Omicidio di un ragazzo palestinese di 17 anni

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L’associazione non governativa israeliana B’Tselem, che si occupa di violazioni dei diritti umani, ha pubblicato un video che mostra l’omicidio di un ragazzo palestinese di 17 anni avvenuto per mano di un colonnello dell’IDF lo scorso 3 luglio 2015 nella città di a-Ram, West Bank, a nord di Gerusalemme.

Secondo la versione ufficiale il giovane Muhammad Ali-Kosba avrebbe attentato alla vita di Yisrael Shomer, colonnello della Binyamin Regional Brigade lanciando pietre contro la sua vettura: i messaggi di solidarietà di vari politici israeliani e le dichiarazioni del maggiore Roni Ruma supportano questa versione.
Tuttavia B’Tselem ha svolto indagini in proprio, servendosi di testimoni oculari, videocamere di sorveglianza e dei referti dei medici che si sono occupati del ragazzo nell’ospedale di Ramallah.

A cosa hanno portato le investigazioni dell’ONG?
I fatti che emergono dalle nuove testimonianze, sicuramente ben più libere dalla necessità di difendere l’operato dell’IDF, sono completamente diversi.
La ricostruzione di B’Tselem racconta di un veicolo dell’IDF, in cui oltre che Yisrael Shomer viaggiavano altri soldati: erano circa le 6:30 di mattina e la vettura stava attraversando la strada che porta da Jaba al checkpoint di Qalandiya, quando il giovane ha lanciato un sasso contro quest’ultima.
Come testimoniano le immagini raccolte dall’associazione, il veicolo militare israeliano si è arrestato immediatamente dopo il lancio del sasso e nessun’altra pietra è stata lanciata, anche perché i soldati sono immediatamente scesi per inseguire il giovane.

Il resto degli avvenimenti, avvenuto lontano dalle videocamere di sorveglianza, è stato ricostruito grazie alle parole dei testimoni oculari: la fuga del ragazzo è stata interrotta dai colpi di arma da fuoco del colonnello israeliano, che ha colpito Ali-Kosba da una distanza di circa dieci metri. In seguito al colpo il militare si è avvicinato al corpo inerte del ragazzo e l’ha mosso con una gamba, testandone le condizioni, dopodiché si è allontanato con i suoi uomini non curandosi minimamente dei soccorsi.
A confermare quanto emerso dalle testimonianze sono nuovamente le immagini di sorveglianza: appena trenta secondi dopo gli eventi i militari hanno fatto ritorno al veicolo e sono ripartiti.

I soccorsi al giovane palestinese sono stati forniti da civili, che hanno chiamato i soccorsi e favorito il trasferimento all’ospedale di Ramallah: per Ali-Kosba però non c’è stato niente da fare e all’arrivo nella struttura sanitaria era già clinicamente morto.
I risultati dell’autopsia mostrano tre pallottole nella parte superiore del corpo: una sul volto e due nella schiena.
Si tratta di segni inequivocabili di un ragazzo colpito mentre fuggiva, una verità ben diversa dal pericolo mortale di cui hanno parlato portavoce dell’IDF e politici israeliani.

Sempre secondo i portavoce della milizia israeliana il colonnello avrebbe rispettato le procedure per l’arresto dei sospetti: anche qui la realtà è diversa, dal momento che è lecito soltanto ferire alle gambe per facilitare la cattura, non è permesso uccidere ed è obbligatorio prestare i soccorsi.Ultimate le investigazioni B’Tselem ha reso pubblico quanto emerso e ha messo le immagini a disposizione del Military Police Investigations Unit (MPIU), affinché si prendano dei provvedimenti e non si faccia passare per moralmente accettabile un omicidio gratuito.

Il team di BreakNotizie