Omicidio Sarah Scazzi, confermato l’ergastolo per Cosima e Sabrina Misseri

Omicidio Sarah Scazzi, confermato l’ergastolo per Cosima e Sabrina Misseri

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Ergastolo. Questo il verdetto di secondo grado emesso dalla Corte D’Appello di Taranto dopo tre giorni di camera di consiglio, nei confronti di Cosima Serrano e della figlia Sabrina Misseri per l’omicidio della giovanissima Sarah Scazzi, rispettivamente nipote e cugina delle due.

Il collegio giudicante, presieduto da Patrizia Sinisi, ha confermato sostanzialmente quanto emerso dal giudizio di primo grado. Anche per la Corte d’Appello, dunque, madre e figlia sarebbero state le ispiratrici e le esecutrici materiali dell’omicidio della piccola Sarah. Condanna confermata anche per Michele Misseri a 8 anni per soppressione di cadavere. Se per gli imputati principali il giudizio è rimasto lo stesso, la situazione è invece differente per alcuni degli imputati minori. Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano, condannati in primo grado a un anno di carcere per favoreggiamento, hanno visto la sentenza ribaltarsi completamente in una piena assoluzione.


Pena ridotta invece a un anno e 4 mesi per Vito Russo Jr., ex avvocato difensore di Sabrina Misseri che in primo grado era stato condannato a due anni anch’egli per favoreggiamento, e per il fratello di Michele Misseri, Carmine, la cui pena è stata ridotta da due anni a un anno e 11 mesi per soppressione di cadavere. Grande soddisfazione è stata espressa dalla pubblica accusa, il cui impianto è stato sostanzialmente confermato dalla Procura, mentre nessuna reazione visibile è arrivata dagli imputati principali. Michele Misseri ha assistito impassibile accanto al suo legale, e altrettanto imperturbabili sono rimaste anche Cosima e Sabrina dalla gabbia di vetro dell’aula di tribunale.

Atmosfera surriscaldata invece fuori dalla Corte D’Appello. L’uscita dei tre imputati maggiori è stata infatti accompagnata da grida e ingiurie irripetibili rivolte inizialmente a Michele Misseri e poi anche a Cosima e Sabrina, che ancora una volta non hanno mostrato reazioni evidenti. La difesa ha annunciato che proseguirà la propria battaglia ricorrendo in Cassazione, ma la sua lotta si preannuncia tutt’altro che facile. Il caso ha scosso negli anni la piccola e tranquilla comunità di Avetrana, nella quale le due famiglie Scazzi e Misseri sono piuttosto conosciute e apprezzate.

Alla notizia della scomparsa della piccola Sarah, alla fine di agosto del 2010, le prime ipotesi sono state infatti quella della fuga volontaria o dell’adescamento della ragazzina da parte di un qualche uomo conosciuto sul Web. Subito sono scattate le ricerche, ma con il passare dei giorni quella della fuga volontaria è una pista che perderà sempre più valore, complici anche le parole (considerate poi fraintese) di Concetta, madre di Sarah: “Cercate nella famiglia”. Già, perchè il lavoro porta spesso (tuttora) papà Giacomo e il fratello maggiore di Sarah lontani da lei, due figure di cui, come emergerà, la ragazzina sentiva molto la mancanza. Nelle settimane successive acquisiranno sempre più importanza le figure di Ivano Russo, ragazzo apparentemente “conteso” dalle due cugine, e di Michele Misseri, zio di Sarah, il quale troverà apparentemente per caso il cellulare della piccola. Sarà proprio questo ritrovamento a indirizzare nella maniera giusta gli inquirenti fino a trovare il corpicino senza vita di Sarah, in un pozzo. Ha avuto inizio da allora l’odissea giudiziaria con al centro l'”uomo dalle mille verità” Michele Misseri, dapprima considerato artefice unico dell’assassinio per motivi di scabrosa libidine, poi derubricato a complice succube della moglie Cosima e della figlia Sabrina, presunte assassine. La Corte D’Appello prosegue dunque sul solco tracciato dal giudizio di primo grado, ma la battaglia legale non è ancora finita.

Il team di BreakNotizie

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