Obiettivo autopilota: Tesla a caccia di ingegneri

Obiettivo autopilota: Tesla a caccia di ingegneri

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La prossima rivoluzione nel mondo dell’auto sarà determinata con ogni probabilità dall’approdo alla guida autonoma del veicolo. Una sfida che vede in prima linea tutte le più grandi aziende produttrici che stanno continuando ad investire imponenti somme con l’obiettivo di anticipare i concorrenti.

A questo scopo la Tesla ha dato il via ad un massiccio reclutamento di ingegneri per rimpolpare la propria area di sviluppo e ricerca, vittima di recente di un’emorragia che ha visto molti sviluppatori migrare verso altre realtà, in primis la Apple.

Ad annunciare l’ambizioso cambio di passo è stato lo stesso Elon Muks, presidente dell’azienda Statunitense, che dal suo profilo Twitter ha lanciato la campagna di rafforzamento invitando i pretendenti a farsi avanti per lavorare in Tesla ad una super priorità. Nessuna dichiarazione ufficiale su quale sia questa priorità ma tutto porta a pensare che si tratti dell’obiettivo autopilota.

La ricerca a riguardo è complicata e costellata di insuccessi, ma anche trovare tecnici all’altezza del progetto è complesso: gli ingegneri sono infatti contesi da tutti i maggiori colossi dell’auto e c’è penuria di esperti in un campo ancora tutto da esplorare.

Una sfida ancora più difficile per la Tesla che ha sempre avuto il suo core business nel mondo dell’auto elettrica: forse è proprio questa vocazione all’innovazione a spingere Tesla all’esplorazione in questo nuovo campo.

Il colosso di Palo Alto tuttavia non perde di vista i problemi relativi alla produzione delle sue auto elettriche che pure stanno dando qualche grattacapo. E’ il caso di uno dei modelli di punta della Tesla che ha dovuto attuare un vasto richiamo delle Model S.
La vettura, che costa circa 65.000 dollari ed è stata già venduta in 90.000 esemplari, ufficialmente presenterebbe un problema al pretensionatore delle cinture di sicurezza: il difetto sarebbe emerso a causa di un incidente occorso ad un consumatore europeo e non sarebbe risolvibile con semplici consigli forniti direttamente ai proprietari delle auto.

Necessario quindi un richiamo in officina nonostante, stando alle dichiarazioni Tesla, il problema sia un non corretto assemblaggio e non relativo alla qualità delle cinture.
Tesla avrebbe attuato il richiamo per maggiore sicurezza e per prevenire il certo intervento del Nhtsa, ente statunitense di controllo. Tuttavia le borse non hanno pienamente creduto alle buone intenzioni della Tesla e sono andate in fibrillazione provocando ampie fluttuazioni alle azioni del colosso presso l’indice Dow Jones.

Poco male per i piani di Muks che proseguono spediti. Sul mercato sono arrivate e sono molto richieste le nuove Model S nella versione super accessoriata P90D per un costo che sfonda i 130.000 dollari.
Con l’inizio del nuovo anno arriveranno nelle concessionarie americane i Suv derivati dal Model S: si tratta per ora delle versioni base, i modelli denominati 90D e 70D, ma le caratteristiche sono comunque di spessore considerato che parliamo di vetture elettriche.

Il modello 70D infatti sarà capace di un’accelerazione da 0 a 100 chilometri orari in 6 secondi, degna di essere paragonata alle corrispondenti vetture ad alimentazione tradizionale. L’autonomia sarà di oltre 350 km, veramente elevata per un auto elettrica di oltre due tonnellate. La versione base di questo Suv sarà 5.000 dollari più costosa della berlina base, ma da questi 70.000 dollari sarà possibile lievitare fino a oltre 100.000 dollari considerando la necessaria aggiunta di quegli optional indispensabili per questa tipologia di auto.

Il team di BreakNotizie

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