Olanda. Chiede di vivere, ma viene «drogata di nascosto» e uccisa a forza con l’eutanasia

Olanda. Chiede di vivere, ma viene «drogata di nascosto» e uccisa a forza con l’eutanasia

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La commissione di controllo dell’eutanasia in Olanda ha trasferito per la prima volta in 16 anni un caso ai giudici per violazione della legge. I revisori hanno riconosciuto che una donna affetta da demenza in stato avanzato, che aveva fatto intendere in modo chiaro di non volere l’iniezione letale ma di volere vivere, è stata ugualmente uccisa. Nonostante siano stati accertati questi fatti però, la commissione ha chiesto alla procura di non accusare né condannare il medico per omicidio.

«SOLO QUANDO IO VORRÒ». Nel rapporto non sono stati divulgati il nome della donna, del medico, della struttura sanitaria nella quale è stata uccisa né della città o della regione in cui è avvenuto l’omicidio. Si sa solo che la vittima, che aveva più di 80 anni, aveva in passato scritto un testamento biologico specificando che «avrebbe voluto ricevere l’eutanasia solo quando io riterrò sia giunto il momento giusto».

VOLONTÀ TRADITE. La donna aveva ripetutamente chiesto inoltre di non essere rinchiusa in una casa di cura per malati di demenza, ma quando il marito non è stato più in grado di curarla, le ha trovato una clinica. Qui la malata non si è mai ambientata: si lamentava tutto il giorno e vagava per i corridoi della struttura di notte. Anche per questo, il medico della clinica ha pensato che la sua sofferenza fosse ormai insopportabile e ha deciso di ucciderla con l’eutanasia.

«PER NON CAUSARE STRESS». Il dottore, per «non causarle ulteriore stress», ha preferito non comunicare alla donna che l’avrebbe uccisa. Nei giorni precedenti all’iniezione, però, la vittima aveva ripetutamente dichiarato di non volere morire, secondo quanto scritto nel rapporto della commissione di controllo. Ma il medico, a sole sette settimane dall’arrivo della donna nella casa di cura, ha pensato ugualmente di porre fine alla sua vita.

DROGATA DI NASCOSTO. Sapendo che lei era contraria, l’ha drogata versandole di nascosto un sedativo nel caffè. Una seconda dose di tranquillante le è stata data in seguito. Quando pareva ormai addormentata, il medico ha cominciato a praticarle una delle tre iniezioni necessarie per l’eutanasia ma la donna «ha reagito all’improvviso» cercando di tirarsi indietro. Allora il dottore, invece di fermarsi, ha chiesto ai familiari di tenerla ferma e ha terminato l’operazione. La donna è morta poco dopo.

LEGGE VIOLATA. La commissione di controllo ha «rimproverato» il medico perché la volontà della donna di essere uccisa «non era chiara». Anzi era piuttosto vero il contrario visto che «ha cercato di reagire» e nel suo testamento biologico ha scritto che voleva decidere «lei» quando morire. La commissione ha anche scritto che il dottore «si è spinto troppo oltre» drogando la donna di nascosto e non informandola che sarebbe stata uccisa.

«NON CONDANNATELO PERÒ». Nonostante questo, il portavoce della commissione Jacob Kohnstamm ha chiesto ai giudici di non condannare il medico per omicidio: «Non bisogna punire il dottore, ma il caso va trasferito alla Corte perché ci sia chiarezza su quali poteri ha e non ha un dottore quando si parla di eutanasia e pazienti che soffrono di demenza acuta». Da gennaio in Olanda è legale uccidere con l’eutanasia i malati in stato avanzato di demenza, quindi non più in grado di esprimere la propria volontà, a patto che il paziente abbia lasciato un testamento biologico chiaro. L’obiettivo è sempre quello di «ridare dignità ai malati» e di esaltare «l’autonomia del paziente», conferendo la possibilità di «scegliere quando morire». Nel 2014, ultimo anno per il quale sono disponibili statistiche, in Olanda hanno ricevuto la “buona morte” 5.306 persone morte, un aumento del 182 per cento rispetto al 2002.

Foto siringa da Shutterstock

 

 

 

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