanti la campagna di discredito contro il leader russo.

La tragedia è che ora, pur di stare al gioco, i giornalisti di mezzo mondo fanno finta di credere che se davvero un uomo come Putin volesse nascondere i soldi dalle tasse, sarebbe costretto a mettersi nelle mani di una qualunque holding di offshore panamense (pronta a ricattarlo in qualunque momento).

Queste cose le fanno gli industriali e i personaggi pubblici di mezzo mondo, non le fanno gli ex-capi del KGB.

Massimo Mazzucco

 

 

 

 

 

 

http://www.luogocomune.net/LC/index.php/18-news-internazionali/4379-panama-papers-quando-il-pesce-puzza-dalla-testa

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