Nuovi posti di lavoro per il Job Act, l’Italia riparte o solo un bluff?

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I primi dati del 2015 relativi all’occupazione sembrano dare ragione al governo Renzi che ha voluto fortemente il Jobs Act. Eppure in tanti ancora manifestano dubbi circa la riforma del lavoro entrata in vigore nel 2015 e fra questi c’è chi parla apertamente di bluff.


Per il suo Jobs Act, Renzi si è ispirato in parte alla riforma del lavoro che venne attuata in Germania nei primi anni del Duemila e che funzionò senza ombra di dubbio. Allora, però, non c’era una crisi globale cui bisognava far fronte e non era ancora stata introdotta la moneta unica: questi aspetti servono a spiegare le differenze abissali fra i due contesti.

Dai primi dati emersi, che parlano di 79 mila contratti a tempo indeterminato in più, sembra che la nuova tipologia di contratto a tutele crescenti abbia incentivato all’assunzione di coloro che prima lavoravano con rapporti di lavoro precari, ma è ancora troppo presto per cantare vittoria, così come sarà necessario del tempo per comprendere se tale riforma porterà ad una significativa crescita dell’occupazione (con un occhio di riguardo per quella giovanile, fin qui la più penalizzata). Per cambiare davvero le cose, però, serve ben altro: l’attuale mercato del lavoro si è dimostrato inefficiente, con regole che hanno penalizzato sia le aziende che i lavoratori. Serve, insomma, una vera rivoluzione: il Jobs Act rappresenta un primo passo, a cui devono seguire servizi maggiormente efficienti, politiche personalizzate e la possibilità di accedere ad un’offerta formativa che abbia come finalità la riqualificazione e che sia legata alla reale domanda del mercato. Solo così l’Italia potrà ripartire ed avere una crescita duratura nel tempo.

Il team di BreakNotizie